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Via quel card. che non si adegua

La riforma della curia è un lavoro lungo che richiede molto tempo, aveva detto Papa Francesco domenica nella lunga intervista concessa alla Stampa. Nel frattempo, si può mettere mano all’organizzazione dei vari dicasteri. E’ quanto accaduto lunedì con la potente congregazione per i Vescovi, quella che sovrintende alla scelta dei pastori da inviare a guida delle diocesi. “La più importante di tutte”, ha detto al New York Times il gesuita Thomas Reese, già direttore del periodico liberal della Compagnia, America.

Ferrara La chiesa non antiabortista

18 Dicembre 2013 alle 06:59

Via quel card. che non si adegua

La riforma della curia è un lavoro lungo che richiede molto tempo, aveva detto Papa Francesco domenica nella lunga intervista concessa alla Stampa. Nel frattempo, si può mettere mano all’organizzazione dei vari dicasteri. E’ quanto accaduto lunedì con la potente congregazione per i Vescovi, quella che sovrintende alla scelta dei pastori da inviare a guida delle diocesi. “La più importante di tutte”, ha detto al New York Times il gesuita Thomas Reese, già direttore del periodico liberal della Compagnia, America. Depennamenti eccellenti e ingressi che indicano chiaramente quale sia la missione che Francesco intende dare alla congregazione. Fuori il cardinale Mauro Piacenza, conservatore formato alla scuola genovese di Giuseppe Siri. Per lui, dopo il trasferimento dello scorso settembre dalla congregazione per il Clero al ruolo di Penitenziere maggiore (una diminutio palese, visto che a quell’incarico solitamente venivano designati prelati ormai prossimi alla pensione), si tratta di un ulteriore ridimensionamento. Sostituito anche Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Al suo posto, entra Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia che della Conferenza episcopale italiana è vicepresidente. Dentro anche l’arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, Paolo Rabitti, vicino all’Azione cattolica e d’orientamento opposto a quello di Bagnasco e Piacenza.

Ma la rimozione che fa più rumore è quella del cardinale americano Raymond Leo Burke, prefetto della Segnatura apostolica. Dall’America arriva invece il cardinale Donald Wuerl, arcivescovo di Washington, ben lontano dalle posizioni conservatrici e vicine ai tradizionalisti di Burke. Da tempo quest’ultimo, eminente canonista, è in rotta con la linea portata avanti da Francesco. Punto di rottura, l’invito papale a non fare dei cosiddetti princìpi non negoziabili il cardine dell’agenda pastorale. Di temi come l’aborto, l’eutanasia, le nozze omosessuali se ne deve parlare solo all’interno di un determinato contesto, non serve ripetere ogni giorno qual è la posizione della chiesa, diceva Bergoglio. Indispensabile, aggiungeva il Pontefice nelle sue interviste, non ossessionare con richiami alla battaglia in difesa della vita umana. Già nel cuore dell’estate, conversando con un mensile cattolico di Minneapolis, Burke spiegava quanto fosse necessaria “un’attenzione molto più radicale alla catechesi” per evitare la “distruzione della famiglia e dell’individuo” portata avanti da chi si macchia di “azioni immorali”. Contestava, il porporato americano, quel “falso senso del dialogo che si è insinuato nella chiesa” e che “riconosce pubblicamente chi sostiene aperte violazioni della legge morale”.

Qualche giorno fa, poi, parlando al network americano Ewtn, Burke rincarava la dose. Interpellato sulla esortazione Evangelii Gaudium, il cardinale diceva che quel documento “non può essere considerato insegnamento ufficiale della chiesa”. Ascoltando il Papa, aggiungeva, “uno ha l’impressione che lui pensi che stiamo parlando troppo di aborto, dell’integrità del matrimonio tra uomo e donna. Ma noi non potremmo mai parlare abbastanza di questo. Siamo letteralmente in presenza di un massacro di non nati”. Vicinissimo a Benedetto XVI, Raymond Burke era molto ascoltato da Ratzinger soprattutto in relazione alle nomine dei presuli americani: da Charles Chaput a Philadelphia, fino a William Lori a Baltimora, la sua mano era più che evidente. Il vaticanista John Thavis, a lungo caporedattore dell’ufficio romano del  Catholic News Service, ha definito “inconsueta” la scelta di sostituire Burke, anche perché l’alto prelato ha solo 65 anni e da poco era entrato nella congregazione per i Vescovi. John Allen, vaticanista del National Catholic Reporter, spiega che la rimozione del prefetto della Segnatura e la contemporanea promozione di Wuerl è il chiaro segnale del tipo di vescovo che Francesco intende per la chiesa americana: più moderato e flessibile, nonché meno incline a battaglie pubbliche dai pulpiti delle cattedrali.

Ferrara La chiesa non antiabortista

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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