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Stallo a viale Mazzini

Il presidente 24 Ore

Prima di incontrare l’amministratore del gruppo Sole 24 Ore, Claudio Calabi, Ferruccio de Bortoli ha letto i titoli e gli articoli che la Repubblica di ieri gli ha dedicato: quasi una sponsorizzazione in nome e per conto della sinistra. “La presidenza a de Bortoli”, titolava in prima pagina, dando il tutto come già fatto con la scalfariana benedizione.

10 Marzo 2009 alle 13:30

Il direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, ha modi educati, ma la sua disponibilità non deve trarre in inganno: Fdb (questa la sua sigla) rifugge dalla rissa, evita lo scontro chiassoso, ma non si sottrae al confronto. Se ne è avuta la controprova proprio nella vicenda Rai e nella sua candidatura alla presidenza durata poche ore. Secondo chi lo conosce, l’elemento che lo ha portato a rispondere “no, grazie” alla nomina, pur avendo dato in precedenza una sua disponibilità generica, è stata la piega che la vicenda stava prendendo, nella quale rischiava di fare da foglia di fico a beghe politiche.

Più in concreto, prima di incontrare l’amministratore del gruppo Sole 24 Ore, Claudio Calabi, ieri mattina, ha letto i titoli e gli articoli che la Repubblica di ieri gli ha dedicato: quasi una sponsorizzazione in nome e per conto della sinistra. “La presidenza a de Bortoli”, titolava in prima pagina, dando il tutto come già fatto con la scalfariana benedizione. E a pagina due l’organigramma della Rai bello e pronto con le caselle riempite e i nomi già scritti, mancava soltanto un avallo notarile. E sempre a pagina 2, di taglio: “Ferruccio, il direttore bipartisan che disse no al Cavaliere”. Ecco, il giornalista-cronista de Bortoli è stato frullato dalla lottizzazione, etichettato di sinistra, trasformato quasi in un militante. E allora ha preferito rinunciare all’offerta che il neosegretario del Pd, Dario Franceschini, d’accordo con il braccio destro di Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, gli aveva fatto. E pazienza per chi sperava che il suo passaggio alla televisione pubblica avrebbe messo in moto un appassionante e appetibile giro di poltrone direttoriali.

Tanto per citare qualche episodio del passato, nel 1998 de Bortoli quando era direttore del Corriere della Sera venne attaccato in maniera brutale da Massimo D’Alema (allora a Palazzo Chigi) che voleva la sua testa e lo trascinò in una penosa querelle. Anche Berlusconi, diventato presidente del Consiglio, si lamentava di de Bortoli, ma non riuscì a scalzarlo dalla poltrona di numero uno di via Solferino. Fatale gli fu invece, nel 2003, la scomparsa di Giovanni Agnelli e il successivo il braccio di ferro fra gli azionisti del Corriere per stabilire a chi toccasse, non essendoci più l’Avvocato, il ruolo di king maker del direttore. Prevalse l’allora presidente della casa editrice, Cesare Romiti, che si appropriò del ruolo nominando Stefano Folli. De Bortoli rimase nel gruppo (capo dei libri), e avrebbe voluto anche continuare a scrivere sul Corriere della sera, ma incomprensioni con la direzione non favorirono il proseguire della collaborazione. Arrivato alla direzione del Sole 24 Ore nel 2005, chi assunse de Bortoli come editorialista di politica? Folli, che nel frattempo era uscito dal Corriere. E perché proprio lui? Perché nel suo settore, l’analisi delle vicende del palazzo, è il migliore. E a FdB quello che importa è fare un buon giornale e per riuscirci chiama i migliori. E pazienza se in passato c’è stato qualche dissapore.

Ora che ha deciso di restare al suo posto, che cosa succederà alla Rai? Berlusconi ha detto che “tocca alla sinistra indicare un altro candidato”. Dichiarazione che si potrebbe definire di encomiabile fair play, se non facesse venire in mente il recente episodio della presidenza della Commissione di vigilanza: il gioco del tocca a voi e dei veti ha portato a una paralisi durata mesi (ve lo ricordate Riccardo Villari?). Oggi il copione rischia di ripetersi: Claudio Petruccioli (presidente) e Claudio Cappon (direttore generale) possono benissimo restare in prorogatio ancora per un po’, almeno fino alle elezioni di giugno. In fondo, la loro Rai va bene a destra e sinistra. Poi si vedrà.

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