Alice va a Stoccolma
Mi piacciono i racconti perché non c’è spazio per nascondersi”. Preferiamo mantenere anonima la citazione, per adeguarci ai tempi useremo la formula “fan numero 1 di Alice Munro”. Nei racconti lo scrittore lavora senza rete, non può ricorrere ai trucchi e agli inganni, né travolgerci con troppe parole. O è bravo, oppure lo sgamiamo subito. Gli ammiratori dal numero 2 in poi, e siamo un bel gruppetto, portano altre motivazioni. Nel racconto “Nemico, amico, amante…” abbiamo letto che una signorina lentigginosa “aveva i denti tutti ammucchiati davanti, come se stessero per litigare” (folgorazione: lì abbiamo capito che il problema delle descrizioni non sta nella concorrenza con il cinema, ma nello scarso talento dei romanzieri).
22 AGO 20

“Mi piacciono i racconti perché non c’è spazio per nascondersi”. Preferiamo mantenere anonima la citazione, per adeguarci ai tempi useremo la formula “fan numero 1 di Alice Munro”. Nei racconti lo scrittore lavora senza rete, non può ricorrere ai trucchi e agli inganni, né travolgerci con troppe parole. O è bravo, oppure lo sgamiamo subito. Gli ammiratori dal numero 2 in poi, e siamo un bel gruppetto, portano altre motivazioni. Nel racconto “Nemico, amico, amante…” abbiamo letto che una signorina lentigginosa “aveva i denti tutti ammucchiati davanti, come se stessero per litigare” (folgorazione: lì abbiamo capito che il problema delle descrizioni non sta nella concorrenza con il cinema, ma nello scarso talento dei romanzieri). In un altro – scelto da Sarah Polley per il suo film con Julie Christie, “Lontano da lei” – i primi sintomi dell’Alzheimer sono foglietti gialli appiccicati ai cassetti in cucina: Posate, Strofinacci, Coltelli. “Non bastava aprirli?”, pensa il marito, senza badarci troppo.
Pochi premi Nobel vanno a segno. E’ capitato l’anno scorso con il cinese Mo Yan, ricapita quest’anno con la canadese Alice Munro. Gli accademici svedesi, solitamente contorti nelle loro motivazioni – per intima convinzione e per necessità, quando si premiano Elfride Jelinek o Herta Müller bisogna pur mascherarne la pochezza – stavolta hanno parlato in maniera comprensibile: una campionessa della short story. Meglio lasciarlo in inglese: non indica soltanto un racconto di poche pagine ma un genere pregiatissimo.
Niente effetti speciali, nei racconti di Alice Munro. Bastano le parole giuste al posto giusto, sommate a un grande spirito di osservazione (con la perfidia che ne segue: impossibile guardare gli altri e trovarli completamente di nostro gradimento). Non ha interesse per il proprio ombelico, lo sperimentalismo non sa dove stia. Fa venire in mente i racconti di Cechov: non tanto per la secchezza quanto per la bravura nel cominciare storie che sembrano banali, e rigirarle in tragedia poche righe dopo. Storie di famiglie, di litigi, di bambini, di delusioni, di amori quasi mai felici, di signorine che cercano di cavarsela in città, di maschi che “se si portano il lavoro a casa, la casa si risistema intorno a loro” (provate a farlo da femmine, non c’è verso). Fa da sfondo il Canada, ma potremo essere dappertutto. In occidente, certo: per l’esotismo rivolgersi al National Geographic. Il Meridiano Mondadori (finalmente, le raccolte complete escono da Einaudi) celebra una scrittrice per lettori, in controtendenza con la sfinente categoria degli scrittori amati solo da altri scrittori. Tipacci convinti che la letteratura sia uno sport competitivo. Tu non hai messo la punteggiatura? E allora io non vado mai a capo. Tu hai saccheggiato il dizionario? E allora io le parole me le invento.
Alice Munro racconta di aver sempre voluto scrivere, in mancanza di altri talenti casalinghi. Primo tentativo: cambiare il finale a “La sirenetta” di Hans Christian Andersen. Le sembrava troppo triste, uscì a correre in giardino, strinse i pugni, si convinse che la storia aveva un lieto fine. Curioso debutto per una scrittrice capace di frasi strazianti senza preavviso. Tocca ora rivelarvi come si chiama il fan numero 1: è il molto detestabile Jonathan Franzen, da imbavagliare ogni volta che parla di Twitter o di internet. Su Alice Munro ha le idee chiare, e – fino all’altro ieri – non era neppure invidioso.