Doctor Health

Bastano cinque giorni di sospensione dei lavori al Congresso che Barack Obama approva una nomina delicata per aggirare l’approvazione parlamentare. Ieri il presidente ha confermato Donald Berwick nel ruolo di amministratore dei programmi di Medicare e Medicaid, che gestiscono i servizi sanitari per bambini, anziani e persone sotto una certa soglia di reddito.
24 AGO 20
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Bastano cinque giorni di sospensione dei lavori al Congresso che Barack Obama approva una nomina delicata per aggirare l’approvazione parlamentare. Ieri il presidente ha confermato Donald Berwick nel ruolo di amministratore dei programmi di Medicare e Medicaid, che gestiscono i servizi sanitari per bambini, anziani e persone sotto una certa soglia di reddito. La Costituzione permette al presidente di riempire i posti vacanti anche senza il Congresso, per evitare il rischio che un prolungato ostruzionismo ritardi le nomine troppo urgenti per essere rimandate. Quella di Berwick è stata annunciata ad aprile, messa in congelatore e saggiamente tirata fuori nella tradizionale pausa parlamentare dopo la festa del 4 luglio: tempismo perfetto che la Casa Bianca ha scelto perché il posto è strategicamente rilevante e il dottor Berwick è persona controversa.

Nella riforma sanitaria di Obama, che impiegherà almeno quattro anni a entrare in vigore, l’amministratore dei servizi che già prima erano universalmente garantiti diventa la figura di riferimento per l’intero sistema. A lui toccherà far quadrare un bilancio più ricco di quello del Pentagono e, visto che l’ideale obamiano della copertura universale non è a buon mercato, il lavoro dello “zar” della Sanità consisterà principalmente nell’organizzare i tagli. Donald Berwick è una rock star della medicina. Professore ad Harvard, presidente di una organizzazione no profit, pediatra di successo e smagato amministratore della macchina sanitaria: quello di Berwick è un curriculum imponente maturato negli ambienti più democratici e relativisti della costa est, brodo ideologico in cui è proliferato il grosso dell’Amministrazione Obama. Il superprofessore ha le idee chiare su come far quadrare i conti di una riforma che sta facendo disperare all’unisono l’ufficio budget del Congresso e quello della Casa Bianca: seguire il modello inglese, ovvero tagliare sulle cure di fine vita, diminuire l’assistenza agli anziani, aumentare la discrezionalità sul trattamento dei malati terminali. Cioè tagliare drasticamente sul capitolo di spesa che, dice il presidente, “occupa l’80 per cento della spesa sanitaria complessiva”. L’autunno scorso il settimanale Newsweek ha riassunto il concetto sotto un titolo provocatorio e molto sincero: “Perché ammazzare la nonna”.

Nel 1992 Berwick ha scritto sul Washington Post di essere “innamorato” del servizio sanitario britannico, per il quale prova un’attrazione “romantica”, visto che è “generoso, pieno di speranza, gioioso e giusto”. Fare di un qualsiasi sistema sanitario l’oggetto dell’amor cortese è audace, prendere fra tutti quello britannico può essere la spia di un vizio ideologico. Berwick si è prodigato in tutti gli ambienti per cantare la lode progressista dell’orwelliano Nice, l’istituto nazionale per la salute e l’eccellenza clinica, modello di riferimento per tutti i sistemi sanitari a copertura universale finito fuori controllo perché a forza di tagliare spese, le vite dei pazienti, specialmente degli anziani e dei malati terminali, si sono accorciate, i medici hanno preso il sopravvento sulle decisioni riguardo al fine vita e in nome della razionalizzazione dei costi qualsiasi pratica viene giustificata. Le associazioni pro life e i repubblicani hanno criticato invano la campagna filobritannica e anche lo scrittore liberal Nat Hentoff si è detto contrario a un sistema in cui il governo “decide quali cure può sostenere e quali no”. Cioè quali pazienti vale la pena curare e quali no. Il background ideologico di Berwick lo avvicina al pensiero del grande avvocato radicale dell’eutanasia, Peter Singer, e anche da una prospettiva esclusivamente politica molti non sono convinti della nomina. La sua bandiera è la redistribuzione della ricchezza, il suo motto nella sanità è “togliere ai ricchi per dare ai poveri”. Obama ha messo la sanità in mano a un Robin Hood snob e assistenzialista che proverà a tagliare la spesa sanitaria lavorando sui costi umani.