Hamilton accetta l’accusa di infedeltà alla moglie, ma non al suo paese

Le successive lettere di Reynolds tornavano sullo stesso piano, uno schema per guadagnare economicamente da una parte dalle mie passioni e dall’altra dalla mia paura di essere scoperto […]. Queste lettere, nel loro complesso, danno un’idea esauriente della natura delle mie transazioni con i Reynolds: un legame amoroso con la moglie scoperta, o fintamente scoperta dal marito, che mi ha costretto a una composizione pecuniaria con lui, lasciandomi inoltre nel timore di essere scoperto, cosa che era lo strumento per estorcermi di tanto in tanto dei “prestiti forzati”.
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21 AUG 20
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Le successive lettere di Reynolds tornavano sullo stesso piano, uno schema per guadagnare economicamente da una parte dalle mie passioni e dall’altra dalla mia paura di essere scoperto […]. Queste lettere, nel loro complesso, danno un’idea esauriente della natura delle mie transazioni con i Reynolds: un legame amoroso con la moglie scoperta, o fintamente scoperta dal marito, che mi ha costretto a una composizione pecuniaria con lui, lasciandomi inoltre nel timore di essere scoperto, cosa che era lo strumento per estorcermi di tanto in tanto dei “prestiti forzati”.
[Hamilton racconta successivamente di come, nel dicembre 1792, si presentino nel suo ufficio tre membri del Congresso, F. A. Muhlenberg, J. Monroe e A. Venable, sostenendo di essere a conoscenza dei rapporti equivoci tra lui e i Reynolds.]
Fu il signor Muhlenberg a parlare. Introdusse l’argomento dicendo che avevano scoperto un legame decisamente disdicevole tra me e un certo signor Reynolds. […] Io risposi spiegando le circostanze della mia relazione con la signora Reynolds e le sue conseguenze, confermandole con documenti. […] Il risultato fu una piena e inequivoca soddisfazione dei dubbi dei tre gentiluomini e la richiesta di perdono per il disagio e l’imbarazzo che mi avevano causato […]. Le cose rimasero ferme fino alla pubblicazione dei volumi V e VI della storia degli Stati Uniti per il 1796. […] Ammetto che rimasi stupito quando lessi nel V volume questa frase equivoca dei tre membri del Congresso: “Lo lasciammo con l’impressione che i nostri sospetti fossero svaniti”, il che sembrava implicare che il nostro incontro era stato una messa in scena, e che l’impressione ricavatane non era stata reciproca. L’insinuazione del doppio gioco mi fece infuriare.
[Hamilton spiega come lo scandalo sia stato “tenuto in caldo” dai suoi oppositori politici, e usato contro di lui ben quattro anni dopo con la pubblicazione dei documenti sui giornali]
Se le dichiarazioni di uomini come Reynolds sono volte a condannarmi, la questione è chiusa. Non c’è bisogno di elaborate deduzioni di parte delle loro asserzioni per arrivare a capire cosa vogliono dire nel loro complesso. Se sono degne di credito sono colpevole. Se non lo sono, tutti i particolari scabrosi tratti dalle loro storie sono puro artificio e non hanno senso. Ma nessun uomo che non sia debosciato quanto loro gli crederà, indipendentemente dalla conferma che ne potrebbe derivare dai documenti scritti […].
Si è detto che il timore che la mia relazione amorosa diventasse pubblica non era una causa sufficiente per la mia mansuetudine nei confronti di Reynolds, e che non avevo niente da perdere se non la mia reputazione di castità di cui il mondo aveva in precedenza ampia conferma. Non entrerò sulla questione della fondatezza di questa opinione. E’ sufficiente dire che c’è una grossa differenza tra vaghe indiscrezioni e sospetti e l’evidenza dei fatti. Nessun uomo di dotato di qualche principio, visto lo stato dei costumi in questo paese, vorrebbe avere attaccata su di sé con certezza l’idea dell’infedeltà coniugale. Saprebbe che questo lo danneggerebbe ingiustamente davanti a una considerevole e rispettabile porzione della società. Soprattutto, nessun uomo felice per una moglie eccellente potrebbe sopportare senza grandissimo dolore il dispiacere che un disvelamento dei fatti, in particolare un disvelamento pubblico, potrebbe arrecarle. La verità è che temevo moltissimo di essere scoperto, e che per evitarlo ero disposto a fare grandi sacrifici. E’ vero che cercai con ogni mezzo di fare in modo che Reynolds mantenesse il segreto, ma come potevo immaginare che da un momento all’altro questi, a prezzo della mia disgrazia, sarebbe finito al soldo di un partito che ha come obiettivo principale quello di distruggere la mia persona!
Il desiderio di spazzare via completamente queste calunnie mi hanno portato a un’esposizione estremamente particolareggiata delle stesse, ma sono sicuro che fosse necessario. La semplice lettura delle lettere di Reynolds e di sua moglie sono sufficienti per convincere anche il peggiore dei miei nemici che non c’è niente di male nella vicenda, se non un amore irregolare e corsaro. Per questo mi inchino alla censura che questo atto merita. Ma ho pagato molto severamente per questa follia, che non posso ricordare senza disgusto e commiserazione. Sembrerebbe affettazione aggiungere altro. (6. fine)