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Le fregnacce intollerabili sulla Siria

Un minimo di chiarezza nel dibattito sulla strage con armi chimiche in Siria e sull’intervento internazionale che potrebbe seguire. Ecco cinque argomenti infondati che circolano molto. C’è chi dice: “Assad non è stupido, non avrebbe attaccato con armi chimiche proprio quando c’era una squadra di ispettori Onu a Damasco”. Damasco ha completamente gestito la situazione. E’ vero che gli ispettori dell’Onu alloggiavano al Four Seasons, un hotel a cinque stelle nel centro della capitale distante tra i quindici e i venti chilometri dai siti colpiti con armi chimiche e sarebbero potuti andare sul posto in meno di un’ora di automobile.

31 Agosto 2013 alle 06:59

Le fregnacce intollerabili sulla Siria

Un minimo di chiarezza nel dibattito sulla strage con armi chimiche in Siria e sull’intervento internazionale che potrebbe seguire. Ecco cinque argomenti infondati che circolano molto. C’è chi dice: “Assad non è stupido, non avrebbe attaccato con armi chimiche proprio quando c’era una squadra di ispettori Onu a Damasco”. Damasco ha completamente gestito la situazione. E’ vero che gli ispettori dell’Onu alloggiavano al Four Seasons, un hotel a cinque stelle nel centro della capitale distante tra i quindici e i venti chilometri dai siti colpiti con armi chimiche e sarebbero potuti andare sul posto in meno di un’ora di automobile. Ma sono stati bloccati dal governo per cinque giorni. Il mandato delle Nazioni Unite dava loro accesso soltanto ad altri tre posti, non erano liberi di muoversi. Nel frattempo l’esercito siriano ha bombardato quegli stessi siti con un fuoco d’artiglieria che è stato definito da chi è a Damasco “uno dei più intensi della guerra”. Le armi chimiche sono volatili. Non ci sono più prove fresche.

C’è chi dice: “Assad sta vincendo, non c’era bisogno di usare le armi chimiche”. Il governo siriano sta riguadagnando terreno a Homs grazie all’aiuto del gruppo libanese Hezbollah, ma sta perdendo ad Aleppo e a Damasco. La brigata ribelle Liwa al Islam sta premendo sugli assadisti lungo gran parte della tangenziale che circonda la capitale e proprio il suo settore è stato colpito dai razzi con testate chimiche. Ci sono quartieri di Damasco sottoposti a intensi bombardamenti con i mortai dai ribelli – qualche colpo è caduto sul convoglio presidenziale di Assad, lo scorso 8 agosto.

C’è chi cita Carla Del Ponte, magistrato svizzero che ora lavora per l’Onu, e i suoi “sospetti concreti” (?) che siano stati i ribelli a usare le armi chimiche. La notizia è di maggio ed è stata riciclata in questi giorni come se fosse attuale. La Del Ponte non fa parte del team d’ispettori che si occupa delle armi chimiche. Soprattutto, le Nazioni Unite meno di ventiquattr’ore dopo smentirono le sue dichiarazioni e presero le distanze.

C’è chi accusa “le potenze imperialiste” di cercare ogni pretesto per attaccare la Siria. La guerra civile in Siria è davvero un garbuglio di torbidissime interferenze straniere, dal Qatar all’Iran, ma se si parla di intervento diretto e di potenze imperialiste – quindi: dell’America – non c’è mai stata così tanta riluttanza a intervenire. L’aggressione imperialista è una categoria obsoleta per giudicare questa situazione nel Mediterraneo orientale (eppure va ancora forte: basta vedere il blog di Beppe Grillo).
Il precedente più citato è l’Iraq del 2003, ma anche in questo caso non regge. Quella fu un’invasione di terra, con il dichiarato intento del regime change: cacciare Saddam Hussein. Questo sarebbe un intervento limitato, una campagna aerea che non ha il fine ambizioso di sostituire Bashar el Assad con qualcun altro. Come dice la pagina satirica del sito del New Yorker: “Obama rassicura che la guerra non ha nessun obiettivo”.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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