Dossier illegali, condannato Tronchetti Provera

Marco Tronchetti Provera è stato condannato dal tribunale di Milano a un anno e 8 mesi per ricettazione nell'ambito della vicenda Kroll collegata all'inchiesta sui "dossier illeciti". La sentenza nei confronti del presidente di Pirelli è stata emessa dal giudice monocratico Anna Calabi. L'accusa di ricettazione era inserita in uno dei capitoli dell'indagine sui dossier. L'accusa aveva inizialmente chiesto per l'imprenditore 2 anni di reclusione. Tronchetti dovrà inoltre risarcire 900 mila euro a Telecom. Leggi anche Fonsai, arrestata la famiglia Ligresti
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20 AUG 20
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Marco Tronchetti Provera è stato condannato dal tribunale di Milano a un anno e 8 mesi per ricettazione nell'ambito della vicenda Kroll collegata all'inchiesta sui "dossier illeciti". La sentenza nei confronti del presidente di Pirelli è stata emessa dal giudice monocratico Anna Calabi. L'accusa di ricettazione era inserita in uno dei capitoli dell'indagine sui dossier illeciti. L'accusa aveva inizialmente chiesto per l'imprenditore 2 anni di reclusione. Tronchetti dovrà inoltre risarcire 900 mila euro a Telecom. Cuore del processo, un cd di dati raccolti dall'agenzia di investigazione Kroll e poi hackerati dalla Security di Telecom allora guidata da Giuliano Tavaroli. Per l'accusa, Tronchetti era consapevole della provenienza illecita di quei dati. Contro Tronchetti, secondo l'accusa, non ci sono solo le dichiarazioni di Tavaroli, secondo il quale, l'allora numero uno del gruppo di tlc diede l'ok all'invio dei file dal Brasile, ma anche una serie di "riscontri documentali e testimoniali", tra cui la versione dell'ex investigatore privato Fabio Ghioni.
Secondo il pm, nel 2004 ci fu una riunione tra Tavaroli, Tronchetti Provera e gli avvocati Francesco Mucciarelli e Francesco Chiappetta, nella quale si fece il punto sul modo in cui erano stati acquisiti i dati. E' lo stesso manager, per il pm, ad ammettere con alcune dichiarazione le sue responsabilità. Tesi respinta dallo stesso numero uno di Pirelli, nelle dichiarazioni spontanee del 18 marzo scorso, e ribadita nella scorsa udienza dal legale Roberto Rampioni, che ha chiesto l'assoluzione perche' il fatto non sussiste.
Nella sua arringa si è scagliato contro l'accusa che "al criterio di ragione sostituisce l'opinione personale, del tutto sganciata da risultanze processuali". Per la difesa Tavaroli "è un teste ambiguo, anche per la stessa accusa, tradotto: è poco attendibile o lo è a tratti". Oggi il verdetto: Tronchetti è colpevole.