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#obamastaisereno

Renzi annuncia che spezzeremo le reni all’Isis e le migliori firme vanno in guerra, da Johnny a Joe

24 Ottobre 2015 alle 06:18

Giornalisti in guerra. #obamastaisereno, arriva l’Italia. Vladimir Putin si prende la scena internazionale, umilia l’attendismo degli Usa e Matteo Renzi annuncia che l’Italia spezzerà le reni all’Isis. Rullano i tamburi e le migliori firme del renzismo si fanno subito avanti. Il primo volontario, va da sé, è Gianni & Riotto detto Johnny, che prende il comando di una squadriglia di Tornado poetando come Galeazzo Ciano: “Vita sei nostra amica/ morte sei nostra amante/ nella prima carlinga/ è Riotto il nostro comandante…”.

 

Giornalisti in guerra, #obamastaisereno. Vestito da Barone Rosso, con occhialoni da aviatore e berretto di pelo, Johnny centra clamorosamente il mercatino rionale di Erbil, facendo strage di poponi, cetrioli storti e dritti e subito telegrafa a Renzi: “Matthew, missione compiuta, distrutti gli approvvigionamenti nemici. Richiedesi nomina a Maresciallo dell’aria”. Renzi prontamente si affaccia al balcone di Palazzo Chigi per dare l’annuncio. “Il Maresciallo Johnny telegrafa: oggi, 28 ottobre, alla testa delle truppe vittoriose, Riotto è entrato nell’Iraq libero”. Ma alle sue spalle pure a Luca Lotti scappa da ridere: “A Matte’, un potremmo trovarci un giornalista un po’ meno bischero?”.

 

Giornalisti in guerra, #obamastaisereno. Ed ecco che si fa avanti nientepopodimeno che Joe Servegnini, alla testa di un commando composto da un gruppo di follower palestrati: “Boots on the ground; prenderemo Palmira con la forza”. Joe indossa il passamontagna da ordinanza, ma ha dimenticato di spuntare la ormai leggendaria frangetta da suora laica: gli spunta un ciuffo di capelli bianchi che suscita l’ilarità dei nemici e demoralizza la truppa. Appena si diffonde la notizia della cattura di Joe, Renzi si mobilita. Tweet di Maurizio Gasparri: “Niente riscatto, l’Isis sappia che per Servegnini al massimo cacciamo una caciotta halal da 35 euro”. Anche Victor Orban, sostenitore della linea dura di Gasparri, si associa: “Joe è uno zingaro e va”.

 

Giornalisti in guerra, #obamastaisereno. L’unico a esercitare un comando di truppa con dignità è Mario Sechi, il Bottai di Renzi, che si conferma a ogni occasione l’uomo migliore del regime, e dedica ogni vittoria a Madonna Maria Elena Boschi, chiedendo l’onore “qualora cadessi in combattimento”, di essere sepolto ai suoi piedi, come Botticelli con la modella della Venere. Crisi di nervi tra tutte le ministre, tutte vogliono le dediche di un cavaliere sì indomito ma, ancora più livido di truce gelosia è Matteo Renzi, deciso a piazzare postazioni di contraerea lungo le rotte dei velivoli personalmente pilotati da MEB, ovvero, Maria Elena Boschi, proclamata governatrice di Tripolitania e Iskandria.

 

Giornalisti in guerra, #obamastaisereno. Riotto, intanto, si offre volontario per eliminare alla radice la mala pianta di Ballarò, neutralizzare Massimo Giannini, prenderne il posto e liberare Joe prigioniero dell’Isis. Svelto e astuto come Fantomas, sorprendente come Mandrake, furbo come Provolini, Johnny si veste da kamikaze: banda bianca con sole rosso attorno alla fronte. Ma i terroristi fondamentalisti, pur di sottrarsi alle lezioni di inglese che Joe insiste a voler impartire, lo mandano libero, non senza aver trattenuto come trofeo il suo scalpo bianco: la frangetta da suora laica sventola sulla colonna più alta di Palmira.

 

Giornalisti in guerra, #obamastaisereno. Per recuperare lo scalpo di Joe, Federico Rampini detto Fed, d’intesa con Hillary Clinton, Barbara D’Urso e Maria Laura Rodotà, scatena la saratoga. Vestito come Washington al passaggio del Delaware, Fed ordina ai suoi marine di cannoneggiare ad alzo zero, “per la gloria di Matthew”. Ma purtroppo la saratoga viene urtata dal maiale sottomarino di Riotto, che con la muta di Luigi Durand de la Penne tentava audacemente di penetrare nella rada di Bassora. Visto il disastro Renzi ritira le truppe e affida a Riotto la sospirata direzione del Tg3 convincendo il recalcitrante Luca Lotti: “Io so che è un bischero, ma peggio di Maurizio Mannoni non può fare”.

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