Il pronto soccorso ospedaliero

Ecco alcune riflessioni ovvie e qualche smagliante luogo comune che non possiamo non snocciolare.
16 AGO 20
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- È un girone dell'inferno. Convenirne.
- Gli extracomunitari sono trattati peggio degli altri e non tanto per la qualità dei servizi a cui riescono ad accedere, quanto perché gli viene comunemente dato del tu. Stigmatizzare l'implicito razzismo.
- Dopo quattro ore di attesa, tuonare minacciando di andare a sporgere denuncia ai carabinieri. Un classico.
- Dissertare a braccio sul rischio di cinismo che comporta il lavorare in questi posti. Replicare che è una forma di autodifesa.
- Una delle più evidenti dimostrazioni che la sofferenza non redime in alcun modo.
- Parlare di umanità dolente attesta sensibilità e compassione nei confronti del prossimo.
- Aiutarsi a trascorrere il tempo cercando di captare i dialoghi più surreali tra pazienti e infermieri. Tuttora insuperato: "Che cosa le fa male?" "Voi."
- Se la discussione tra paramedico e paziente avviene in romanesco le possibilità che evolva in una rissa sono più elevate che in altri dialetti.
- Raccontare di avere atteso ben (inserire un numero sempre altissimo) ore prima di essere visitati da un medico scortesissimo. Deprecare.
- Trovare sommamente irritanti quelli che si stupiscono se trovano un infermiere o un medico gentile. Desumerne quello sfascismo assai condannato in questi tempi di rilancio dell'orgoglio nazionale.
- Lamentare che nessuno ti dice mai niente e che se lo fanno si esprimono a monosillabi incomprensibili che, in ogni caso, significano solo: "Aspetti qui."
- Ammirare il paziente che sa far valere i propri diritti e osa chiederne a gran voce il rispetto. Notare che, parallelamente, c'è sempre qualcuno che disapprova. Di seguito dissertare sulla specialità tutta italiana di riuscire a trovare sempre nuovi motivi per frammentarsi in gruppi vieppiù microscopici.
- Chiedersi se i pronto soccorsi siano tutti progettati da uno stesso studio di architettura che riesce a unire in una cifra stilistica originale e riconoscibilissima scomodità e squallore. Vibrare di sdegno per le porte di anodizzato e i bagni senza chiave.
- Compiangere gli operatori sanitari che devono lavorare a continuo contatto con la sofferenza. Non dimenticare mai di dire: "Ti deve proprio piacere". (Vedi seguente)
- Io non lo farei mai.
- Comprendere intellettualmente il disagio di alcune persone sfortunate che non sanno controllare la propria sguaiatezza, tuttavia provare intensissimo il desiderio di zittirle a bastonate. Non condividere le proprie pulsioni oscure.
- Ricordare con malcelato orgoglio che il nostro Servizio Sanitario Nazionale è, comunque, uno dei migliori al mondo.
- Raccontare come se se ne fosse venuti a conoscenza di prima mano, di persone presentatesi nel cuore della notte con strani oggetti incastrati nel retto. Molto comuni cetrioli, zucchine, patate e gli ortaggi in genere. Più sofisticati: spazzole per le scarpe, cellulari e attrezzi da cucina. Continuare a soggetto. Meglio se gli aneddoti hanno toni subdolamente boccacceschi.
- Fondamentale non mancare mai di dire: "Siamo proprio in Italia!"