Il futuro di cui non sentiamo bisogno

Andrea Marcenaro

Viviamo un'epoca in cui ogni entusiasmo contagioso è accompagnato da una specie di rigor mortis davanti a qualsiasi rinascita della giustizia

Ti pare di scorgere, laggiù in fondo, persone desiderose di fare figli senza fare l’amore (quando solo nel ’68 era l’opposto), ti sembra di intravvedere un Parlamento dimezzato chissà perché, o magari per risparmiare due spiccioli da giocare in qualche urna; vedi il persistere di quota 100 con l’età media che tenderà ad aggirarsi sui 200 anni e la folla della gente che partecipa alla prenovéna del postghiacciaio piuttosto che al funerale del nonno; distingui, appena in là, i difensori più strenui della libertà e della Costituzione che si accordano sul mezzo vincolo di mandato, noti un entusiasmo contagioso per l’eutanasia che si profila, entusiasmo accompagnato sempre a una specie di rigor mortis davanti a qualsiasi rinascita della giustizia; e scorgi infine, naturalmente, il panorama di desolazione che la decrescita auspicata dai vecchioni per bene, che cazzo c’entra la povera Greta, sta portandoci in dono. Ecco: non paghereste qualcosa anche voi purché vi rubino gli incubi e questa merda di futuro?

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  • Andrea Marcenaro
  • E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.