E’ bene parlare chiaro

E’ bene che si parli chiaro sul Quirinale e sul suo inquilino, per disperdere la nebbia dei candelotti fumogeni di una stagione maleodorante. E Silvio Berlusconi lo ha fatto. E’ chi ha intercettato le telefonate del capo dello stato e poi, invece di distruggere immediatamente le registrazioni, le serba per scopi evidentemente politici (visto che, per stessa ammissione della procura non contengono elementi rilevanti ai fini processuali) ad aver messo in atto una manovra destabilizzante.
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15 AUG 20
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E’ bene che si parli chiaro sul Quirinale e sul suo inquilino, per disperdere la nebbia dei candelotti fumogeni di una stagione maleodorante. E Silvio Berlusconi lo ha fatto. E’ chi ha intercettato le telefonate del capo dello stato e poi, invece di distruggere immediatamente le registrazioni, le serba per scopi evidentemente politici (visto che, per stessa ammissione della procura non contengono elementi rilevanti ai fini processuali) ad aver messo in atto una manovra destabilizzante. Sono gli organi di stampa e i dirigenti di partito che contrappongono la sacrosanta difesa delle prerogative costituzionali del Quirinale (e basterebbero i diritti individuali alla riservatezza che la Costituzione, ma non le procure politicizzate, garantisce a ogni cittadino) alla ricerca della verità sulla presunta trattativa tra stato e mafia coloro che agiscono da ricattatori. Berlusconi dice chiaro e tondo che Giorgio Napolitano ha fatto benissimo a sollevare il conflitto di competenze contro le violazioni perpetrate dalla procura palermitana presso la Corte costituzionale, ribadisce l’apprezzamento per la condotta del capo dello stato, compresa la sua iniziativa per dar vita a un governo tecnico, e questo non è poco per chi ha dovuto lasciare per effetto di quell’iniziativa la carica alla quale era stato eletto legittimamente e democraticamente.
La democrazia italiana è sotto ricatto da vent’anni almeno da parte di un circuito mediatico-giudiziario che si considera elitariamente, dunque un po’ anche eversivamente, superiore alla volontà popolare; l’equilibrio tra le istituzioni è stato leso dall’abolizione delle immunità parlamentari che erano il contrappeso all’indipendenza della magistratura, che è così diventata, in alcuni suoi settori portatrice del virus della politicizzazione dell’attività giurisdizionale. Ora molti nodi vengono al pettine, la compagine tra giustizialisti, oppositori del governo di centrodestra e soloni dell’opinione pubblica si è spezzata quando nel mirino della magistratura politicizzata è stato messo addirittura il capo dello stato, un’istituzione costituzionalmente protetta, una persona che non teme ricatti o condizionamenti. Non basta questo per un sussulto di responsabilità della politica, per una risposta fatta di riforme che ristabiliscano l’equilibrio costituzionale tra i poteri e i diritti dei cittadini? Berlusconi si è dimesso da premier, sono parole sue, “per evitare manovre torbide e destabilizzanti”. Ora queste manovre sono rivolte contro il presidente della Repubblica, che ha reagito con fermezza a difesa di un principio, e non di un interesse di parte. Oggi riceve, nelle pagine del nostro Foglio, un importante attestato di stima e di solidarietà che lo rafforza proprio da chi è stato vigliaccamente accusato di volerlo ricattare.