“Se invece che scrivere libri componesse musica, sarebbe il primo vero compositore postmoderno. un artista per cui questo termine così abusato potrebbe avere un senso”
E’ lui il rosenkavalier
Per capire il rapporto di Alberto Arbasino con la musica e “soprattutto con il teatro musicale – dice al Foglio il grande critico Mario Bortolotto – bisogna andare alle prime pagine dell’‘Anonimo lombardo’”. Sono quelle in cui il protagonista racconta all’amico Emilio il coup de foudre per “un Giovin di capelli nerissimi e largo di spalle”, intravisto alla Scala alla prima della “Medea” di Cherubini, con la Callas diretta da Bernstein (correva l’anno 1953).
