Contro la scuola standard di Obama

Mattia Ferraresi

Il sistema “Common Core” stabilisce gli standard di apprendimento della lingua inglese e della matematica in tutte le scuole americane, dalle elementari alla “high school”, le medie superiori. E’ stato creato dall’Associazione dei governatori e dai responsabili dei distretti scolastici secondo criteri oggettivi e perfettamente replicabili, che permetteranno agli studenti del remoto Nebraska di misurarsi sulla stessa scala di apprendimento di quelli di Manhattan.

New York. Il sistema “Common Core” stabilisce gli standard di apprendimento della lingua inglese e della matematica in tutte le scuole americane, dalle elementari alla “high school”, le medie superiori. E’ stato creato dall’Associazione dei governatori e dai responsabili dei distretti scolastici secondo criteri oggettivi e perfettamente replicabili, che permetteranno agli studenti del remoto Nebraska di misurarsi sulla stessa scala di apprendimento di quelli di Manhattan. I test periodici permettono di monitorare i progressi, fare classifiche, indicizzare, orientare le performance verso uno standard unico e inconfutabile. Al momento del diploma questa specie di cartella clinica dell’andamento scolastico rivelerà istantaneamente se il giovane è pronto per l’Ivy League, se potrà ambire a un più modesto college oppure conviene che si cerchi altri modi per godere del suo diritto alla “pursuit of happiness”. Soltanto le ridotte irriducibili del Texas e dell’Alaska, refrattarie a qualunque forma di standardizzazione nazionale, hanno rifiutano di aderire al programma Common Core. Altri stati hanno dato il loro assenso con riserva, e i nuovi criteri non sono ancora entrati in vigore; la South Carolina, ha abbassato la testa dopo una fase di resistenza condotta dalla governatrice Nikki Haley: “Lo stato non dovrebbe cedere il controllo dell’educazione allo stato federale, né subordinarlo al consenso fra i vari stati”.

Negli ultimi tempi le proteste di questo tenore contro gli standard educativi sono aumentate. Sono ispirate dalla radicale lotta contro un big government che vuole mettere il becco anche nell’ambito in cui gli americani rivendicano una totale assenza di coazione da parte del sistema (l’homeschooling è la risultante più radicale di questa tendenza) ma anche da un gruppo di professori e intellettuali cattolici che si sta facendo sempre più nutrito. La battaglia su Common Core si svolge nell’area di intersezione fra la lotta contro lo stato di repubblicani e libertari e quella per la libertà religiosa che già è affiorata nello scontro frontale fra i vescovi cattolici e la Casa Bianca sull’Obamacare, che impone agli istituti di ispirazione religiosa di violare la propria coscienza.

Gerard Bradley, professore di Legge all’Università di Notre Dame, ha scritto una petizione firmata da oltre 130 professori cattolici, dal giusnaturalista di Princeton Robert George fino al filosofo David Schindler, direttore dell’edizione nordamericana della rivista Communio, per fermare l’implementazione di Common Core, “un disservizio all’educazione cattolica in America” a cui gli stati hanno aderito in maniera “frettolosa”. E non solo gli stati. Un centinaio di diocesi cattoliche ha avallato gli standard promossi dall’Amministrazione Obama, e che sono stati approvati anche dalla National Catholic Educational Association. Per la fronda che lotta per la libertà di educazione i sigilli ufficiali non cambiano la sostanza: “I particolari difetti di Common Core rivelano molto della filosofia di fondo e del vero scopo della riforma. Questa filosofia mette a repentaglio l’educazione cattolica e limita in modo drammatico l’orizzonte dei nostri figli”. La prima critica della petizione riguarda il merito: gli standard di apprendimento fissati a livello nazionale sono così bassi che finiscono per non valorizzare le capacità degli studenti meritevoli. Il secondo punto riguarda invece la parcellizzazione del sapere. I curricula orientati scientificamente non includono lo studio della letteratura, riservata soltanto agli umanisti, scelta che promuove un approccio disarticolato alle materie: “Soltanto chi sceglie di studiare letteratura dovrà preoccuparsi di Ulisse”, scrivono i docenti sul piede di guerra. Lo studio dei classici della narrativa è la prima cosa che il rasoio efficientista del sistema ha tagliato via dai programmi, preferendo valorizzare i “testi informativi” che – si legge nella petizione – “sono contrari alla tradizione degli studi accademici e alla formazione dell’umano”. Questo approccio sbilanciato sul problem solving e sui tratti analitici della ragione (“non stiamo programmando delle macchine, stiamo formando le menti e i cuori di uomini e donne”, ricorda Bradley) è anche il pertugio attraverso cui passano surrettiziamente tutti i prodotti ideologici della secolarizzazione, dal riduzionismo materialista in ambito scientifico al relativismo morale fino ai “tic antireligiosi” che abbondano nelle scuole pubbliche americane. E’ in questi dettagli che si nasconde il diavolo. Common Core estende questi criteri a tutte le scuole americane, “promuovendo le ortodossie filosofiche prevalenti in tutte le discipline più sensibili”. Lo standard per tutti gli stati, burocratico, disincarnato e sprezzante del contesto, è fumo negli occhi per gli avversari del big government; ma è un’apocalisse per chi vede nell’allineamento educativo l’erosione della libertà di educare fuori dalle griglie del consenso prevalente.

  • Mattia Ferraresi
  • Nato nella terra di Virgilio e cresciuto in quella di Tassoni, ora vive nel quartiere di Tony Manero. E’ il corrispondente dagli Stati Uniti. Ama, con il necessario distacco penitenziale, il Lambrusco e l’Inter. Ha scritto alcuni libri su cose americane e non, l’ultimo è “La Febbre di Trump” (Marsilio). Sposato con Monica, ha due figli, Giacomo e Agostino.