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Tutti al rogo

Giornalisti invidiosi del lancio planetario che il Papa ha fatto ai libri di nuzzi e Fittpaldi

21 Novembre 2015 alle 06:18

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Tutti rosi dall’invidia per il clamoroso lancio planetario organizzato da Papa Francesco per promuovere i libri di Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, autori di scoop inauditi.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. I cardinali, che tutti pensavano abitassero in bilocali a Torpignattara, hanno invece begli attici in centro; e il Vaticano ha un vasto patrimonio immobiliare, e non solo qualche garage sul Lungotevere come si credeva finora.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Ma ecco che per perfezionare il lancio già Nuzzi e Fittipaldi si consegnano ai gendarmi vaticani, vengono trascinati nel cortile del Castello, chiusi a chiave dai redivivi Cavaradossi ma prontamente seguiti dai colleghi più ambiziosi.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Fed Rampini, truccato da Savonarola, viene affidato al braccio secolare, impersonato da Vittorio Zucconi, che può finalmente sfogare sul più giovane collega ridotto in ceppi la sua ira pluridecennale, prima di innalzare il rogo purificatore.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Rosso di rabbia, non poteva mancare all’appuntamento con la nuova inquisizione il protomartire: Bob Roberto Saviano. Vestito come fra’ Dolcino nei suoi momenti più belli, Saviano si fa largo a piedi nudi tra i fedeli in piazza San Pietro urlando “penitenziagite!”.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Il Santo Padre, calcolando il rischio marketing, non vorrebbe smentire una sì prestigiosa firma di Repubblica qual è Bob e perciò ne sottoscrive il proclama annunciando l’infiltrazione della camorra in Vaticano vaticinando una pioggia di fuoco su Castelgandolfo come a Sodoma e appunto Gomorra.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Lungi da suppliziarlo, le guardie rosse tentano di portarlo nell’appartamento di Santa Marta ma sgherri del cardinal Bertone, più lesti, prelevano di forza Bob e lo chiudono in cella con Gianni & Riotto che, come Rustichello da Pisa, raccoglie le prodigiose fantasticherie, pardon, le indignate denunce del protomartire.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Anche Banan Friedman, terminata la biografia di Berlusconi, consegna agli zuavi pontifici, invocando la reclusione in una beauty farm dove perdere peso: se possibile ?– si raccomanda Alfonso Signorini, novello Bernardo Gui, terribile inquisitore – la stessa dell’abate di Montecassino.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Banan Friedman chiama a sé il coro dell’Antoniano, quindi i figuranti di “Uomini & donne”, la testimonianza – infine – di Barbara D’Urso ma il tribunale ecclesiastico è però inflessibile, lo inchiavardano dentro la tavernetta delle cene eleganti ed è lì che Banan strepita, strilla e canta: “Svanì per sempre il sogno mio, d’amoreeee!!!”.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Tutti martiri, non tutti però nella beatitudine. E’ il solo Gianni & Riotto, detto Johnny, a guadagnarsi il paradiso. Con la scusa di “Origami”, la sublime creazione settimanale de La Stampa, Johnny si guadagna la citazione di Matteo Renzi e sviene in avanti per la felicità.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. “Mi ritiro dal giornalismo”, così, a reti unificate, annuncia Johnny: “Non potrei avere soddisfazione più grande. Mi sento come Borg al quinto Wimbledon, come Mennea dopo l’oro olimpico, come Maria Elena Boschi dopo la prima ospitata a Porta a Porta”.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Gianni & Riotto detto Johnny si sente, infatti, come il Bacio Perugina subito dopo essere stato assaggiato dal Duce. E come questi, schioccando le labbra, disse – “Questo cioccolato è squisito e vi autorizzo a dirlo!” – così Renzi, schioccando il gatto a nove code sul popò di Johnny, ha detto: “questo giornalista è squisito e vi autorizzo a dirlo”.

 

Tutti al rogo, tutti ai ceppi di Castel Sant’Angelo. Non può certo mancare Joe, Joe Servegnini che per l’autodafé ha razzolato tutta l’erba dei vicini. Joe, novello Lutero, si presenta al portone di via Solferino, a Milano, e vi inchioda le bozze del suo ultimo libro (non senza il suo impermeabile bianco e la proverbiale frangetta da suora laica e, vivaddio, protestante).

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