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Braccio di ferro

Ora sull’euro è tregua (armata) tra la Corte suprema tedesca e Draghi

A Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, è consentito “fare tutto ciò che è necessario”, whatever it takes, per salvare l’euro? “No, ma…”, ha risposto di fatto ieri la Corte costituzionale tedesca nel verdetto sulle Outright monetary transactions (Omt), cioè la politica di acquisto illimitato – ad alcune condizioni – di titoli sovrani dei paesi in difficoltà, il cosiddetto scudo anti spread. La Corte, invece del prevedibile “sì, ma…”, corredato di paletti più o meno stringenti per l’operato della Banca centrale, ha sospeso il suo giudizio rinviando la materia alla Corte di giustizia europea del Lussemburgo.

8 Febbraio 2014 alle 06:59

Ora sull’euro è tregua (armata) tra la Corte  suprema tedesca e Draghi

A Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, è consentito “fare tutto ciò che è necessario”, whatever it takes, per salvare l’euro? “No, ma…”, ha risposto di fatto ieri la Corte costituzionale tedesca nel verdetto sulle Outright monetary transactions (Omt), cioè la politica di acquisto illimitato – ad alcune condizioni – di titoli sovrani dei paesi in difficoltà, il cosiddetto scudo anti spread. La Corte, invece del prevedibile “sì, ma…”, corredato di paletti più o meno stringenti per l’operato della Banca centrale, ha sospeso il suo giudizio rinviando la materia alla Corte di giustizia europea del Lussemburgo. E’ il primo esplicito atto di sottomissione al diritto comunitario nella storia della Corte di Karlsruhe. Abbastanza per far scendere lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi, arrivato da 232 punti alle 9 e 38 di ieri mattina a 210 punti dopo le 9 e 39, quando la Reuters ha battuto il primo lancio sulla notizia. Maria Cannata, la zarina del debito pubblico italiano a Via XX Settembre, non ha nascosto l’entusiasmo, e prima di entrare a un convegno ha parlato di notizia “ovviamente positiva per i Btp italiani e per l’Europa tutta. Noi siamo importanti, dicono che non siamo ‘core’, invece lo siamo”.

La Corte, sollecitata da alcuni cittadini tedeschi, ha iniziato a esaminare il caso nello scorso giugno, ascoltando pure Jens Weidmann, presidente della Bundesbank (azionista di maggioranza della Bce), favorevole a limitare il piano predisposto da Draghi e ancora mai attivato. Lo stesso piano che, secondo molti analisti, è riuscito quasi da solo a fermare l’impennata di rendimenti e spread che dal 2010 aveva contribuito a rendere insostenibili i debiti pubblici europei. Per la maggioranza dei giudici di Karlsruhe, però, ci sono “ragioni importanti per assumere che l’Omt ecceda il mandato di politica monetaria della Bce e quindi violi i poteri degli stati membri”. L’accusa principale è quella di “violare il divieto di monetizzazione” del deficit e del debito pubblico. Ma la Bce è un’istituzione comunitaria, quindi la parola passa ai giudici del Lussemburgo, cui Karlsruhe ha girato una lista di domande piuttosto specifiche.

“E’ strano che la Corte non si limiti a trasmettere il dossier in Lussemburgo, ma pronunci il suo ‘no’ – dice al Foglio Angelo De Mattia, ex Banca d’Italia – La Corte europea probabilmente risponderà che l’Omt è pienamente nel mandato della Bce, non solo perché concepito per far fronte a una situazione in cui si dubitava della salus Rei Publicae. Infatti l’articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell’Ue stabilisce che la Bce ha come obiettivo principale la stabilità dei prezzi, ma in subordine anche il sostegno alle politiche economiche generali dell’Unione. A metà 2012 il problema dei prezzi non si poneva nell’immediato, ma il sostegno alle politiche e l’integrità dell’euro sì”. Poi, conclude De Mattia, sarà difficile che la Corte europea si esprima sulla sola “potenzialità del fatto”, visto che l’Omt non è stato mai attivato. Gli operatori di mercato sono ottimisti, ma fino a un certo punto. Ieri una nota di Andreas Rees, capo economista tedesco di Unicredit, s’intitolava “Good news!”. Tuttavia, a temperare il punto esclamativo, è intervenuto Erik Nielsen, capo economista globale di Unicredit, che in un messaggio riservato sottolinea la “stranezza” di una Corte che passa il testimone a Strasburgo ma prima esprime il suo parere negativo: “Sarei stupito se questa dichiarazione non fosse usata in futuro, in Germania, dai fan dell’euroscetticismo”. “Good news”, senza punto esclamativo, è pure il commento degli inglesi di Barclays, che però avvertono: con l’ennesimo rinvio di Karlsruhe, Draghi potrebbe astenersi dall’utilizzare l’Omt per non sollevare controversie a giudizio pendente. Proprio mentre si rafforzano le richieste di politiche più espansive per sventare il rischio deflazione che incombe sull’area euro.

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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