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Duello a Kansas City

Il vescovo “impresentabile” che sfida i progressisti

Per la prima volta nella sua storia il Catholic Kay, la storica rivista della diocesi di Kansas City-Saint Joseph (ventisette contee nello stato del Missouri), è andata a ruba. In prima pagina, infatti, c’è un attacco frontale firmato dal vescovo Robert William Finn, 59 anni, contro quella che è probabilmente la più prestigiosa rivista cattolica di area progressista americana, il National Catholic Reporter, che tra l’altro ha la sua sede principale proprio nel cuore della città di Kansas City. Le parole di Finn non sono equivocabili.

30 Gennaio 2013 alle 06:59

Il vescovo “impresentabile” che sfida i progressisti

Per la prima volta nella sua storia il Catholic Kay, la storica rivista della diocesi di Kansas City-Saint Joseph (ventisette contee nello stato del Missouri), è andata a ruba. In prima pagina, infatti, c’è un attacco frontale firmato dal vescovo Robert William Finn, 59 anni, contro quella che è probabilmente la più prestigiosa rivista cattolica di area progressista americana, il National Catholic Reporter, che tra l’altro ha la sua sede principale proprio nel cuore della città di Kansas City. Le parole di Finn non sono equivocabili: a suo dire la rivista “dovrebbe rimuovere l’aggettivo ‘cattolico’ dal proprio nome” perché “è tutto tranne che una rivista cattolica”. Dice Finn: “Negli ultimi mesi sono stato letteralmente sommerso di e-mail e altra corrispondenza da parte di cattolici preoccupati per le posizioni editoriali del Reporter: una rivista che ufficialmente e apertamente condanna l’insegnamento della chiesa sull’ordinazione delle donne, minando con insistenza la dottrina sulla contraccezione artificiale e sulla morale sessuale in generale, diffondendo teologie dissidenti e che respingono dichiaratamente e in più punti quanto stabilisce il magistero della stessa chiesa”. Per tutti questi motivi e per “una serie di altre lamentele” che Finn non si premura di specificare, occorrerebbe che il Reporter non dichiarasse più “d’essere ciò che non è”, appunto “cattolico”.

Che il Reporter abbia tenuto dall’anno della sua fondazione – il 1964 – a oggi posizioni parecchio liberal in merito alla tradizionale dottrina cattolica è fuori di dubbio. Ma sotto l’accusa che Finn muove al Reporter brucia anche dell’altro, un fuoco appiccato nel 2010 – l’anno del deflagrare sui media di mezzo mondo del problema dei preti pedofili – e che oggi, almeno a Kansas City, non è per nulla spento. Finn non ne parla sulla Catholic Kay, ma la pietra dello scandalo che ha provocato lo scontro frontale col Reporter ha un solo nome. Quale? Il suo. Sono mesi che la rivista ne chiede le dimissioni dopo che, proprio nel 2010, il vescovo è stato riconosciuto colpevole da un tribunale civile di aver protetto un prete a lui sottoposto, padre Shawn Ratigan, che per anni ha scattato foto pornografiche di giovani bambine della sua parrocchia per poi, si dice, abusare di alcune minorenni. Il giudice ha condannato Finn a due anni di libertà vigilata – si tratta del più alto prelato della chiesa cattolica americana a essere condannato per una vicenda di abusi –, a una multa di mille dollari e all’obbligo di costituire un fondo di diecimila dollari per le spese di assistenza psicologica alle famiglie delle vittime degli atti di pedofilia commessi da Ratigan. Ciò che oggi non va giù al Reporter è il fatto che Finn non si dimetta a motivo dei suoi “evidenti errori”. E di più, che i suoi confratelli vescovi, come anche le gerarchie vaticane, non lo spingano a farlo. Che vi sia, insomma, nell’episcopato chi si contrappone alla linea della trasparenza che sembrava l’unica percorribile nel tremendo 2010.

Nonostante Finn parli di centinaia di mail arrivategli contro il Reporter, la città è in subbuglio e non tutti stanno dalla sua parte, anzi. Per molti cattolici di Kansas City alla sentenza devono per forza seguire le dimissioni. E per costringere il vescovo a farlo in tanti hanno organizzato una serie di manifestazioni per le strade della città. “Non si può andare avanti come se nulla fosse accaduto”, dicono. E ancora: “Il vescovo deve andarsene”. E ricordano come prima di lui i vescovi Bernard Law a Boston e Daniel Walsh a Santa Rosa hanno lasciato per non essere stati in grado di arginare i pedofili. Scrive sulla rivista Bill Tammeus, predicatore presbiteriano: “Nessuno sta dicendo che Finn non può essere perdonato per i suoi peccati. Infatti, il perdono è proprio ciò che Dio è sempre pronto a offrire. Ma quando qualcuno in una posizione di autorità ecclesiale ha fallito in modo spettacolare tanto che anche un tribunale civile l’ha riconosciuto colpevole, ha l’obbligo di evitare ulteriori danni a colei che lo stesso Finn chiama spesso, con parole che dovrebbero farlo tremare, santa madre chiesa”. Per tutta risposta Finn ha scritto un messaggio dedicato alla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, nel quale chiede l’intercessione del patrono dei giornalisti, san Francesco di Sales, per il Reporter, “sul quale non riesco a esercitare l’influenza che vorrei”.

Paolo Rodari

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