Padroni e consecutio

Di Maio verso la vittoria e la stampa s’adegua. Joe riempie Via Solferino di post-it: “Se sarei, se andrei...”

3 Febbraio 2018 alle 06:00

Padroni e consecutio

Luigi Di Maio e Massimo Bugani (foto LaPresse)

Non solo City, rotative a Cinque stelle. La finanza internazionale accoglie Luigi Di Maio in marcia verso la vittoria, la Casaleggio Associati ormai conta più di Bilderberg e tutto il giornalismo autorevole italiano, va da sé, si adegua. Nuovi padroni, nuova consecutio.

  

Non solo City, rotative a Cinque stelle. Comincia il Corriere della Sera con Joe Servegnini che, da par suo, per ingraziarsi il suo nuovo faro segna sui post-it sparsi per tutti gli anfratti di Via Solferino le necessarie correzioni: “Se sarei, se andrei, se avrebbi avuto”.

  

Non solo City, rotative a Cinque stelle. Il direttore di 7 se l’è legata al dito la mancata candidatura, non gliela perdona a Matteo Renzi, essere scartato per mettere avanti Tommy-Tommy Cerino all’anagrafe Cerno è troppo.

   

Non solo City, rotative a Cinque stelle. Nuovi padroni, nuova consecutio. “Renzi ha scegliuto Cerino perché fu candidato nelle liste di An raccomandato da Pasolini? E va bene, me lo ascrivo nel post-it così che quando c’incontriamo faccia a faccia glielo ricorderei ancora”.

Non solo City, rotative a Cinque stelle. Joe è proprio in smanie: “Se avrebbi avuto a me in lista saresse stata vittoria sicura per Matteo; il mio curriculum parla chiaro: da Wanda, la più richiesta delle case chiuse, ci sono gghiuto io con Montanelli e sono entrato senza impermeabile e con la frangetta all’Umberta”.

 

Non solo City, rotative a Cinque stelle. L’occasione ghiotta, Joe, l’ha avuta durante la puntata di “Otto e Mezzo” dove ha avuto di fare la domanda delle domande a Di Maio: “Sei giovane, sei bravo, sei anche bello, non hai il conto in Banca Etruria, vuoi restituire l’Alto Adige alla grande Germania ma, ti chiedo, sei pronto a fare il presidente del Consiglio?”.

 

Non solo City, rotative a Cinque stelle. La risposta in pubblico è stata formale ma sotto al tavolo, e la Var analizzata da Lilli Gruber lo dimostra, Di Maio ha fatto piedino a Joe, come a dirgli: “Sarai ministro nel primo governo a Cinque stelle”.

  

Non solo City, rotative a Cinque stelle. Servegnini ha così avuto conferma, confessando – tra stizza e rabbia – alla pur attonita Gruber che un piedino così, da Matteo, non l’aveva avuto mai. Neppure quando era costretto a e trattenere nei giardinetti il suo babbo, il Tiziano, per evitare che facesse altri danni con i pellegrini di Medjugorje.

 

Non solo City, rotative a Cinque stelle. Luigi Di Maio marcia verso la vittoria e Joe sa riconoscere il raggiante carro. Tutti i pezzacci scritti, specialmente quelli nei giornali britannici, americani, canadesi e neozelandesi dove collabora Joe, tutti dimenticati. Tutte le consecutio, aggiornate: “Se saressi, se potrebbi, se avessolo visto…”.

 

Non solo City, rotative a Cinque stelle. Servegnini arriva primo al traguardo del cuore di Di Maio, l’intera Repubblica cerca di porre rimedio a siffatto svantaggio offrendo – ma il fatto in sé è interpretato come uno sgarro all’ex editore, Carlo De Benedetti – di buttarla sull’araldica.

 

Non solo City, rotative a Cinque stelle. E’ una pensata di Marione Calabrese, sollevato di non avere più Tommy-Tommy, quella di nobilitare il cognome all’imminente prossimo premier e nelle didascalie, infatti, con tanto di sollecitazione di un ordine di servizio, sotto la foto del leader verrà scritto così: “Luigi di Maio”. Con tanto di “d” minuscola. Nuovi padroni, nuove minuscole.

 

Non solo City, rotative a Cinque stelle. Joe è proprio primo nella gara e quando Paolo Mieli, ospite di Lilli Gruber lamenta il sistema di scelta dei Cinque stelle per le candidature – ma solo perché tutti i suoi amici, ma proprio tutti, avrebbero voluto candidarsi al fianco di Di Maio – ecco che Servegnini sgama la trappola sorniona ordita dall’autorevole ex direttore del Corriere e mobilita (vero, Irene?) un meetup di Seven per ribadire la sacrosanta battaglia di onestà-tà-tà e smentire le trame oscure: “Quelli di cui parla Mieli li conosco, sono solo chiacchiere e congiuntivi!”.

  

Non solo City, rotative a Cinque stelle. Mieli non si lascia certo intimidire, ha messo nel sacco Massimo D’Alema, Romano Prodi, Maria Elena Boschi, Matteo Renzi, per non dire di Silvio Berlusconi – tutti quanti impigliati nei reticoli della sua ragnatela – figurarsi quanto possa essere difficile arretrare di un congiuntivo o spostare Kinshasa in Siberia per poi farne un sol boccone di Di Maio ma Servegnini ha, da par suo, il colpo d’ala. Porge il polso a Di Maio e gli dice: “Luigi, ecco, a me il braccialetto che vibra e segnala quello che faccio quando i tuoi occhi non mi vedono, vibrerà solo per te!”.

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