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Urbano in campo

Cairo pronto a scendere in politica e tutti si chiedono chi sarà il suo Emilio Fede. I pretendenti

21 Aprile 2018 alle 06:20

Urbano in campo

Urbano Cairo (foto LaPresse)

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. L’avevamo detto! Urbano Cairo, l’editore e padrone de La7, il Corriere della Sera e, adesso, anche Solferino edizioni, in un’intervista concessa a Maurizio Caverzan – sulla Verità – conferma: “Mai dire mai”, e si butta nell’agone politico.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. L’avevamo scritto anzitempo. Oltretutto, nella formazione di un qualsiasi straccio di governo, non si cava un ragno dal buco dei partiti e il presidente della Cairo Editrice – presidente anche della gloriosa squadra del Torino – in un fuori onda, a Caverzan, dice: “Il vero problema, adesso, è solo uno, chi sarà il mio Emilio Fede?”.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Chi sarà il suo Emilio Fede? Un’indiscrezione, questa, che diventa subito un tam tam presso i fedelissimi dell’editore. La lista è lunga. Joe Servegnini (vero, Irene?) colloca delle meteorine a Largo Treves, a Milano, e assume immediatamente a 7, il settimanale di Via Solferino, Ruby Rubacuori e la elegge sul campo quale fidata amazzone.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Chi sarà il suo Emilio Fede? Joe non ha freni. S’iscrive a un corso di croupier, apre un banchetto raccolta firme per l’apertura di un casinò a Crema, propone – per tramite di Luca Lotti – un disegno di legge affinché ai tavoli di poker, zecchinetta e ramino le fiche possano essere sostituite dai buoni taxi Milano-Crema sempre e comunque elargiti dal sempre munifico mega-presidente Cairon de’ Caironi.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Chi sarà il suo Emilio Fede? Servegnini rinuncia alla sua proverbiale zazzera biancolatte e alla frangetta da suora laica, si tinge i capelli facendoli color rame interno bara e si sottopone a un intervento di chirurgia facciale per assomigliare definitivamente al grande anchorman di Barcellona Pozzo di Gotto: “Urbano, scegli me”, strilla.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Ma chi sarà l’Emilio Fede di Cairo? A sorpresa si fa avanti, da par suo – da bonzo, con la sua aria da gigione irresistibile – Paolo Mieli. Urbano Cairo ancora non sa come sfuggire allo charme di Mieli e questo, inesorabile, gli dice: “Sarò il tuo Letta, il tuo Confalonieri, e poi – ebbene, sì – anche il tuo Fede”. In men che non si dica, tutte le meteorine – ma anche moltissime nuvolette – cascano ai piedi di Mieli. Fa per cadere anche Cairo.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Chi sarà il suo Emilio Fede? Si propone Anthony Polito, sempre più simile con suo baffetto all’amico insonnolito e infreddolito di Speedy Gonzales, scende in campo – “io stongo a ’cca!” – ma Tommy Tommy Cerino, all’anagrafe Cerno, pur dalle opposte sponde, getta il cuore oltre l’ostacolo.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Come Asterix, come Obelix, Tommy-Tommy muove alla volta dell’alto e basso Nilo, plana – a bordo di un pallone aerostatico – verso la Valle dei Re, quindi cammina di profilo, minaccia di mangiarsi un aspide (e intanto si slaccia la cravatta e denuda il petto) e al cospetto di Cairo, urla: “Bando alle Piramidi, Urbano; lui sarà pure Antonio ma nel tuo Egitto risplende il sole di un’unica stella, Cleopatra!”.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Chi sarà il suo Emilio Fede? Tommy-Tommy, pur dalle opposte sponde di Repubblica – comunque in aspettativa e in ruolo col giornale fondato da Eugenio Scalfari – non sa più che farsene della noia parlamentare e si propone a Urbano Cairo, ormai in campo, già leader della rivoluzione cairota: “Sempre un po’ di più, Tommy-Tommy ti dà!”.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Chi sarà, dunque, l’Emilio Fede di Cairo? Il povero editore prova a cercarselo da sé ma solo e soltanto uno, facendosi precedere da una lettera di presentazione sottoscritta da amici di Raffadali e amici degli amici di Detroit.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Ecco dunque il miglior tra i nuovi Fede. E’ Gianni & Riotto detto Johnny, editorialista della Stampa, pronto a sposare la fede granata, ad abbandonare la propria testata e a far di ogni frittata una sapida insalata. Col suo musetto sale & pepe, con la sapienza che lo contraddistingue, Johnny sbaraglia ogni candidatura e si arruola nell’esercito di Cairo ma… niente da fare.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Marcel, ovvero Marcello Sorgi, fine notista politico, acuto analista, già con un’occhiata si rivela agli occhi di Cairo quale oggetto di ben più potente desiderio: “Che me ne faccio di un Emilio Fede quando posso avere il migliore dei Richelieu, il più potente dei Mazzarino, un fantastico stratega come neppure il generale Kutuzov?”.

 

Or Urbano scende in campo, per nessuno più c’è scampo. Ebbene, come Ciccio Ingrassia in Amarcord di Federico Fellini sale sull’albero per gridare a tutti i venti “voglio una donna, voglio una donna!!!”, così Urbano Cairo sale sul tetto del Duomo di Milano per urlare con tutto il fiato in gola “voglio Marcel, voglio Marcel!!!” ma… niente da fare, Sorgi dice cortesemente no, ringrazia, e col suo abito da yacht-man – mentre Cairo caccia via il povero Johnny – Marcel si mette al timone del proprio veliero e se ne va, finché la barca va. E si lascia andare.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    22 Aprile 2018 - 12:12

    In campo ci sta da mò, e precisamente sta nel campo dei buoni. Infatti nessuno parla di conflitto d'interessi. Quella è roba da cattivi anzi da Male Assoluto, cioè da evitare assolutamente a meno che ti pubblichi con Mondadori pagandoti più che onestamente.

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