Nessuna opzione esclusa con l’Iran
Oggi si conclude il viaggio in Israele di Silvio Berlusconi con il discorso davanti al Parlamento di Gerusalemme. E’ un’occasione importante per ribadire con forza quel che il premier ha già detto in questi giorni: ci vogliono “sanzioni forti” per il regime di Teheran che ammazza oppositori e non vuole trattare con la comunità internazionale, neppure quando questa offre più di quanto dovrebbe, come è successo in questi ultimi mesi all’Agenzia atomica dell’Onu e come è successo – secondo indiscrezioni americane – qualche giorno fa con l’intermediazione (fallita anche questa) del Giappone. Leggi L’italiano più amato a Gerusalemme
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17 AUG 20

Oggi si conclude il viaggio in Israele di Silvio Berlusconi con il discorso davanti al Parlamento di Gerusalemme. E’ un’occasione importante per ribadire con forza quel che il premier ha già detto in questi giorni: ci vogliono “sanzioni forti” per il regime di Teheran che ammazza oppositori e non vuole trattare con la comunità internazionale, neppure quando questa offre più di quanto dovrebbe, come è successo in questi ultimi mesi all’Agenzia atomica dell’Onu e come è successo – secondo indiscrezioni americane – qualche giorno fa con l’intermediazione (fallita anche questa) del Giappone.
La Repubblica islamica non collabora, non si può far finta di niente come già si fece quando si impose, nel 1939, lo spirito di Monaco. Il regime non può essere tollerato e l’opposizione al regime ha bisogno di sentirsi forte dell’appoggio di una comunità internazionale il più possibile granitica e aggressiva. Per agire in modo tangibile, è necessario colpire laddove l’Iran è debole – la raffinazione del petrolio, per esempio – e far sì che l’isolamento sia effettivo: l’Italia, Eni in testa, ridurrà gli scambi commerciali, così come ha fatto già la Germania, e soprattutto farà pressioni su Mosca affinché il pacchetto di sanzioni al Consiglio di sicurezza dell’Onu prenda forma e lo faccia in tempo utile. L’arsenale diplomatico deve essere schierato con tutta la sua forza – per un regime economicamente dissestato può essere decisivo – e deve necessariamente mostrare compattezza: ogni tentennamento di Cina e Russia non fa che scheggiare il lavorio di Israele, dell’America e dei suoi alleati come l’Italia, che pagherà – se darà seguito alle sue parole – un prezzo molto alto per essere coerente con la strategia occidentale.
Berlusconi è consapevole di questa responsabilità e ha dimostrato in questa visita grande determinazione nel voler andare fino in fondo. Ancor più forza, coraggio e visione strategica dimostrerebbe oggi se, davanti alla Knesset, ribadisse che con l’Iran è necessario fare sul serio e che nessuna opzione deve essere esclusa dal computo degli interventi decisivi. Nessuno vuole un’azione militare, ha detto ieri Berlusconi, a parte il regime di Teheran naturalmente, che non perde occasione per mostrare il proprio sfrontato disprezzo nei confronti delle regole della comunità internazionale di cui fa parte. Non si può essere credibili e determinati fino in fondo se non si ha la forza di dire: per impedire che Teheran abbia l’atomica siamo pronti a tutto, anche al peggio.