Il virus (anonymous) del Pd, perché i ciuchi non hanno privacy

“Siamo in guerra”, queste le parole di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ripetute in ogni piazza italiana da un anno a questa parte. Una guerra è iniziata davvero, ed è una “guerra” che ha assunto le fattezze di una Wikileaks all’italiana, e questa volta l’oggetto dello scandalo sono proprio le due menti del M5s. Alcuni hacker, che si firmano con il simbolo di Anonymus e con quello del Pd, hanno chiesto trasparenza al Movimento 5 stelle e la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi dei due fondatori con la rendicontazione dei guadagni del blog beppegrillo.it, da sempre sconosciuti. “Vi abbiamo osservato per lungo tempo”, recita il video di rivendicazione degli hacker, “abbiamo studiato ogni vostra mossa. Rizzini Il virus del grillismo in “occupyPd” (e i Cinque stelle scongelati da Letta) di Antonio Amorosi
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18 AUG 20
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“Siamo in guerra”, queste le parole di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ripetute in ogni piazza italiana da un anno a questa parte. Una guerra è iniziata davvero, ed è una “guerra” che ha assunto le fattezze di una Wikileaks all’italiana, e questa volta l’oggetto dello scandalo sono proprio le due menti del M5s. Alcuni hacker, che si firmano con il simbolo di Anonymus e con quello del Pd, hanno chiesto trasparenza al Movimento 5 stelle e la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi dei due fondatori con la rendicontazione dei guadagni del blog beppegrillo.it, da sempre sconosciuti. “Vi abbiamo osservato per lungo tempo”, recita il video di rivendicazione degli hacker, “abbiamo studiato ogni vostra mossa. E siamo rimasti delusi. Un movimento che poteva portare una speranza è finito per arricchire pochi”. E allora è iniziato l’attacco: ogni settimana “renderemo visibili sul Web le mail private dei parlamentari a 5 stelle”.
La prima a cadere nella Grilloleaks è la deputata emiliana Giulia Sarti. “E’ tutta una bufala”, aveva replicato appena saputo del caso, ricredendosi solo poche ore dopo. Da mercoledì scorso sono sul Web 7.684 sue email, messaggi che vanno dal novembre 2007 al 18 aprile 2013. Un conto alla rovescia scandisce la pubblicazione, entro la nuova settimana, della corrispondenza elettronica privata di un altro parlamentare. Le mail finora messe in rete sono state rimosse, ma un vasto popolo di curiosi e cronisti ha avuto modo di accedervi. Come in tutte le Wikileaks, nella posta dei parlamentari grillini c’è soprattutto molta fuffa. Ma per un movimento che ha fatto della trasparenza (altrui) e della segretezza (propria) la propria ideologia, il contrappasso può essere pericoloso. Perché infatti queste dichiarazioni su conti e guadagni sarebbero così importanti? E perché gli hacker agiscono proprio sui parlamentari? Perché emerge una necessità di trasparenza di fronte a un’anomalia. Grillo e Casaleggio non sono figure istituzionali, o politiche elette, quindi possono non essere sottoposte alla stessa trasparenza richiesta ai parlamentari. Ma allo stesso tempo sono loro a determinare come verranno gestiti i circa 81 milioni di euro destinati per 5 anni al gruppo parlamentare del Movimento. E dalle mail si comprende come i 5 stelle in Parlamento siano ben consapevoli dell’anomalia.
Molte delle corrispondenze hanno a che fare con l’attività politica e organizzativa del M5s, con attivisti e parlamentari coinvolti, che parlano di meetup, delle elezioni o che hanno come mittente e ricevente i fondatori, Grillo e Casaleggio o la Casaleggio Associati. In una serie di email la discussione si accende. Tra i problemi più gravi, non c’è l’elezioni del presidente della Repubblica o di un eventuale governo, ma la gestione delle risorse economiche e le collocazioni interne al Movimento. Tra queste proprio quella dei responsabili della comunicazione. Una deputata attacca sull’impresentabilità dell’ormai noto camionista videomaker Nik il Nero, poi nominato nello staff del Movimento. Un’altra prepara un dossier da far arrivare direttamente alla Casaleggio Associati su Nik. Mentre la moglie del videomaker camionista (consigliere di quartiere dimissionaria dopo una recente Wikileaks bolognese) si congratula per l’abbandono del lavoro su strada del consorte. Poi spunta la questione chiave: gli attivisti per candidarsi alle elezioni politiche hanno dovuto sottoscrivere un accordo al buio: la struttura di comunicazione viene designata dal solo Beppe Grillo e le risorse dei gruppi parlamentari sono utilizzate per assumerne i componenti. E lì emerge un contenzioso con i 5 stelle in Parlamento. Uno di loro dice di aver parlato con la Casaleggio Associati e che, come da contratto sottoscritto, ci sia poco da fare. Nel momento della candidatura saranno loro (la Casaleggio) e solo loro a decidere chi sono i comunicatori da nominare, e non i parlamentari eletti che non hanno potere. Questi, al massimo, possono sottoporre dei curricula.
Un altro degli onorevoli grillini confida a una collega di aver discusso direttamente con Casaleggio e che il guru si sarebbe detto d’accordo sul fatto che i deputati possano trovare un modo per incontrare i cittadini. Quasi che l’eventualità sia una concessione. Grillo ha più volte affermato che lui e Casaleggio non dettano “la linea”. Si sentono al telefono con i parlamentari per dar loro “conforto” e per sostenerli. “La credibilità in rete ha un valore esplosivo”, scrivono, “deriva dall’esempio, dal far seguire alle parole i fatti, dal comportamento, dalla coerenza. La memoria della rete è eterna”. Pare che i misteriosi “Anonymus del Pd” li abbiano presi sul serio.
di Antonio Amorosi