Parla Ignazio La Russa

“Il Pdl farà campagna pro referendum. Fini e il Cav. sono d'accordo”

Salvatore Merlo

La proposta di Ignazio La Russa intorno al rinvio di un anno del referendum ha fatto breccia sul Cav, un po' meno sulla Lega (che tuttavia con Maroni si è incaricata di una mediazione col Pd), ma non ha sfondato dalle parti del comitato promotore che insiste, ormai tuttavia senza speranze, per il 7 giugno. “Comunque vada – dice al Foglio il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl La Russa – io proporrò che il mio partito, concluse le amministrative, faccia campagna elettorale per il sì”.

    La proposta di Ignazio La Russa intorno al rinvio di un anno del referendum ha fatto breccia sul Cav, un po' meno sulla Lega (che tuttavia con Maroni si è incaricata di una mediazione col Pd), ma non ha sfondato dalle parti del comitato promotore che insiste, ormai tuttavia senza speranze, per il 7 giugno. Così l'ipotesi di fissare il referendum per il 21 resta quella più accreditata in una condizione di incertezza nella quale il centrodestra ha anche la necessità di non offrire il fianco al riflesso antipolitico dell'opposizione (“bisogna risparmiare e votare il 7”, ha detto Franceschini). “Comunque vada – dice al Foglio il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl La Russa – io proporrò che il mio partito, concluse le amministrative, faccia campagna elettorale per il sì”. Con scarse speranze di successo tuttavia: è improbabile che il Pdl si schieri a favore di un quesito così fortemente osteggiato dalla Lega alleato di governo. “E perché? I rapporti con la Lega non sono di sudditanza. E persino qualora nel Pdl non dovesse imporsi la linea del sì – dice La Russa – Sono sicuro che sarà fatta una campagna per dire ai nostri elettori: ‘Votate come vi pare, ma andate a votare'”.

    Non saranno rapporti di sudditanza, ma pare che il Cav. abbia ceduto a una sorta di ricatto rinunciando ad abbinare il referendum alle elezioni amministrative. “Io ero per l'election day e credo lo fosse anche Berlusconi. Ma non c'è stato un ricatto, si è preso atto di una posizione legittima interna alla maggioranza. D'altra parte credo che i rilievi fatti dalla Lega contro l'ipotesi di abbinamento fossero validi. Non ci sono precedenti nella storia repubblicana, loro l'avrebbero vissuta come una specie di tradimento da parte nostra. Per questo è meglio la linea del rinvio”. Lo pensa anche Fini? “Lui e Berlusconi la pensano allo stesso modo. Solo che Fini è libero dal vincolo di maggioranza, il premier no”.

    Quanto ha influito Fini sulla proposta di rinvio all'interno del Pdl? “Non molto. Per la verità lui era favorevole solo all'election day, come Berlusconi. Con la differenza che non essendo obbligato da un vincolo di maggioranza verso la Lega, Fini ha potuto insistere con fermezza. In realtà, se alla fine nel vertice di giovedì il Cav. si è orientato al rinvio, è stato più per le aperture di Massimo D'Alema e Pierluigi Castagnetti che per altro”.
    Anche la Lega ha detto di sì, ma sembra fare solo buon viso a cattivo gioco: a loro non conviene rinviare un referendum che rischia di perpetuare sino alle regionali del 2010 la minaccia sulla rappresentanza parlamentare leghista. “Si rinviasse – dice La Russa – faremo in modo di non fare coincidere le date”. Il che per la verità può tranquillizzare Bossi ma non modifica il rischio.

    Insomma: è una scelta obbligata, per accontentare la Lega, quella di distinguere il referendum dalle regionali in Veneto e Lombardia? “Non necessariamente. E poi bisogna tenere presente che rinviando la consultazione di un anno potrebbe accadere di tutto prima”. Cioè? “Potremmo modificare la legge in Parlamento, in accordo con la Lega e con il Pd”. E forse anche per questo D'Alema ha per primo accettato l'ipotesi del rinvio. Tanto che c'è chi sostiene che Maroni adesso possa trattare con il leader di Red immaginando una futura riforma elettorale che conservi il sistema parlamentare. E questa sarebbe una grana per il Pdl che predica il presidenzialismo. “Con la Lega – obietta La Russa – si fece già un accordo sul premierato, dunque…”. Si può sempre ottenere una via di mezzo, ammesso che i rapporti nella maggioranza non si deteriorino nel frattempo. Nel Pdl la ex An spesso litiga con i leghisti: ieri il sito della fondazione Farefuturo ha attaccato duramente Bossi dandogli quasi del ricattatore così come il Secolo polemizza spesso con la Padania. “Il Secolo è una cosa, An è un'altra”, dice La Russa. Ma Farefuturo è la fondazione di Fini. “La verità è che l'elettorato della Lega e quello di An si assomigliano, c'è concorrenza su alcuni temi come immigrazione e sicurezza. Anticipo al Foglio il senso di un nuovo slogan del Pdl: ‘Noi siamo altrettanto duri, ma senza i loro eccessi'”. Di fatti molti pensano che il Pdl maggioritario debba federare (inglobandola) la Lega.
     

    • Salvatore Merlo
    • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.