L’imbarazzo di Carlo F.

I dubbi su Renzi di un gufo intelligente di sinistra, ma berlusconiano
21 AGO 20
Immagine di L’imbarazzo di Carlo F.
Spiega al giornalista del manifesto che “la forza di Renzi sta nell’abolire i corpi intermedi” (copyright Cerasa), condivide con il quotidiano comunista l’impressione che il renzismo guascone e bonaccione sia in crisi, l’ultima Leopolda sembrava un meeting aziendale. Dice che “intorno a Renzi crescono piazze che intralciano la sua contemporaneità digitale”, gran nebulosa verbale da ancien régime semiologico francese per mascherare l’imbarazzo odierno e tutto italiano di un gufo intelligente. Imbarazzo, ma di che? Carlo Freccero, uno degli intellò consapevoli che hanno innestato l’Italia nella televisione di Berlusconi fino a farne un tutt’uno, ma che ama rimanere un uomo di sinistra, anche la più becera, e la sua RaiDue di militanza à la “Ottavo nano” fu tra le più antiberlusconiane che si ricordino, è costretto a dire: “Mi colpiva la differenza tra Renzi e Berlusconi a proposito del rapporto con la minoranza”. Perché “con Berlusconi nel nostro immaginario si instaura l’equazione fra democrazia diretta e dittatura della maggioranza”, invece con Renzi, con Renzi che è di sinistra, accade qualcosa di nuovo, “le minoranze sono sempre recuperabili”.
E un po’ sì, gli tocca dire che Renzi all’Italia e alla sinistra ha fatto bene, ha tolto ipocrisia, si è schierato con chi crea lavoro. Ma poi tra Steve Jobs e Landini sceglie Landini, lui che pure sa che “la tv generalista è per tamarri e anziani”, esattamente come la Cgil. Dice che “Renzi fa un racconto consolatorio, come una soap opera”. Ma non abbocca. Lui che le soap le conosce e sa che il meccanismo base del lieto fine è l’agnizione (“Papà!”, “Pinocchio!”), non ci riesce, è imbarazzato. Lui che nella sinistra italiana ha portato giovanilismo, provocazione, sperimentazione, cioè il berlusconismo, non riesce a riconoscere che Renzi è di sinistra. Ma un’altra sinistra.