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Berlusconi non paga il mercoledì

Così il CaW entra nella sua fase notturna

Il CaW entra in crisi sulla giustizia. Succede a due mesi dalle elezioni e a un passo dal “mercoledì da Tremonti” che poteva essere il principio di una rivoluzione bipartisan sul modo di fare e approvare la legge di bilancio. L’onda dolce del dialogo urta sul solito frangiflutti togato cui si oppongono i due emendamenti collegati al decreto per la sicurezza scritti da Carlo Vizzini e Filippo Berselli (soprannominati “salvapremier”).

17 Giugno 2008 alle 13:30

Roma. Il CaW entra in crisi sulla giustizia. Succede a due mesi dalle elezioni e a un passo dal “mercoledì da Tremonti” che poteva essere il principio di una rivoluzione bipartisan sul modo di fare e approvare la legge di bilancio. L’onda dolce del dialogo urta sul solito frangiflutti togato cui si oppongono i due emendamenti collegati al decreto per la sicurezza scritti da Carlo Vizzini e Filippo Berselli (soprannominati “salvapremier”). I testi prevedono l’indicazione dei procedimenti penali di urgenza per i reati che devono avere priorità rispetto agli altri. E contemplano la sospensione degli altri processi penali a regime per fatti commessi fino al 30 giugno 2002. Tempo di sospensione, un anno. Traduzione: sul processo al Cav. per corruzione in atti giudiziari cadrebbe l’oblio. L’iniziativa è così poco surrettizia che si risolve in una rivendicazione politica da parte del premier: “L’emendamento va a beneficio della collettività. Contro di me fantasiosi processi da parte di pm della sinistra”. Dovesse pure costargli il dialogo con Veltroni, Berlusconi non vuole affidarsi alla bonomia dell’opposizione più di quanto non debba credere nella compattezza della propria maggioranza. Inequivocabili le parole del capogruppo leghista in Senato, Federico Bricolo: “Ora sarà possibile affrontare con priorità i processi per reati di grave allarme sociale, impedendo la scarcerazione di molti delinquenti”.

Quanto al lodo Schifani/Maccanico, diventerà un ddl per superare i rilievi della Corte costituzionale e consentire alle più alte cariche dello stato di rispondere alla giustizia alla fine del loro mandato. Intanto ecco un segnale chiaro e forte al cuore dell’elettorato italiano. Questo: in uno stato d’emergenza sull’ordine pubblico, il presidente del Consiglio vuole siano giudicati presto e bene i colpevoli dei reati che generano allarme sociale e insicurezza; rapinatori, stupratori, criminali recidivi miracolati dall’indulto. Il resto verrà dopo, compreso il reato per il quale il Cav. è a rischio condanna. Compreso, sì, ma nella cornice di un discorso pubblico e personale pronunciato in modo esplicito. Il premier stabilisce una gerarchia di urgenze per la protezione dei cittadini e, fra queste urgenze, non c’è quella di farsi mutilare da una sentenza della “solita” magistratura. Questo era il contenuto delle conversazioni di ieri a Palazzo Chigi. Veltroni aveva già offerto battaglia nella mattinata minacciando la sospensione dei rapporti diplomatici di fronte a “certe normette. Preferisco le cose fatte alla luce del sole”. Il Cav. lo ha messo in conto, come dimostra il contrattacco di Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl: “Veltroni rischia di rendersi responsabile di un ritorno alla pratica della demonizzazione dell’avversario”. Il CaW entra così nella sua fase notturna. Come dice un alto ufficiale del Pdl: “Questa volta non è immaginabile che il Pd stia calmo, l’occasione è gigantesca”. Più che tracotanza, è una percezione esatta delle cose. Il fatto che la maggioranza voglia inserire nel gruppo dei procedimenti d’urgenza nazionale, assieme a quelli riguardanti la sicurezza, anche i processi per infortuni sul lavoro, non allontana dal centrosinistra la tentazione di fare appello al capo dello stato.

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Redazione

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