Romano Prodi spiegato all'archeologia

Un pastello è rimasto sotterrato per 10mila anni. E' stato scoperto da poco. Possibile, tra altri 10mila anni, che capiti di trovare quel piccolo messaggio del Professore secondo cui Matteo Renzi avrebbe saputo cementare la sinistra meglio di D’Alema

Romano Prodi spiegato all'archeologia

Romano Prodi (foto LaPresse)

Un piccolo pastello sotterrato sotto pochi centimetri di torba rimasto lì per più di diecimila anni. L’ha trovato Andy Needham, archeologo inglese dell’università di York. “E’ un oggetto molto significativo, che ci aiuta a costruire un quadro più ampio di come fosse la vita in quell’area”, s’è affrettato a concludere il professore. Con molte buone ragioni, si suppone. Bon. Possibile, tra altri diecimila anni, che sotto pochi centimetri di carta stampata capiti di trovare quel piccolo messaggio di Romano Prodi secondo cui Matteo Renzi (il quale volentieri pareva volersi unire alla parte più nobile della destra) avrebbe saputo cementare la sinistra meglio di D’Alema. Di un tipetto, cioè, che volentieri si sarebbe tagliato il braccio destro pur di averne due saldati a sinistra. Vedete quindi come la nostalgia di se stessi, perfino di una pianta, ma addirittura di un Ulivo dalla vita stentata, faccia sparare a un professore cazzate tali da spiazzare l’archeologia da qui a venire? “Archeologia? Noi con la frecceologia, stiamo”, si distanziò poi Di Maio. Per fortuna. E dalla City.

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