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Giubilei & maramei

Alla Leopolda, Renzi, sulla sedia gestatoria, osserva la moltiplicazione dei Calabresi e dei nuovi Re Sole

12 Dicembre 2015 alle 06:18

Giubileo, giubilei. Dopo la Misericordia, ecco la Leopolda. Francesco Bergoglio fa flop? Neppure la paura può fermare le folle festanti in marcia per il Giubileo della Leopolda. 50.000 pellegrini in piazza San Pietro sono pochini? Torpedoni, biciclette, pattini, treni e i pedibus calcantibus sono già a Firenze e l’assemblea dei renziani nella vecchia stazione di Firenze sarà un giubileo come mai se ne sono visti nella storia. Altro che strade vuote a Borgo Pio, è tutto uno stare in fila come a Expo.

 

Giubileo, giubilei. Ecco la Leopolda. Matteo Renzi, forte della propria modestia, ha acconsentito di fare ingresso, come Bonifacio VIII, sulla sedia gestatoria. A sostenerlo, col direttore del TG1 Mario Orfeo – collocato a destra, davanti – c’è Gianni & Riotto detto Johnny messo a sinistra, sempre davanti, mentre dietro, a mano manca, c’è Mario Calabresi, neo direttore di Repubblica mentre all’opposto, sempre dietro, c’è l’ex direttore de La Stampa, ossia Mario Calabresi. Praticamente, Calabresi, se ne sta a braccia spalancate cantando, anzi, gridando: “Totus tuus!”.

 

Giubileo, giubilei. Altro che Misericordia, tutta la Leopolda. E’ sotto l’impermeabile che Joe ha tenuto custodito il necessaire da Papa Re: triregno, anello piscatorio, stola di ermellino rosso, babbucce propiziatorie di raso scarlatto. E sempre sotto l’impermeabile Joe nasconde Luca Lotti vestito da padre Georg e Maria Elena Boschi travestita da suor Pasqualina.

 

Giubileo, giubilei. Altro che la zoologia iconica sulla facciata di San Pietro, è tutto un trionfo di slide e forza dunque con le immagini di Maria Immacolata Chaouqui, tradotta in vincoli e, prontamente sostituita da Lucia Annunziata per l’occasione retrocessa dal ruolo di badessa e proclamata papessa. Ma solo per poco. Arriva tosto Maria Teresa Meli, condotta in risciò da Joe Servegnini (con tanto di zazzera ballonzolante) e un conclave di pronto accomodo la elegge a sua volta co-papessa perché, insomma, se così già fanno in Vaticano – due papi per una chiesa – si potrà pur fare alla Leopolda.

 

Giubileo, giubilei. Ecco la Leopolda, ma ecco anche l’anti-papessa: è Simona Ercolani, pronta a scatenare uno scisma contro Pepa Lucy e Pepa MaryMely. La potente lady della tivù non teme confronti, assume la potestas pontificia e deve però arginare la molesta presenza dei due leopoldini più sfegatati, Johnny e Joe che, manco a dirlo, pretendono che i giornalisti Rai e quelli di Sky arrivino vestiti da Guardie Svizzere. MaryMely, novella Chaouqui, ricatta l’intero establishment italiano, minacciando di rivelare gli sms più servili inviati in questi mesi a Matteo. Per indurla al silenzio Calabresi la assume a Repubblica con la qualifica di vice-Concita.

 

Giubileo, giubilei. Ecco la Leopolda. Fred Rampini, intanto, in nome di Matteo, prende possesso dell’attico del cardinale Bertone, lo fa ulteriormente ristrutturare dai designer di Brooklyn amici suoi e lo riconverte in piattaforma per uno spettacolo pirotecnico in onore della Boschi, da far impallidire quelli del Re Sole per la Pompadour. Sdegno di Antonio Socci che invoca l’intervento di Bergoglio, il quale applaude: “Magari avessi all’Osservatore Romano giornalisti altrettanto servizievoli”.

 

Giubileo, giubilei. Joe, Johnny e la Leopolda. Proni sul pavimento, vestiti da penitenti neocatecumenali, Joe e Johnny offrono a Matteo di calpestare i loro corpi nell’atto di varcare la posta santa, recuperando il motto felliniano: “Santità, gradisca!”. I nostri eroi, Joe e Johnny, irrefrenabili, scalano ogni cupola, scendono in ogni sotterraneo e nella casa natale di Oriana Fallaci, in Firenze, trovano il candelabro del tempio di Salomone trafugato a suo tempo dai colonnelli greci e subito ne fanno dono a Yoram Gutgeld che a sua volta lo inserisce nella lista di nozze Carrai-Campana Comparini. Giubilei e bay.

 

Giubileo, giubilei. Joe, Johnny e la Leopolda. Ma a far cessare la cagnara provvede il vecchio Ratzinger, che caccia i renziani dalla stazione e condanna Servegnini a una punizione da girone dantesco: una nuova serie dell’Erba dei vicini, con share da prefisso telefonico, in cui l’Italia renziana è battuta anche dal Burkina Faso e dalla Città del Vaticano. Giubilei & maramei.

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