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La nave di Matteo

Riotto e Servegnini catturano Elisabetta Sgarbi: “Ora giura fedeltà a Marina e a Luca Lotti!”

27 Novembre 2015 alle 06:22

La nave di Matteo

Salpa la Nave di Teseo ma spunta in rada quella di Matteo. Elisabetta Sgarbi fonda la casa editrice degli scrittori e Joe Servegnini e Gianni & Riotto detto Johnny, invidiosi, rispondono varando la Nave di Matteo.


Salpa la Nave di Teseo ma spunta in rada quella di Matteo. Servegnini, dopo una notte intera sul lettino del tatuatore di Fedez, si presenta sulla nave di Matteo come il Corsaro nero nei suoi momenti più belli: sciabola, pistolone, pappagallo esotico in pugno. Ai remi, il perfido Joe, ha messo tutti i secondi fatti fuori nella recente infornata di direttori. Solitario, sul pappafico, il povero Massimo Gramellini.

 

Salpa la Nave di Teseo ma spunta in rada quella di Matteo. Servegnini mostra sul petto il tatuaggio del volto di Maria Elena Boschi in scala 1 a 1, quindi il foulard nero con tibie incrociate da cui fuoriesce, a rovinare l’effetto, l’ormai leggendaria frezza bianca da suora laica in pieno climaterio.

 

Salpa la Nave di Teseo ma spunta in rada quella di Matteo. Riotto, punto sul vivo, sollecitato da Mario Calabresi che lo illude di dargli l’editoriale domenicale sulla Repubblica (“manderemo Eugenio Scalfari a Lipari, al confino”, gli confida), si amputa la gamba – quella sinistra, va da sé, in sfregio ai nemici del renzismo.

 

Salpa la Nave di Teseo ma spunta in rada quella di Matteo. Johnny la sostituisce con la protesi di legno di Long John Silver, e subito afferrando un arpione con la cieca ferocia del capitano Acab dichiara aperta la caccia a Umberto Eco: “Ti faremo fare un giro di chiglia!”

 

Salpa la Nave di Teseo ma spunta in rada quella di Matteo. Riotto e Servegnini, ora truccato da Olonese, catturano Elisabetta Sgarbi, la costringono a vestirsi come Jolanda la figlia del Corsaro nero, e la fanno camminare bendata sul trampolino sopra un mare infestato di squali urlacchiando: “Puoi ancora salvarti, ma solo giurando fedeltà a Marina Berlusconi e a Luca Lotti”. Elisabetta rifiuta e viene salvata da Marcel, ossia Marcello Sorgi, a bordo del suo yacht “La perla delle Eolie”, sprezzante rispetto allo stesso Renzi deciso a offrirgli tutte le direzioni possibili. Marcel lo gela: “Io ho quel che ho donato”.

 

Salpa la Nave di Teseo ma spunta in rada quella di Matteo. Vista la mala parata, Edoardo Nesi chiama a raccolta un pugno di magliari di Prato su una barca a remi, che viene pero’ facilmente abbordata dalla fregata di Servegnini e Riotto, appoggiati da Fed Rampini che ha ottenuto da Obama la saratoga con cui cannoneggia i ribelli. Riotto vestito ora da Brenno urlacchia “guai ai vinti!” e impone ai ribelli l’abiura o l’abbandono su uno scoglio assolato, in compagnia di una pinta di rum e dell’ultimo libro di Bruno Vespa, intitolato da Mondazzoli senza tema del ridicolo “da Cleopatra a Maria Elena Boschi” (dimenticando però la vera diva, Maria Teresa Meli)

 

Salpa la Nave di Teseo ma spunta in rada quella di Matteo. Galvanizzati dalla facile vittoria, Riotto e Servegnini, dopo aver fatto dire un Te Deum in onore di Renzi nella chiesa di Rignano, mettono vela verso est, per riconquistare i luoghi sacri, al grido di “Matteo lo vuole!”. Abbigliamento di Riotto: elmo spagnolo, schioppo da brigante calabrese, pettorina da crociato; Servegnini da par suo impugna lo stendardo di don Juan de Austria a Lepanto e un’effigie della Boschi vestita come la madonna di Pompei venerata da Franceschini. Ma uno scafista di Tripoli li prende agevolmente prigionieri e Renzi si vede costretto a devolvere l’intero ammontare del canone in bolletta al riscatto di Riotto.

 

Salpa la Nave di Teseo ma spunta in rada quella di Matteo. Servegnini, che nell’euforia per essere stato elogiato da Campo dall’Orto aveva frettolosamente indossato sotto l’impermeabile le giarrettiere donate dalla regina Elisabetta I a Drake insieme con la licenza di guerra da corsa, viene confuso con una bajadera brizzolata, venduto come schiavo al mercato di Algeri e condannato a una pena da girone dantesco: un’intera edizione dell’“Erba dei vicini” in cui l’Italia renziana è battuta da tutti, anche dall’Oman, dal Brunei, dal Sahara spagnolo e dal condominio dove abita Andrea Vianello, direttore di RaiTre.

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