cerca

Dicono tutti di Sì

La battaglia finale è quella referendaria. Si comincia con il presidio degli hotspot (elettorali)

4 Giugno 2016 alle 06:18

Non solo Roberto Benigni, tutti i giornalisti si schierano per il Sì. Al diavolo le amministrative, la vera battaglia per la difesa del regime è sul referendum. A Matteo Renzi non importa un fico secco di Roma, Milano e varie città cantanti. Il Caro Leader pensa solo a far vincere il Sì al referendum di Maria Luisa Boschi e tutti i giornalisti, allora, si premurano di organizzare la campagna per la riforma costituzionale.

 

Non solo Benigni, tutti i giornalisti si battono per il Sì. Comincia, da par suo, Joe Servegnini, il costituzionale alla Crema per eccellenza. L’intraprendente giornalista di via Solferino, dopo la felice esperienza di inviato a bordo della Cavour (dove ha contato gli accappatoi e dove però i migranti soccorsi si sono ammutinati contro la decisione della Marina Militare di far salire Joe), ha alzato la posta.

 

Non solo Benigni, tutti i giornalisti si battono per il Sì. Servegnini, la cui presenza sulla nave in soccorso dei naufraghi ha oscurato ogni emergenza umanitaria, ha pensato bene di gettare il cuore oltre l’urna referendaria e presidiare gli hotspot – strutture allestite per identificare, registrare e fotosegnalare i migranti – così da dar loro subito, con il telo da bagno, anche la scheda prestampata con il Sì.

 

Non solo Benigni, tutti i giornalisti si schierano per il Sì. Ovviamente la frezza bianca da suora laica di Joe attira le attenzioni dei virili manovratori (per non dire degli scafisti) – “Ma come fanno i marinai?” – e comunque i migranti si ribellano: “Vogliamo essere salvati, ma non a qualsiasi costo! Neppure in Benin e in Eritrea abbiamo visto un giornalista così servizievole verso i potenti”.

 

Non solo Benigni, tutti i giornalisti si schierano per il Sì. I nuovi cittadini fanno gola al pallottoliere elettorale. Dal canale umanitario si arriva subito al bagaglio referendario. Palazzo Chigi apprezza non poco l’iniziativa ma per trarre in salvo Servegnini deve intervenire Matteo Renzi in persona, che cala MaryMely e Fed Rampini dall’elicottero di palazzo Chigi e sottrarre così Joe ai migranti inferociti.

 

Non solo Benigni, tutti i giornalisti si schierano per il Sì. Per non essere da meno Riotto, ingelosito (rabbioso per non avere avuto la conduzione di Cis, viaggiare informati), si prende la sua vendetta con Joe, ormai irriducibile avversario nella gara per arrivare primi al traguardo del cuore di Matteo.

 

Non solo Benigni, anche i giornalisti si schierano per il Sì. Volendo lasciare per castigo Joe nel bosco dell’Aspromonte, Johnny si impadronisce della Garibaldi, la pavesa a festa con tanti triangoli squillanti il Sì e fa vela verso il Canale di Sicilia.

 

Non solo Benigni, anche i giornalisti fanno propaganda al Sì. Servegnini, in attesa di toccare le coste di Calabria, viene costretto a fare otto giri di chiglia e a passeggiare sotto un mare affollato di squali per il divertimento dell’equipaggio. Urla “No, No, No!” alla vista dei dentoni mentre il perfido Johnny, riprendendolo con l’iPhon, con sapiente montaggio confeziona un video per marchiare Joe come un traditore della battaglia delle battaglie.

 

Non solo Benigni, tutti i giornalisti si schierano per il Sì. Riotto, prontamente catturato dagli scafisti, viene messo al remo e venduto come schiavo al mercato di Tripoli, dove viene comprato come servizievole scriba da un emiro sodomita: “Sarò il tuo nuovo Matteo”. Joe, frattanto, ritrovato dopo otto giorni di castigo nel bosco d’Aspromonte, riaffiora proprio in Libia.

 

Non solo Benigni, tutti i giornalisti si schierano per il Sì. Vestito da eunuco, con la forbice sul fez calato sulla sciccosa frezza bianca, Servegnini rende presto pan per focaccia a Johnny. Prende possesso della guardiania dell’harem e quando l’emiro – perdutamente innamorato – insegue Johnny che se la dà a gambe gridando “No, No, No!”, è allora che Joe registra e invia tutto a Denis Verdini, e per conoscenza al senatore Vincenzo D’Anna, allegando al video un messaggio: “Qui si abusa. La propaganda che fa Gianni & Riotto al No è spudorata. Che motivo ha di strillare e maltrattare un migrante bisognoso solo di affetto?”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi