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Mesut Özil, il turco che più di tutti rappresenta la Nazionale tedesca

Il passaporto gli permette di indossare la maglia della Germania e di scendere in campo nella sfida di stasera contro i rivali dell’Argentina. La vittoria sarebbe una conferma per il calcio tedesco, che ha raggiunto la semifinale anche ai mondiali 2006, ma per Mesut Özil potrebbe essere una prima volta clamorosa: mai, prima di oggi, un calciatore di origini turche ha avuto tanto successo con la Mannschaft.

5 Luglio 2010 alle 15:49

Il passaporto gli permette di indossare la maglia della Germania e di scendere in campo nella sfida di stasera contro i rivali dell’Argentina. La vittoria sarebbe una conferma per il calcio tedesco, che ha raggiunto la semifinale anche ai mondiali 2006, ma per Mesut Özil potrebbe essere una prima volta clamorosa: mai, prima di oggi, un calciatore di origini turche ha avuto tanto successo con la Mannschaft. Özil è l’uomo nuovo della Germania: nuovo è il suo stile di gioco, nuova la generazione che rappresenta. Deve ancora compiere 22 anni, la sua storia è un caso e questa volta non si tratta soltanto di mercato. E’ nato a Gelsenkirchen, una città di industrie governata dai socialdemocratici. E’ cresciuto in una famiglia venuta da Zonguldak, che si trova in Anatolia, sulle coste del Mar Nero. I due centri hanno una sola cosa in comune: le miniere di carbone. Per il resto si tratta di due mondi completamente diversi. Questi due mondi sono nella testa di Özil e bisogna tenerne conto quando tiene la palla fra i piedi.

In Germania fa parlare di sé per la visione di gioco,
per la consapevolezza dimostrata nelle prime gare del Mondiale, per la rapidità che gli ha permesso di segnare un gol prezioso nella gara contro il Ghana nell’ultima partita del girone, ma anche per alcune frasi rilasciate prima che il campionato cominciasse. “Non scendo mai in campo senza aver pronunciato alcune frasi del Corano – ha detto – Non starei bene con me stesso se non lo facessi”. Özil ha tirato i primi calci a un pallone in uno dei quartieri popolari che circondano Gelsenkirchen assieme ai figli di altri immigrati. Lui è tedesco di terza generazione, dato che i genitori sono nati in Germania, eppure non ha mai perso il legame che lo unisce alla terra della sua famiglia. “La mia tecnica e la mia sensibilità per il gioco sono certamente turchi – ha spiegato ai reporter del quotidiano inglese Telegraph – ma la disciplina e il rigore che mi permettono di dare sempre il massimo rispecchiano la mia parte tedesca”. La fede è una cosa seria per il giovane talento della Nazionale allenata da Joachim Löw: si dice che la fidanzata di Özil, Anna Marie Lagerblom, abbia deciso di convertirsi all’islam per assecondare i desideri del compagno.

La notizia ha avuto grande risalto in Germania perché la sorella di Lagerblom, Sarah Connor, è una cantante di successo (le riviste di gossip le attribuiscono anche una relazione con il calciatore della Juventus Diego). Özil è stato una sorpresa per molti osservatori. Non avrebbe avuto molto spazio se Michael Ballack non si fosse infortunato poche settimane prima della partenza per il Sudafrica. Il ragazzo di Gelsenkirchen si è imposto sin dall’esordio, disputato contro l’Australia, ed è inseguito oggi da grandi club europei: lo vuole il Barcellona, ma lo vorrebbe anche la Juventus, che avrebbe proposto al suo club, il Werder Brema, uno scambio con Diego.  

Özil non è una novità soltanto quando si gioca. Lo è prima di ogni partita, quando le telecamere lo inquadrano per vedere se canta l’inno tedesco, lo è in conferenza stampa, di fronte ai giornalisti che devono raccontare questa Germania. Per anni, gli “stranieri” della Nazionale tedesca hanno avuto il volto serio di Miroslaw Klose, che è nato a Opole, in Polonia, che è diligente in campo quanto discreto nella vita privata, o lo sguardo da sbruffone di Lukas Podolski, un altro polacco, questa volta di Gliwice. Anche per questo Özil fa parlare di sé: i reporter del Telegraph lo hanno eletto a simbolo di una squadra “che non rispecchia per nulla il cliché teutonico della Mannschaft, ma è la formazione più ‘diversa’ che si possa vedere in Sudafrica”. Nello spogliatoio con lui ci sono, fra gli altri, Dennis Aogo, Sami Khedira e Jerome Boateng, figli di immigrati venuti dalla Nigeria, dalla Tunisia e dal Ghana. La Nazionale di Özil va forte fra i columnist britannici ma in patria fa anche discutere, come dimostrano i volantini stampati dai nazionalisti dell’Ndp prima del Mondiale. Dicevano: “Bianco non è soltanto il colore di una maglia. Vogliamo una vera Mannschaft”.

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