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Non avrai il mio scalpo

Diavoli bianchi e toghe rosse

13 Luglio 2018 alle 06:00

Non avrai il mio scalpo

Una scena di Revenant - Redivivo, film del 2015, diretto da Alejandro González Iñárritu

E la politica, e sempre con ‘sta politica, ma parlar di qualcos’altro, mai? Lo scalpo, per dire. Eh che schifo, lo scalpo! Vero. Tant’è. Pare assodato intanto, contrariamente alla vulgata, che l’abitudine di togliere lo scalpo al nemico sia stata introdotta dai bianchi. Ciò che non entrò per nulla in contraddizione col fatto che i nativi americani ne avessero poi fatto loro stessi una vera passione. Esisteva, nei villaggi indiani, il palo degli scalpi, così come molti guerrieri non disdegnavano affatto, anzi, di appendere scalpi su scalpi a una specie di cinta che cingeva loro la vita. E segno di codardìa veniva considerato il gesto di colui che si fosse rasato il cranio per evitare l’asportazione, appunto, del tricotrofeo. Oltre allo scalpo vero e proprio, il quale consisteva in una circonferenza di cuoio capelluto sui 15 centimetri circa di diametro, spesso il vincitore tagliava e portava via anche il resto dei capelli del vinto, capelli che la moglie avrebbe in seguito utilizzato come frange per i vestiti dei giorni di festa. E molto altro si potrebbe ovviamente poi aggiungere sugli scalpi. Noi ci fermiamo qui. Era solo per dire come il dottor Davigo, che passa sempre per terribilissimo magistrato, magari invece è un banale chiricahua.

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