Papa esemplare, ipocriti liberal

Nella stessa settimana che ha visto Papa Francesco sulla copertina di Time come persona dell’anno, sono arrivate le notizie riguardanti le offerte di beneficenza fatte dalla Jane Fonda Foundation. Totale complessivo per gli anni dal 2007 al 2011: zero dollari. L’ultima volta che la Fonda Foundation ha fatto beneficenza, riporta il sito Smoking Gun, risale al 2006, un’offerta del calibro di 1.000 dollari. La Fondazione possiede 800 mila dollari di beni. di Bret Stephens Matzuzzi Purga fraterna del buon Francesco
10 AGO 20
Immagine di Papa esemplare, ipocriti liberal
Nella stessa settimana che ha visto Papa Francesco sulla copertina di Time come persona dell’anno, sono arrivate le notizie riguardanti le offerte di beneficenza fatte dalla Jane Fonda Foundation. Totale complessivo per gli anni dal 2007 al 2011: zero dollari. L’ultima volta che la Fonda Foundation ha fatto beneficenza, riporta il sito Smoking Gun, risale al 2006, un’offerta del calibro di 1.000 dollari. La Fondazione possiede 800 mila dollari di beni. I rappresentanti della signora Fonda insistono sul fatto che avrebbe fatto donazioni ben più consistenti, in particolare attraverso la fondazione di famiglia, che nel 2011 ha contribuito alla beneficenza con circa 350 mila dollari, su 7,2 milioni di dollari di attivo. Ma anche quella è una somma che non arriva neppure al 5 per cento degli asset, il minimo legale necessario per rimanere una fondazione privata.
La signora Fonda non è la prima taccagna fra i riccastri liberal: pensate a Bill Clinton che pretendeva una deduzione dalle tasse per aver donato la sua biancheria intima, o i 353 dollari che Al Gore ha donato in beneficenza nel 1997. Ma vale la pena riflettere sul contrasto fra Francesco e la Fonda, ora che i liberal acclamano – e i conservatori cercano, con difficoltà, di spiegare o ignorare – la denuncia da parte del Papa dei princìpi economici che invece sosteniamo su questo giornale. Ecco cosa ha detto il Papa nella sua esortazione apostolica pubblicata il mese scorso: “Alcuni ancora difendono le teorie della ‘ricaduta favorevole’, che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante”.
Due cose. Primo, sono felice che l’unica economia amministrata dal Papa sia quella Vaticana. Le teorie della “ricaduta favorevole” che denuncia in modo così semplicistico hanno avuto più successo nel sollevare le persone dalla povertà di quanto ne abbia avuto qualsiasi programma governativo o istituzione di beneficenza della storia, inclusa la chiesa.
Secondo, non biasimo Francesco per le sue idee. Le ha fatte sue dopo una vita passata ad aiutare i poveri nelle villas miserias di Buenos Aires. Lo stesso non si può dire della signora Fonda, di Clinton, di Gore – o, per quel che conta, di Barack Obama, di Elizabeth Warren e degli altri alti prelati di tendenza liberal e ipocrisia sinistroide.
Vuol dire qualcosa – non tutto, ma qualcosa – se nella vita ci si comporta così come si predica. Francesco elettrizza anche i non cristiani come me perché molto di quel che dice sembra riguardare soprattutto l’eliminazione delle minuzie teologiche, agire e non solo parlare, “andare con Cristo nelle periferie”. E questo significa baraccopoli, ospizi, campi profughi, prigioni giovanili.
Hanno mai offerto alla senatrice Warren un pasto in un quartiere degradato, che magari lei riteneva avrebbe potuto farla star male, ma che ha mangiato come atto di gratitudine per il gesto? Solo per chiedere. Francesco ci esalta anche perché sembra capire che non è sufficiente per spiegare i fallimenti morali della chiesa la citazione del brano di san Paolo sul tenere “questo tesoro in vasi d’argilla”. I ministri cattolici possono essere peccatori così come tutti noi, ma i vasi d’argilla della chiesa non hanno bisogno di essere riempiti con la vasca da bagno da 20 mila dollari di un vescovo tedesco, o con una Banca vaticana che è un modello di quella corruzione che Francesco denuncia nella sua esortazione, o con cardinali che denunciano la “grottesca aberrazione” dei diritti degli omosessuali fino al momento in cui non ammettono le loro responsabilità nell’essersi intrattenuti sessualmente con preti e seminaristi. In altre parole, egli sa che l’esempio personale conta, sia di per se stesso sia soprattutto quando si tratta di persuasione. Si può dire lo stesso del senatore Harry Reid che esenta i membri del suo staff dalla copertura dell’Obamacare? O di Al Gore che vive in una tenuta che nel 2007 ha consumato energia 12 volte di più della media, e cha ha poi venduto Current Tv al governo del Qatar?
O della senatrice Warren che guadagna centinaia di migliaia di dollari difendendo Travelers Insurance e altre compagnie giganti in sede di class action? O degli editorialisti che emettono proclami contro i pericoli della disuguaglianza reddituale e sociale, mentre si godono incarichi di ruolo presso le scuole della Ivy League?
Certo, sappiamo che Al si è comprato un po’ di indulgenze per la sua tenuta di Nashville – altrimenti note come compensazione delle emissioni di carbone – e che è stato solo un caso che il Qatar, con l’impronta ecologica pro capite più alta del mondo, abbia finito per comprare il suo canale in fallimento. Sappiamo anche che Harry “stava solo seguendo la legge” che egli stesso ha aiutato a creare e che nessun altro comprende, e che l’ex indiano Cheerokee stava solo facendo quello che fanno gli avvocati, e che l’ex advisor Enron non si è mai scusato per nulla. C’è sempre una scusa per tutto, specialmente se ricoperta di devozione, secolare o religiosa che sia. Ma la differenza fra una Fonda e un Francesco sta nel fatto che il Papa sembra non essere interessato a chiedere scusa.
Il mondo avrà sempre la sua quota di ipocriti nelle alte sfere, e Dio solo sa se i conservatori non sono anche loro della partita. Eppure, i liberal che si chiedono cosa sia andato storto dal punto di vista politico dovrebbero guardare oltre l’incompetenza tecnica e manageriale, oltre le falle del loro programma politico. Le persone che rappresentano il liberalismo sono ben poco attraenti. Hanno bisogno di un loro Francesco, che guidi il loro stesso rinnovamento morale. Barack Obama non lo è affatto.
di Bret Stephens
(Copyright Wall Street Journal per gentile concessione di MF/Milano Finanza. Traduzione di Sarah Marion Tuggey)