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Così l'artista stacca la spina

Una testa di riccioli e un violino – o una chitarra – in mano. Angelo Branduardi era uno degli artisti presenti sabato all’incontro con Benedetto XVI nella Cappella Sistina per “rinnovare l’amicizia e il dialogo tra la Chiesa e gli artisti e suscitare nuove occasioni di collaborazione”.

24 Novembre 2009 alle 15:30

Una testa di riccioli e un violino – o una chitarra – in mano. Angelo Branduardi era uno degli artisti presenti sabato all’incontro con Benedetto XVI nella Cappella Sistina per “rinnovare l’amicizia e il dialogo tra la Chiesa e gli artisti e suscitare nuove occasioni di collaborazione”.
Ancor prima dell’appuntamento dice al Foglio: “E’ un’emozione grandissima. Il Papa è un ottimo musicista, lo stimo e ha tutte le caratteristiche per piacermi. Spero di piacere io a lui”. La soddisfazione del maestro è duplice perché si augura che dall’appuntamento col Pontefice nasca un discorso completo: “E’ possibile che vengano riprese le commissioni e il mecenatismo. Sarebbe un ottimo punto di partenza per la chiesa: impegnarsi a rinnovare le arti, come non fa da anni”.

Dopo l’appuntamento in Vaticano, Branduardi prosegue le esibizioni che da qualche mese seguono l’uscita dell’ultimo disco. Da un vecchio concerto del dicembre del 1986 all'Olympia di Parigi è nato infatti “Senza spina”, armonioso album acustico che è uscito la scorsa primavera ed è già stato rappresentato in vari concerti in giro per l’Italia, tra cui il teatro la Fenice di Venezia (“una cornice perfetta per un musicista”). Nell’86 anticipando i tempi e andando controcorrente rispetto alla musica degli anni Ottanta ha inciso un disco acustico,“Branduardi canta Yeats”. “In pratica quindici anni prima che si parlasse di unplugged, anzi il termine non esisteva proprio. Ho anticipato quella che sarebbe diventata una moda per gli artisti”. Così, quando Franco Finetti, l’ingegnere del suono che lo ha accompagnato in quella avventura, ha ritrovato le cassette e le ha riascoltate, sono sembrate attuali. 

Il cantautore ama seguire percorsi già tracciati, non ha paura di andare in direzione ostinata e contraria.

Ha scelto una poetica musicale specifica, che unisce musica e poesia, passione e studio. “La musica occidentale è finita con l’accordo del Tristan wagneriano. Schoenberg ha provato in qualche modo a ripercorrere la stessa strada, ma in tono minore. Nell’antichità la musica seguiva le fasi importanti della vita, noi ascoltiamo i Requiem senza un morto da celebrare”. E Branduardi è uno dei pochi che prova “a ripercorrere i sentieri musicali antichi perché si stava meglio quando si stava peggio”.

 “Senza spina” contiene le canzoni dell’Olympia e tre inediti.
Il 24 Branduardi sarà sul palco del teatro Smeraldo di Milano, poi si sposterà in Germania. “Il concerto è acustico con strumenti polifonici e a plettro”. Nei live ripercorre una carriera lunga una cinquantina di dischi e trent’anni trascorsi su e giù dai palcoscenici. “Nulla vi sarà risparmiato, dalle nuove composizioni ai brani del passato. Il concerto è un po’ ‘Quello che vorreste sentire da Branduardi e che non avete mai osato chiedere’”. Niente scaletta, però, nulla di prestabilito, solo il flusso di canzone e l’ispirazione del suo autore. Che al suo pubblico si rivolge con questo album: “E’ un modo per coinvolgere tutti i branduardiani, anche quelli che nel 1986 non erano ancora nati”.
Così, a spina staccata e orecchio teso il suo pubblico si prepara all’ultima avventura del cantautore che non vuol esser chiamato menestrello.

Marianna Venturini

Di nascita cesenate e ravennate per crescita, rivendica una milanesità innata ma non spiegata dai geni familiari. Lo stesso vale per la passionaccia politica che l’ha portata fino alla redazione del Foglio. E' stata recensitrice teatrale, redattrice televisiva, biografa casuale e cronista d'opposizione in terra romagnola. Architetto mancata e bocconiana malriuscita si definisce contorta e garantista. Vive grandi passioni, grandi amori e grandi odi. Difficile non accorgersi di quali siano le sue preferenze. Non c’è tempo per i grigi: tutti le scelte sono estreme. La sua stella polare è un ex radicale dal quale, se potesse, non si separerebbe mai.

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