cerca

Il disastro nucleare che non ha ucciso nessuno/ 1

Celentano e i giornalisti “unfit”

L’eroica resistenza a Tokyo del pizzaiolo Peppe, così come il sacrificio di Futoshi Toba, operaio vicino alla pensione, elogiato anche da Massimo Gramellini a “Che Tempo Che Fa” per l’autocandidatura per un rischioso intervento nella centrale di Fukushima Dai-ichi – e per la dichiarazione dal letto di ospedale, sfibrato dalle radiazioni: “Prego il mio paese di riflettere se questa sia la strada giusta per assicurarci un futuro” – hanno una cosa in comune, secondo dei blogger giapponesi: sono inventate a tavolino.

12 Ottobre 2011 alle 10:30

L’eroica resistenza a Tokyo del pizzaiolo Peppe, così come il sacrificio di Futoshi Toba, operaio vicino alla pensione, elogiato anche da Massimo Gramellini a “Che Tempo Che Fa” per l’autocandidatura per un rischioso intervento nella centrale di Fukushima Dai-ichi – e per la dichiarazione dal letto di ospedale, sfibrato dalle radiazioni: “Prego il mio paese di riflettere se questa sia la strada giusta per assicurarci un futuro” – hanno una cosa in comune, secondo dei blogger giapponesi: sono inventate a tavolino.

A dire il vero, sono in buona compagnia, nel nutrito elenco che compare sulla Journalist Wall of Shame (il muro della vergogna dei giornalisti) presente sul sito internet jpquake.info. E’ una lista di errori grossolani, falsità e allarmismi  inutili lanciati dai cronisti che stavano raccontando il Giappone colpito dal sisma dell’11 marzo e dalla crisi nucleare di Fukushima. Il giornalismo italiano, rappresentato soltanto da articoli del Corriere della Sera e di Repubblica, ne esce malconcio. Il riverito corsivo di Adriano Celentano, “La trappola radioattiva” (16 marzo 2011), pubblicato sul quotidiano di via Solferino, viene derubricato al grado di “follia venduta come informazione”: “Questo è uno dei quotidiani nazionali, in Italia – scrive il compilatore della segnalazione – un paese dove a mesi si terrà un referendum sull’energia nucleare. In Italia, gli antinuclearisti stanno guadagnando consensi dopo Fukushima. La cosa non è disdicevole in sé, se si escludono gli argomenti populisti e decisamente poco scientifici mossi contro il nucleare. Per esempio, questo giornale pubblica una lettera contro l’energia atomica, scritta da un eminente ‘esperto’: un commediante, con argomenti di una demagogia impressionante”.

L’idea del “muro della vergogna”
è di un giovane canadese, laureato alle Belle arti e residente a Yokohama. Aveva aperto una pagina di discussione su Wikipedia, una settimana dopo la tragedia, firmandosi “StageRabbit”. Gli scrivono in molti, tanto che decide di creare un sito internet dedicato allo spoglio dei media internazionali. Ogni giorno arrivano centinaia di segnalazioni di articoli grossolani, dettagli non confermati, dati deliberatamente gonfiati, drammatizzazioni eccessive, scopiazzature, manipolazioni e falsità.

C’è di tutto: l’articolo su Futoshi Toba, comparso su Repubblica il 19 marzo, basato su “un’intervista che è facile dimostrare falsa: i tecnici della centrale di Fukushima non hanno mai concesso interviste, all’intervistato viene dato il nome del sindaco di Rikuzentakata ed è difficile credere a un lavoratore che dice che l’impianto, ‘esplodendo, distruggerà il Giappone’” (la bufala è talmente clamorosa che finisce anche sul blog di James Fallows sull’Atlantic, con il titolo “La tradizione italiana delle interviste false”);  l’allarmante “Paure nucleari: negli Usa i bunker vanno a ruba, dopo l’11 marzo vendite decuplicate”, comparso sul Corriere della Sera, sarebbe l’interpretazione, distorta, di un articolo del sito Money.cnn.com, dove si tace che “l’azienda  in esame vende una media di quattro bunker all’anno e nel 2011 ha ricevuto dodici ordini (dodici, wow!). Non è una notizia, ma una copertura sensazionalistica di un’inezia”.

Redazione

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi