Magia e cyberspazio

Edoardo Camurri

Il mondo senza Immaginazione si ritrova altrove, nel web. Ed è lì che si sono rifugiati i maghi

In questi articoli di 2666 stiamo provando a capire come la pandemia stia accelerando le tendenze fondamentali dei nostri tempi sintonizzandosi sulla configurazione della realtà come prodotto di quella che abbiamo chiamato Macchina algoritmica.

 

Nel corso di questi mesi abbiamo descritto alcuni movimenti che ora, per provare a fare avanzare il discorso, è necessario riassumere in alcuni punti.

1) La Macchina algoritmica estrae dati dai nostri comportamenti e crea una copia digitale di noi stessi, al fine di conoscerci e prevederci.

2) Questa copia digitale ha la tendenza interna a sostituirsi a noi stessi; quando la sostituzione avverrà, la Macchina non avrà più bisogno di prevederci, ma solo di programmarci operando direttamente sul nostro fantoccio digitale, come in un rito Voodoo.

3) Questa struttura crea uno stato d’ipnosi collettiva; ed è rafforzata dalla tendenza di questi anni dominati dalla politica della paura e dell’ansia (Trump, Bolsonaro, Orbán, Brexit, Putin, eccetera).

4) I dati sull’importante diffusione del consumo di psicofarmaci come antidepressivi e ansiolitici indicano che la struttura mentale di una parte considerevole della popolazione è sintonizzata lungo questa corrente.

5) La farmacologia deve dunque diventare anche una categoria interpretativa della politica.

6) La pandemia ha accelerato queste tendenze: giustifica e legittima il controllo digitale della sorveglianza e aumenta lo stato di paura e di ansia preesistente.

7) Il movimento contrario a tutto questo dovrebbe quindi costruire un’antropologia dell’imprevedibilità e dell’irriconoscibilità attraverso il ritorno a esperienze che, in altri tempi e contesti, avevano reagito a situazioni analoghe: la risposta del dadaismo e delle avanguardie artistiche alla mobilitazione totale della Prima guerra mondiale; la controcultura psichedelica degli anni Sessanta; la presenza carsica e continua dell’antico gnosticismo.

 

Questa contrapposizione, questa guerra spirituale, si sta combattendo soprattutto sul campo dell’Immaginazione, un intermondo la cui scomparsa, insegnava il grande filosofo francese Henry Corbin, segnala “una catastrofe dello spirito”. L’immaginazione è un luogo dello spirito che sta in mezzo, tra le percezioni sensibili e l’astrazione intellettuale, ed è sempre stata al centro, almeno fino al grande romanticismo tedesco, dell’attenzione filosofica. Questo intermondo rende possibile alla materia della realtà esterna, di cui veniamo in contatto con gli organi percettivi, di spiritualizzarsi e, contemporaneamente, di dare figura e dimensione ai concetti astratti, alle forme intelligibili che pensiamo. L’immaginazione dà insomma forma al mondo; e se senza immaginazione si perde la forma del mondo, allora potremmo dire che il mondo scompare per trovare un proprio luogo altrove, esternalizzato, probabilmente nella Macchina algoritmica e nel cyberspazio, parodia dell’Immaginazione: l’Immaginazione, come lo spazio digitale, è infatti uno schema, una matrice, una rete; è il regno dove si scatenano i significati.

 

Ora, il punto su cui è necessario focalizzarsi è il seguente: l’Immaginazione è anche lo spazio dove la magia è possibile. Se nell’Immaginazione ciò che è corporeo diventa spirituale e ciò che è spirituale diventa corporeo, allora l’immaginazione è il punto d’incontro tra i due domini opposti del mondo: è il luogo dove la materia e lo spirito si incontrano. E’ il vecchio sogno della magia: fare cose con le parole. Le parole denotano oggetti del mondo esterno e i vecchi maghi provavano a utilizzare le parole per cambiare, secondo i propri desideri, attraverso sortilegi e formule, la realtà che li circondava. E’ l’antico principio, già sottolineato da Aristotele, secondo cui le lettere sono come gli atomi che compongono la materia: muta una lettera e muterai anche la materia. E’ la storia del Golem del ghetto di Praga: il Golem riceve la vita o subisce la morte quando il rabbino cambia una sola lettera nel sigillo che porta impresso in sé. Questa idea è ovviamente non realistica se escludiamo dalla sua possibilità, catastrofe dello Spirito, la presenza dell’Immaginazione. Se la materia e lo spirito appartengono a due regni distanti e inconciliabili, la magia è impossibile, perché la frattura tra il desiderio e la materia non è colmabile. Ma se l’Immaginazione torna a essere il centro della riflessione e viene riconquistata e abitata, allora troviamo un punto di incontro dove la parola e ciò che essa denota si avvolgono dello stesso ardore. E’ nel mondo immaginale che la magia trova le sue condizioni di possibilità, ed è per questo che chi ha studiato e affrontato con serietà la questione dell’immaginazione parlava anche di magia con ostinazione: dai mistici a Giordano Bruno, da Goethe a Novalis. Sembrano riflessioni da eruditi fuori dal tempo e tendenti alla schizofrenia, da antiquari di bizzarrie, ma non è questo che importa. Vivere significa essere in pericolo e il ridicolo è un rischio che si può correre sorridendo. Il punto è un altro: se oggi l’Immaginazione è stata esternalizzata nella parodia del cyberspazio, allora significa che la magia si è incarnata in quel mondo digitale e che oggi il web è il mondo in cui si sono rifugiati i maghi. E’ questo l’orizzonte nel quale oggi si gioca la partita che 2666 sta provando a raccontare disegnandone la mappa. Viviamo in tempi interessanti. Tutti i grandi attori della storia dell’uomo, maghi, sciamani, tecnofili, mistici, filosofi, approfittatori e pazzi visionari sono stati convocati per affrontarli.

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