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Stampa migrante

Giornalisti in fuga dalle notizie chiedono asilo a Palazzo Chigi. Cronache drammatiche

27 Giugno 2015 alle 06:18

Sbarchi e invasioni. Ce n’è per tutti. Non solo profughi. Giornalisti filogovernativi cercano un approdo a Palazzo Chigi. Matteo Renzi vuole distribuirli in Europa – batte i pugni al tavolo dei grandi – ma nessuno, neppure Angela Merkel, accetta le quote.
Sbarchi e invasioni. Giornalisti in mano agli scafisti. Grande impressione suscitano nei servizi dei telegiornali le immagini dei reietti. L’ambasciata di Spagna presso lo Stato Vaticano li ha cacciati ed è così che Beppe Severgnini e Gianni & Riotto detto Johnny si ritrovano spiaggiati sugli scogli di Fontana di Trevi.

 

Sbarchi e invasioni. Giornalisti in fuga dalle notizie. Johnny, coi capelli sciolti, tra gli scrosci d’acqua fresca, si aggira per la vasca della fontana e grida: “Matteo, come here!”. Notevole per bellezza come Anitona, Johnny si strugge di desiderio mentre Severgnini, particolare come Anouk Aimée, con gli occhiali di charme di Maddalena, si abbandona a un eroticissimo spogliarello. Anche lui, come Johnny, chiama Renzi: “Come here!”.

 

Sbarchi e invasioni. Ce n’è per tutti. Anche Maria Teresa Meli, solitamente dura con Renzi, incredibilmente si svela filo-governativa e prende accordi con gli scafisti per arrivare a Palazzo Chigi e lì chiedere un permesso di soggiorno, anzi no, direttamente la cittadinanza (se non proprio lì, in alternativa a Saxa Rubra, al Tg3) visto che si lascia alle spalle – in Via Solferino – solo un teatro di guerra: “Luciano Fontana è peggio di Bashar el Assad”.

 

Sbarchi e invasioni. Ce n’è per tutti. Giornalisti filo-governativi cercano la salvezza a Palazzo Chigi. Un campo di raccolta è stato approntato in piazza di San Lorenzo in Lucina. I volontari, molti di loro boy-scout, hanno transennato i varchi da via del Corso, mentre la mensa organizzata da Bruno Vespa da Settimio all’Arancio attinge dalle provviste di Eataly, non certo di Esselunga, offrendo ai migranti di varie testate – molti vengono dalle strutture Rai – ogni genere di conforto: pomodori Sammarzano per Luigi De Siervo, melanzane cotognate per Luigi Gubitosi e cetrioli di Roccalumera a chi ne vuole.

 

Sbarchi e invasioni. Giornalisti in cerca di veline. Partecipano all’esodo anche i volti televisivi. Barbara d’Urso, con il labbruzzo pronto per il selfie, non si stacca dal suo canotto ormeggiato presso il recinto della colonna di Marco Aurelio di fronte alla galleria Sordi. Francesco Bei, firma di Repubblica, si aggrappa ai cordami e tenta anche lui di richiamare l’attenzione della Marina militare italiana sempre pronta a soccorrere i migranti.

 

Sbarchi e invasioni. Giornalisti in fuga dalle notizie. Siccome è una battaglia per la sopravvivenza c’è Massimo Giletti, nei pressi, intenzionato a sabotare il battello e deciso a farsi accogliere lui, all’ingresso, dove staziona Filippo Sensi, capo dei giornalisti di tutta Italia, a braccia aperte ma non troppo: “L’Europa non può lasciarci soli davanti all’emergenza”. Drammatico il racconto di Giletti: “Fuggo dalle rappresaglie di Lucia Annunziata”.

 

Sbarchi e invasioni. Ce n’è per tutti. Massimo Gramellini, vicedirettore della Stampa, ospite fisso di “Che tempo che fa”, approfitta dell’estate per fare la traversata via Po e poi si vede come. Chiede asilo al governo ma non c’è più posto. Straziante il racconto di Gramellini: “Mario Calabresi non aspetta altro che il ritorno di Silvio Berlusconi”. Anche Roberto D’Alimonte, ideologo dell’Italicum, editorialista del Sole 24 Ore, alla testa di un premio di coalizione e non di lista sbarca dalle banchine di Lungotevere de’ Mellini. Ma proprio non c’è posto. Commovente il suo faccino triste: “Non voglio essere una quota per l’Europa”.

 

Sbarchi e invasioni. Giornalisti in fuga dalle notizie cercano soccorso presso Palazzo Chigi. Renzi ne vuole solo una quota, gli esuberi devono andare in Europa e a costo di rubare la scena a Matteo Salvini dice no, decisamente no a Concita De Gregorio. Mica scemo, Renzi. Aveva visto bene. Dietro Concita – camuffato da vu cumprà – c’era Ignazio Marino. Con tanto di codazzo al seguito. Tutti rom.

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