I tre venerdì 17, nell'anno del coronavirus

Andrea Marcenaro

I colti queste cazzate fanno bene a non considerarle ma non succedeva dal 1992, l'anno di quella bazzecola di Mani Pulite

Io lo dico. Non soltanto è venerdì 17 oggi, ma, all’anno eccezionale che stiamo vivendo, anno di corona virus, di venerdì 17 ne sono toccati addirittura tre. Non succedeva dal 1992, quando il concorso di tre venerdì 17 in dodici mesi coincise, poi intendiamoci bene, una sciocchezza simile vale soltanto per zotici scaramantici tipo me, ma coincise, si diceva, con quella bazzecola di Mani Pulite. E comunque. C’è un venerdì 17 aprile, c’è stato un venerdì 17 gennaio, ci sarà ancora un venerdì 17 luglio. E come se non bastasse, accompagnati, i tre venerdì 17, da due venerdì 13, uno capitato a marzo, l’altro in cantiere per novembre. Per chiarire: gennaio, marzo, aprile, luglio e novembre. Darei per fortunato, essendo a rischio, dicembre almeno inchiavardato a casa. E bon. Le persone normali, razionali, colte, che queste cazzate fanno bene a non considerare, hanno tutto il diritto di pensare che la sorte del virus non dipenda dai venerdì, 17 o 13 che siano. E ci mancherebbe. Ma sapranno a questo punto anche spiegarci che cosa, se non la pura sfiga, o meglio purissima, possa mai giustificare l’esistenza in natura di un direttore come quello di Libero che il suo giornale, ieri, l’ha titolato così: “Ci mancavano solo gli stranieri. 100 immigrati contagiati”.

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  • Andrea Marcenaro
  • E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.