cerca

A sinistra contro la retorica allarmista

Si può stare a sinistra, parecchio a sinistra, e avere qualche dubbio sulla buona fede di quei sindaci che in queste ore riempiono le piazze e i salotti televisivi con le loro fasce tricolori stracciandosi le vesti per i tagli alla spesa e la spending review di Mario Monti? Si può, certo. Si può stare a sinistra, parecchio a sinistra, e pensare che l’austerity è troppo, ma il rigore sulla spesa pubblica serve eccome, soprattutto al sud? Si può, certo.

26 Luglio 2012 alle 06:59

A sinistra contro la retorica allarmista

Si può stare a sinistra, parecchio a sinistra, e avere qualche dubbio sulla buona fede di quei sindaci che in queste ore riempiono le piazze e i salotti televisivi con le loro fasce tricolori stracciandosi le vesti per i tagli alla spesa e la spending review di Mario Monti? Si può, certo. Si può stare a sinistra, parecchio a sinistra, e pensare che l’austerity è troppo, ma il rigore sulla spesa pubblica serve eccome, soprattutto al sud? Si può, certo. O almeno così spiega al Foglio Riccardo Realfonzo, economista, docente di Economia all’Università del Sannio, neokeynesiano autodichiarato (e ben prima che Paul Krugman sfornasse i suoi best-seller sulla crisi), e promotore nel 2010 di un appello di decine di economisti che esordiva così: “La politica restrittiva aggrava la crisi, alimenta la speculazione e può condurre alla deflagrazione della zona euro. Serve una svolta di politica economica per scongiurare una caduta ulteriore di redditi e occupazione”.

Realfonzo non è diventato liberista, né tantomeno “bocconiano” (come da sineddoche che usa spesso quando parla), piuttosto gli basta fare il punto sul suo percorso di assessore al Bilancio del comune di Napoli, conclusosi una settimana fa dopo il licenziamento da parte del sindaco dell’Idv Luigi De Magistris: “Cos’avevano in comune le misure da me sostenute e che mi hanno portato in conflitto con il sindaco? Essenzialmente l’esigenza di fare trasparenza sul bilancio della città e di avviare un’operazione di radicale risanamento”, dice Realfonzo. Il “Robin Hood di Palazzo San Giacomo”, come lo definì tra lo sprezzante e l’ironico il precedente sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, allorché lui si dimise dall’incarico di assessore tecnico al Bilancio per il solo 2009, ricorda alcune delle proposte che sono state alla base “di una tensione politica durata tutto l’anno” con De Magistris. “Nelle prime settimane di lavoro feci fare subito un’approfondita ‘due diligence’ che trasmisi al sindaco, a seguito della quale gli prospettai l’alternativa tra un percorso che ci portasse alla dichiarazione di dissesto e una seria politica di risanamento. Il sindaco scartò la prima strada, ma poi non mi ha nemmeno sostenuto sul risanamento”. La lotta all’evasione fiscale, per esempio: “Con l’assessore alla Legalità Giuseppe Narducci, anche lui dimessosi, esercitammo una forte pressione per costituire una task force anti evasione che fosse composta di almeno 30 persone – impiegati comunali, non certo da assumere – e da una forza ad hoc di vigili urbani. Siamo arrivati a malapena a 10 persone, senza vigili a disposizione”. Poi c’è il capitolo dismissioni, sempre nel tentativo di reperire risorse per il comune: “La vendita delle Terme di Agnano ai privati è stata bloccata dal sindaco”.

E sempre sul fronte delle dismissioni, ricorda l’ex assessore che è già tornato all’università per insegnare a tempo pieno, “si è dovuto attendere un anno soltanto per avviare le procedure per la vendita di Gesac (la società comunale dei servizi aeroportuali) e Stoà (società comunale che si occupa di formazione)”. Realfonzo non dimentica comunque i risultati ottenuti, anzi li rivendica: “Abbiamo tagliato 150 milioni di euro di spesa corrente su un totale di 1,3 miliardi l’anno”. Però oggi non nasconde “la sensazione di essere stato usato” in campagna elettorale, a fianco di altre personalità indipendenti ma schierate, per dimostrare discontinuità rispetto a quello che c’era prima (“cioè un sistema clientelare in perfetto stile Prima Repubblica”), salvo poi essere messo da parte al momento del dunque: “De Magistris ai napoletani disse che non avrebbe fatto sconti a nessuno, poi invece l’amministrazione ha ripreso a dialogare con soggetti del passato. In questi mesi è stata clamorosa la contraddizione tra gli obiettivi di risanamento strutturale, che sono per forza di cose a medio-lungo termine, e l’esigenza di dare un’immagine mediatica vincente, di convincere populisticamente nel breve periodo. Al primo piano del comune pensavamo tutto il tempo a come pagare gli stipendi, al secondo piano si rifletteva soprattutto sull’organizzazione di eventi e manifestazioni, e a come usare la città per un successo personale da raccogliere magari già con le prossime elezioni”.

I toni montiani di Realfonzo
Differenza tra vista corta dei politici e sguardo lungo degli statisti, risanamento, lotta all’evasione fiscale, dismissioni, il professore neokeynesiano non sarà “bocconiano” ma le sue parole d’ordine ricordano quelle dell’attuale premier Monti. “C’è una differenza fondamentale tra rigore e austerity – precisa subito Realfonzo – La contrazione della spesa pubblica non sarà mai di per sé fonte di crescita, come sembra credere questo esecutivo tecnico e come del resto impongono i vincoli europei attuali. Rigore, invece, vuol dire utilizzare i fondi pubblici in maniera corretta, magari risparmiare anche ma per reinvestire nell’economia. E al sud c’è molto bisogno di questa forma di rigore”.

Per questo ora Realfonzo ci va cauto prima di sposare i toni da fine-del-mondo di certi sindaci o presidenti di provincia che si battono contro la spending review, arrivando a mettere sul piatto la chiusura delle scuole: “Critico Monti per la sua linea di austerity, ma su una cosa ha ragione – ammette l’economista – i risultati delle riforme stutturali, anche quelle che riguardano la spesa pubblica, non si vedono nel breve termine. I tagli lineari e profondi possono mettere in ginocchio le autonomie locali, lo vado sostenendo da ben prima che arrivasse l’esecutivo tecnico, ma allora è nell’interesse dei sindaci essere feroci con quei colleghi che spendono male”. La lezione appresa a Napoli, Realfonzo, vorrebbe che fosse conosciuta a livello nazionale, e a tutta la sinistra: “In vista delle prossime elezioni politiche, il centro sinistra non dovrà in futuro muoversi sulle orme dei professori bocconiani, ma nemmeno cedere alla demagogia del breve termine”.

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi