Una rivoluzione copernicana

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha compiuto una rivoluzione copernicana nel campo della lotta al traffico d’uomini. Due giorni fa ha fatto soccorrere tre barconi carichi di migranti clandestini e, invece che farli trainare come al solito verso le coste italiane, ha disposto che i passeggeri fossero riportati indietro a bordo di tre motovedette italiane e restituiti alla Libia, da dove erano partiti. Leggi Un uomo di stato che ferma un esodo schiavistico con umanità: Bobo Maroni di Giuliano Ferrara
di
7 MAY 09
Ultimo aggiornamento: 07:45 AM | 17 AUG 20
Immagine di Una rivoluzione copernicana
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha compiuto una rivoluzione copernicana nel campo della lotta al traffico d’uomini. Due giorni fa ha fatto soccorrere tre barconi carichi di migranti clandestini e, invece che farli trainare come al solito verso le coste italiane, ha disposto che i passeggeri fossero riportati indietro a bordo di tre motovedette italiane e restituiti alla Libia, da dove erano partiti. Il governo di Tripoli ha accettato, secondo accordi già sottoscritti con l’Italia da tempo ma mai finora rispettati.
La svolta è chiara. Il problema del traffico d’uomini non è più di chi accoglie i clandestini, secondo i suoi modi e le sue leggi, ma di chi i clandestini li fa partire. Questo vuol dire che fino a ieri gravava tutto su di noi, che siamo lo stato pontile d’Europa, un po’ per la nostra posizione geografica un po’ per la mitezza della nostra legislazione (chiedete a quel fior di virtù civili di Zapatero e ai suoi fucilieri spagnoli, che nel 2005 fecero cinque morti sui reticolati di Ceuta e Melilla).
Ora non è più così. La Libia si prende una quota della responsabilità: dopo che per anni ha incassato generosi piani di finanziamento e di assistenza – per esempio stiamo pagando una strada litoranea da cinque miliardi di euro, la costruzione di case, le borse di studio nelle nostre Università per studenti libici meritevoli – e ha fatto finta di non vedere i punti d’imbarco sulle sue coste, i migranti ammassati su mezzi di fortuna e i loro traghettatori criminali. Ieri l’organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati ha emesso una nota di preoccupazione per la restituzione di clandestini alle autorità libiche. “L’Italia viola il principio internazionale di non respingimento”. Ma ha taciuto sulla Spagna e tace su Malta, l’isola che considera il rastrellamento in mare di migranti un business nazionale, perché i salvataggi le fanno incassare contributi europei (e ora vede come fumo negli occhi la nuova svolta italiana).
L’immigrazione clandestina non è più un problema del solo ricevente, ma anche del mittente. E sbaglia chi mette questa novità “storica”, come l’ha definita Maroni, nel novero delle leghisterie, delle improvvisate che fanno tanto clamore ma sono di sostanza misera (come ieri, a Milano, la proposta di vagoni della metropolitana soltanto per extracomunitari, o di posti a sedere sui tram riservati ai soli milanesi). Il ministro lavora da almeno un anno per far rispettare alla Libia gli impegni concordati, un’azione diplomatica discreta ma soltanto “per chi non la voleva vedere”. Lo prova la prontezza soddisfatta con cui ribatte alle obiezioni dei giornalisti in conferenza stampa. E i rifugiati politici, che hanno un diritto certo a essere accolti?, gli chiedono. “Anche in Libia c’è un Cir, un centro italiani per i rifugiati, aperto a tutti”. Se qualche leghisteria rimane, è nel linguaggio schietto con cui il ministro liquida i suoi critici. “Ci avete fatto il mazzo fino a oggi perché la Libia non rispettava gli accordi, e ora ci fate il mazzo perché li rispetta?”. L’accusa di “leggi razziali” arrivata dal segretario del Pd, Dario Franceschini? “E’ pura idiozia”. L’ipotesi di uno scambio tra Lega e Berlusconi per avere la fiducia sul ddl sicurezza? “Appartiene alla categoria delle stronzate”.
Epperò, a certificare che questo dossier Migranti e Mediterraneo non fa parte delle sparate ministeriali, dei moti d’audacia destinati a restare nelle agenzie di stampa, c’è anche la questione camorra. A settembre, dopo la strage di Castel Volturno – sei africani ammazzati a colpi di mitra – Maroni parlò di “guerra civile tra crimine e stato”. La lunga serie di arresti eccellenti contro il clan dei Casalesi, quello dello strapotere camorristico per eccellenza, nei mesi seguenti dimostra che la squadra composta da Dia, procura di Napoli, polizia e carabinieri, è messa sotto pressione. Giuseppe Setola, Michele Bidognetti, Raffaele Diana. C’è un andazzo nuovo, la squadra è riuscita ad afferrare il capo di un filo che, tirato, può smagliare pezzi importanti dell’organizzazione criminale.