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Crisi&sesso

Tre modi molto pratici per capire che fine farà l’amore ai tempi dei disastri mondiali

Non riesco a decidermi tra vari tipi di scenari. (D’altronde siamo in crisi o no? Insomma, che crisi sarebbe se non ci fossero indecisione e disorientamento?). Perciò, tanto perché non manchi nulla, e dovendo riflettere sul tema: “Il sesso ai tempi della crisi”, non posso fare altro che offrire al lettore una panoramica a volo d’uccello su tre scenari diversi tra i quali, se vuole, può scegliere il preferito oppure quello che trova più corrispondente ai propri interessi o perplessità.

Leggi: Crisi&musica - Berselli e Franzinelli ci spiegano quali sono le cure musicali ai tempi dei disastri mondiali di Nicoletta Tiliacos

18 Ottobre 2008 alle 13:00

Non riesco a decidermi tra vari tipi di scenari. (D’altronde siamo in crisi o no? Insomma, che crisi sarebbe se non ci fossero indecisione e disorientamento?). Perciò, tanto perché non manchi nulla, e dovendo riflettere sul tema: “Il sesso ai tempi della crisi”, non posso fare altro che offrire al lettore una panoramica a volo d’uccello su tre scenari diversi tra i quali, se vuole, può scegliere il preferito oppure quello che trova più corrispondente ai propri interessi o perplessità.
Il primo scenario si potrebbe sinteticamente definire così: “Con un plateale gesto di natiche, finalmente, al tempo della crisi, il sesso smetterà di essere considerato interessante”. Svolgimento: è dal tempo dei romantici (intesi come tedeschi, soprattutto, Schlegel, Novalis e via dicendo su su fino a Hegel) che questa parolina chiave, cioè “Interessante”, è diventata di moda. Se ci fate caso, furono i romantici, per primi, a definire le opere d’arte “Interessanti”. Ovviamente una sciagura del genere sancì la fine dell’arte e l’avvio di tutte le avanguardie, perché ciò che definiamo “Interessante”, proprio in quanto miseramente “Interessante”, non può avere effetto duraturo. Lo stesso, in questi anni di grandi galoppamenti economici e finanziari, si è avuto col sesso. Si è arrivati a definirlo interessante. Era l’aggettivo più diffuso, l’appellativo grazie al quale il sesso era diventato un talk show. Insomma, non c’era nulla, almeno dal punto di vista di preferenze, perversioni, stili di vita, locali alla moda, buchi, fessure, gaiezze, promiscuità che non finisse con l’essere ammazzato definitivamente, per di più nel modo più efferato e stomachevole, grazie alla considerazione che fosse “Interessante”. Cioè il sesso veniva vissuto come un’esperienza tra le altre (praticamente come un derivato bancario), legittimo in quanto esperienza, interessante in quanto legittimo (durante una discussione con argomento sessuale era tipico dire, con un’alzata di spalle: interessante, perché no?). Ora, se da una crisi ci si rialza con una contro-crisi, cioè con una risposta contraria alle sollecitazioni che stanno alla base della crisi, si potrebbe pensare che il sesso finirà col diventare, finalmente, meno interessante.

Considerazioni su cosa può capitare se il sesso diventa meno interessante. Torna a essere principalmente quello che è sempre stato: i due o tre minuti di su e giù che hanno fatto impazzire il mondo. Una fonte di vita. Una pratica contadina.

Il secondo scenario, chiamato altrimenti, come scriveva Giordano Bruno, “A gamba a collo, alla strettola, a infilare, a spacca fico, al sorecillo, alla zoppa, alla sciancata, a retoncunno, a spacciansieme, a quattro spinte, quattro botte, tre pertosa ed un buchetto” (Candelaio, IV, 9), sta a significare, come è già evidente, una ulteriore complicazione, nella direzione dell’arabesco e del barocco, del sesso. Tipico infatti della crisi è lo stare a riflettere, il meditare, il, si faccia ben attenzione alle conseguenze sottili dell’immagine (Sade), leccarsi le ferite. Questo comporta una sorta di rimescolamento generale che almeno nelle sue fasi iniziali, cioè quelle più tristi, comporta il voltolamento su se stessi, lo spleen, la decadenza, il sesso come scacciapensieri e ultimo ornamento funebre.

Il terzo scenario, quello banale detto anche “Della depressione”, implica protagonisti troppo impegnati a essere giù di morale per consentirsi di trasmigrare anche solo per un momento a prendere in considerazione il secondo scenario appena descritto. La crisi è talmente forte, disastrosa, irrimediabile e spiazzante che il sesso, da motore della vita che dovrebbe essere, diventa semplicemente un disturbo, un insettino da investire (dall’alto) con la propria pantofola. Questa condizione, che forse, nonostante le apparenze, è la migliore di tutte, può predisporre, dopo una quarantena di vero e dannato abbruttimento esistenziale, alla scoperta di altre gioie, meno afferrabili e monetizzabili, a una retorica un po’ da pigiamino terzomondista, a una specie di edificazione spirituale. E’ in casi come questi che si dice: non tutto il male vien per nuocere. La crisi porta a un grande cambiamento. E l’uomo che lo vive diventa quasi trasparente, un ologramma, al punto che alla fine dirà di aver capito tutto della vita. Se si reincarnerà, per contrappasso, nascerà però insetto stecco.

Nota entomologica: l’insetto stecco è l’essere vivente che ha i più lunghi rapporti sessuali in assoluto. Alcuni scienziati, prima di stufarsi, hanno osservato accoppiamenti tra insetti stecchi della durata di un paio di mesi.

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Edoardo Camurri

Ha 33 anni. Scrive per Il Foglio, Vanity Fair e il supplemento culturale della domenica de Il Sole 24 Ore. E’ tra i conduttori di Prima Pagina e di Radio 3 Mondo sul terzo canale di Radio Rai. Nel 2007 ha pubblicato per Rizzoli il libro "L’Italia dei miei stivali".

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