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Tutti in cuffia

Di necessità si fa virtù e ci s’intercetta nei giornali, pure le telefonate tra Scalfari e Bergoglio

28 Marzo 2015 alle 06:27

Attentato alla libera stampa. Scatta il bavaglio. Vietata la pubblicazione delle intercettazioni. Le trascrizioni delle conversazioni sono proibite ma i giornaloni – tutti in cuffia – sanno già come aggirare il divieto. Ci s’intercetta tra giornali. Comincia, da par suo, il Corriere della Sera dove Beppe Severgnini, dalla schiena dritta, mimetizza le cimici tra i capelli della candida zazzera e se proprio non può ascoltare, coraggiosamente – e a schiena dritta – si gratta.

 

Attentato alla libera stampa, tutti in cuffia. Maria Teresa Meli, dalla centrale di Via Solferino, mette sotto controllo le utenze di tutti i colleghi della redazione politica. Particolarmente ghiotte sono le conversazioni tra Antonio Polito e Ernesto Galli della Loggia, sospetti di scarso entusiasmo verso le radiose giornate del governo Renzi.

 

Attentato alla libera stampa, scatta il bavaglio. I risultati non si fanno attendere. Polito dice a Della Loggia: “Federica Mogherini in Europa oscura, nel genio, nella visione e nella strategia, il miglior Von Metternich”. L’illustre editorialista, che pure è un grande storico, risponde con dei rumori fatti con la bocca, l’unico dei quali, ben distinto, è bum!

 

Attentato alla libera stampa, scatta il bavaglio. Tutti in cuffia e anche Angelo Panebianco, entusiasta delle nuove tecnologie liberali, piazza dei registratori nello studio di Piero Ostellino, in quel del Giornale. Una buona metà delle telefonate, però, è occupata da discussioni infinite su ritenute, versamenti, codicilli e anticipi sul contratto. Ma è proprio questo tema a interessare Panebianco.

 

Attentato alla libera stampa, scatta il bavaglio. Tomo tomo, cacchio cacchio, Marcello Sorgi, trovandosi a Torino, posiziona un radar ambientale verso l’ufficio di Yaki Elkann e trascrive così tutte le telefonate con Mario Calabresi giusto per vedere come va a finire; stessa cosa fa Massimo Gramellini che però, sensibile rispetto alle tecniche della persuasione dolce, incastra sul guanciale di Yaki un sensore persuasivo, assai suadente che lancia a intermittenza un messaggio neppure troppo subliminale: “Metti Mario a Solferino, lascia Massimo a Torino. Il Corriere sarà nei casini ma qui ti salva solo Gramellini”.

 

Attentato alla libera stampa, tutti in cuffia. Tomo tomo, cacchio cacchio, Sorgi spia ma Gianni & Riotto, detto Johnny, spia Marcel. Sorgi non lo sa ma l’intrepido Riotto, con abilità sorprendente, aiutandosi con gli uomini della Struttura Eta (derivata dalla Delta, rottamata a colpi di Mattinale in testa), è riuscito a collocargli una microspia nell’epidermide, precisamente sulla fronte da dove finalmente può carpire i più reconditi segreti del suo irriducibile avversario, anzi, il suo nemico numero uno, quello che lo supera sempre e in tutto, perfino nella sapiente messa in opera della pasta con le sarde.

 

Attentato alla libera stampa, scatta il bavaglio sulle intercettazioni. Di necessità si fa virtù e ci s’intercetta nei giornali. Giornalisti tutti all’ascolto. Alla Repubblica, per esempio, è tutto un trascrivere di telefonate tra Eugenio Scalfari e Papa Bergoglio. Lo scoop c’è tutto e il Santo Padre, infatti, col Fondatore va a ruota libera e senza peli sulla lingua dice: “Ma poi, con le elezioni del presidente della Repubblica, come finì? Non l’hanno ancora eletto il capo dello stato?”. Risposta di Scalfari: “Non me ne parli, Santità. Non me ne parli…”.

 

Attentato alla libera stampa, tutti in cuffia. Tutte le cimici hanno la tosse e un corredo di barbe finte viene offerto anche ai giornalisti televisivi che possono così procedere allo spionaggio e al controspionaggio. Alessandra Sardoni, star di “Omnibus”, novella Mata Hari, si mimetizza tra i figuranti del pubblico di “Agorà” e gli dà buchi grandi quanto una casa. Gerardo Greco, a sua volta, sfoggiando un importante paio di baffi e un turbante indiano buca col kriss le ruote dei taxi di tutti gli ospiti alla volta de La7. E’ solo Michele Santoro, però, a mandare in onda a “Servizio Pubblico” l’audio delle intercettazioni. La telefonata più ghiotta è quella tra Paolo Mieli e Giuliano Ferrara. Eccola: “(Omissis)”.

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