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Putin si libera di un po’ di imbarazzo umanitario prima dei Giochi di Sochi

Mikhail Khodorkovsky è una specie di prova vivente per quanti pensano che la Russia sia un regime orientale, anziché un paese democratico. E’ così da dieci anni, dal 25 ottobre del 2003, quando gli uomini delle squadre speciali lo hanno arrestato sulla pista di un aeroporto siberiano per evasione fiscale, corruzione e appropriazione indebita: allora Khodorkovsky era l’uomo più ricco della Russia, teneva le mani su un colosso petrolifero di nome Yukos, pareva l’unico russo con la forza e forse anche la volontà di sfidare il capo del Cremlino, Vladimir Putin.

19 Dicembre 2013 alle 21:30

Putin si libera di un po’ di imbarazzo umanitario prima dei Giochi di Sochi

Mikhail Khodorkovsky è una specie di prova vivente per quanti pensano che la Russia sia un regime orientale, anziché un paese democratico. E’ così da dieci anni, dal 25 ottobre del 2003, quando gli uomini delle squadre speciali lo hanno arrestato sulla pista di un aeroporto siberiano per evasione fiscale, corruzione e appropriazione indebita: allora Khodorkovsky era l’uomo più ricco della Russia, teneva le mani su un colosso petrolifero di nome Yukos, pareva l’unico russo con la forza e forse anche la volontà di sfidare il capo del Cremlino, Vladimir Putin. E ieri Putin ha sorpreso il paese annunciando la grazia per il suo rivale, anche se manca ancora la data per l’eventuale scarcerazione.

“Khodorkovsky ha passato dieci anni in carcere, è una punizione molto severa”, ha detto Putin, che ha spiegato di avere una lettera in cui l’ex oligarca chiede il perdono del presidente, citando “ragioni umanitarie” e la malattia della madre. “Un decreto sarà firmato nel più breve tempo possibile”, ha aggiunto Putin. Ma quella lettera è un grande mistero per i legali di Khodorkovsky, che hanno smentito per tutto il pomeriggio di avere mai scritto al Cremlino (“lui non ha mai chiesto il perdono e nessuno ci ha informati della scelta”, ha detto l’avvocato Vadim Klyuvgant; “non so niente in proposito, Khodorkovsky non mi ha parlato dell’ipotesi neppure nel nostro ultimo incontro”, ha confermato un altro legale, Karina Moskalenko). E sono misteriose anche le ragioni che hanno spinto Putin verso questa scelta, dato che per anni ha respinto con decisione le critiche che venivano dall’Ue, dagli Stati Uniti e da molte organizzazioni umanitarie, ribadendo da un lato l’indipendenza della magistratura russa, dall’altro il dovere di proteggere gli interessi nazionali. Secondo Dmitri Trenin, analista influente del Carnegie di Mosca, questo annuncio dimostra che Putin non avverte più Khodorkovsky come una minaccia al suo potere. Molti osservatori stranieri, soprattutto sulla stampa anglosassone, ritengono che la scelta di Putin faccia parte di una strategia più vasta in vista delle Olimpiadi invernali di Sochi, che sono lontane soltanto un paio di mesi e porteranno sulla Russia l’attenzione del mondo.

Insomma, dopo le opere babilonesi e le misure di sicurezza straordinarie per impedire attacchi dei terroristi, è possibile che Putin abbia deciso di muoversi su un fronte più delicato, sul fronte dei diritti umani, per ridurre al minimo i contrasti sui dossier che le cancellerie straniere considerano più delicati.
Khodorkovsky sarebbe dovuto uscire di prigione nel 2014 insieme con il suo assistente Platon Lebedev. Nei dieci anni in carcere ha ricevuto messaggi di solidarietà da decine di leader europei, da scrittori, poeti e vecchi dissidenti. Gli uffici stampa di Khodorkovsky sparsi in tutta Europa affermano che le condanne per reati fiscali siano soltanto una scusa, e che in realtà Putin fosse preoccupato dall’idea di uno scontro politico con Khodorkovsky. Ma c’è anche chi ritiene che l’arresto abbia ben altre ragioni, che sia venuto quando l’ex oligarca ha cominciato a trattare la vendita di alcuni suoi asset alla compagnia americana ExxonMobil (questa è la versione descritta da Marshall I. Goldman nel suo libro “Petrostate”).

Non è l’unico segno di clemenza mostrato dal Cremlino alla vigilia dei Giochi di Sochi. La Duma ha confermato in settimana il provvedimento di amnistia che permetterà di lasciare il carcere alle Pussy Riot così come ai trenta attivisti di Greenpeace arrestati e accusati di teppismo dopo l’attacco a bordo di un gommone contro una piattaforma di Gazprom. A Mosca sono molti gli interrogativi (che farà Khodorkovsky una volta libero? Si metterà in politica? Oppure lascerà la Russia?). Marina, la madre, pare impaurita dall’annuncio di Putin: è magnifico, ha detto ieri, ma temo che non sia vero.

Luigi De Biase

Giornalista, trentadue anni, si occupa di cose russe e cose turche. Da quando scrive per il Foglio ha dormito in alcuni degli alberghi peggiori d’oriente, come l’Absheron di Baku (Azerbaijan), il Samegrelo di Zugdidi (Georgia), il Saray di Antakya (Turchia) e il Sarawi di Karachi (Pakistan). Nel dicembre del 2012 è uscito il suo libro pachistano, "Il cuore nero di Islamabad", per Silvy Edizioni.

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