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Cantami, o Matteo

Ferrara lancia l’idea provocatoria: una poesia in onore di Renzi. Joe, Johnny e Fed la fanno sul serio.

19 Settembre 2015 alle 06:30

Cantami o Matteo, è Spotorno Rapsody. Giuliano Ferrara lancia l’idea surreale di una poesia in onore di Matteo Renzi e, in men che non si dica, si scatena un certamen di tweet lirici in omaggio al presidente del Consiglio. In palio, con la benedizione del direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, una direzione Rai. La cerimonia di consegna, in questo fine settimana, a Spotorno. E’ l’agone del meglio del meglio del giornalismo tutto Rai oriented.

 

Cantami o Matteo, è Spotorno Rapsody. Manco per scherzo si può dire. Ferrara scherza e quelli, invece, lo hanno preso sul serio. Fanno i Littoriali 2.0. A fronteggiarsi, a colpi di poesia, ci sono tre campioni: Johnny, Joe (Servegnini) e Fed (Rampini). Apparentemente impossibile la sfida a Gianni & Riotto detto Johnny che ha aperto le ostilità tra i contendenti con l’ormai leggendario “wonderful to be italians in New York this week”.

 

Cantami o Matteo, è Spotorno Rapsody. Joe Servegnini parte subito forte per non essere da meno: “Matthew is always right”, Matteo – come il Duce, va da sé – ha sempre ragione. La commissione giudicante ha obiettato essere questa una traduzione del motto coniato da Leo Longanesi, Johnny, infatti, ha subito denunciato il recondito motivo ironico e sfottente del padre della fronda e Monica Maggioni, graziosa madrina della tenzone poetica, ha eccepito e accolto le sacrosante proteste: “Qui non si fa fronda, qui si fa poesia!”.

 

Cantami o Matteo, è Spotorno Rapsody. Fed (che sta appunto per Federico, ma anche ijn onore della Federal Reserve) Rampini ribatte da par suo: “Believe, obey, fight!”. Johnny, si arrampica sui tetti più alti di Spotorno, e ristabilisce le distanze: “Black t-shirts of the Renzi revolution, the keyword is just one, imperative for everybody; to win!”. Alla fine è Renzi in persona che – come Paride di fronte alle tre dee – scioglie la tenzone e porge l’ambita mela della vittoria a Riotto: “Johnny, sei tu la mia Afrodite. Non troverò mai più un giornalista così servizievole. Ti sei meritato la Big Apple: la direzione Rai è tua”.

 

Cantami o Matteo, è Spotorno Rapsody. Johnny non si tiene più dalla gioia e ricicla pure i versi di Corrado Govoni per Benito Mussolini e li dedica più modestamente, ma sempre col permesso di Renzi, a Luca Lotti: “Non vogliamo conoscere quali sono le ambiziose tue mire/la voce del maschio comando a noi basta di udire”.

 

Cantami o Matteo, è Spotorno Rapsody. Riotto, ispiratissimo, salta da un albero all’altro, sale su ogni scala, scende in ogni pozzo, manda in onda trasmissioni senza audience e parafrasa infine gli stilnovisti per dedicare versi a madonna Maria Elena Boschi: “Tanto gentile e tanto onesta pare, la donna sua, quando ella altri saluta”. Joe e Fed risultano stracciati nella gara ed Emilio Fede si indigna e vuole dire la sua: “La piaggeria è una cosa seria. Ci vuole gusto, dignità, misura. Riotto e Severgnini esagerano. L’unico bravo è stato Fed Rampini, dategli la direzione del Casinò di Malta”.

 

Cantami o Matteo, è Spotorno Rapsody.Colpo di scena. Fed, un giornalista di levatura internazionale, inesorabile segugio qual è, scopre gli altarini di Johnny. In verità non ha faticato tanto, s’è fatto forte di una imbeccata elargitagli da Marcel, ossia Marcello Sorgi.

 

Cantami o Matteo, è Spotorno Rapsody. Fed, guidando un elicottero, ha raggiunto Marcel a Lipari ed è stato lì, nella regina delle Eolie, che Sorgi ha decrittato le poesie apocrife di Johnny per Renzi. “Non è farina del sacco di Riotta”. Quelle poesie, quei tweet, quelle liriche, hanno un gosthwriter: “E’ Sandro Bondi, lo pseduo-Riotto”.

 

Cantami o Matteo, è Spotorno Rapsody. Sebbene Renzi si sia pronunciato non si può procedere alla votazione. Si fa largo, passo passo, l’idea di nominare alla direzione Rai direttamente Sandro Bondi. Ma un inequivocabile aroma di pasta con le sarde prende possesso di viale Mazzini, di Saxa Rubra e perfino di via Asiago e di tutte le sedi Rai. Sono i fatti della realtà ad assegnare la vittoria. Poesia o non poesia, la direzione in Rai se la prende Marcel e al povero Johnny, more solito, non resta altro che leccare. E però non più Renzi, ma la sarda.

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