IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
I blog del Foglio
Zakor
Note di idee, soprattutto

Blog di Giulio Meotti

Feed RSS

In nome di mio figlio

Judea Pearl, che oltre a essere il padre del giornalista del Wall Street Journal ucciso in quanto ebreo, è anche un grande scienziato della Ucla University, si è espresso contro la moschea di Ground Zero. Daniel Pearl era un giornalista coraggioso, intellettualmente onesto, indipendente, apolitico,  amava mettere in dubbio la versione ufficiale e mediatica degli eventi. Dopo di lui non si può scrivere solo in memoria di, ma anche al posto dei morti e per i morti. Il nome di Daniel è avvolto nella notte, ma è una luce che ostacola le tenebre.

 


 

di Giulio Meotti

Che città sarà mai

Indovinate che città è questa...Non è facile perché nessun giornale al mondo ha l'onestà di pubblicare simili fotografie (grazie ad Adriana per le immagini). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Giulio Meotti

Morbosi pedalano

In Iran si parla di arresti per le donne in bicicletta, anche se velate. Secondo gli ayatollah, è la pratica non è conforme alla sharia, in quanto espone il corpo femminile. Il problema non è l'esistenza dei paranoici, ma che i persecutori di chi mostra un ciuffo di capelli, di chi si mette il rossetto o di chi si tiene per mano per strada siedano nella Commissione delle Nazioni Unite sulle donne.

di Giulio Meotti

L'odio nel paese più "pacifico" del mondo

Il veleno scorre nella socialdemocratica, perbenista, pacifista e multiculturale Norvegia. Si chiama odio per Israele. Il governo di Oslo ha annunciato il boicottaggio di due colossi economici israeliani che hanno lavorato negli insediamenti. Gli ebrei in Norvegia sono appena lo 0,003 per cento della popolazione totale, eppure Oslo è un baluardo mondiale dell’antisionismo e dell’antisemitismo. Siamo nel paese che il Global Peace Index pone da anni in cima alla lista dei paesi più “pacifici” del mondo. Il fondo sovrano della Norvegia (quello che ha il compito di amministrare i soldi del petrolio) ha disinvestito dalla società israeliana Elbit, perché ha contribuito alla barriera di separazione che tiene lontani gli attentatori suicidi dal territorio israeliano. L’autore del famoso romanzo “Il mondo di Sofia”, l’eroe nazionale Jostein Gaarder, si è augurato la distruzione d’Israele. Da anni sui quotidiani norvegesi appaiono vignette antisemite. Sul giornale Dagbladet, l’ex primo ministro israeliano Olmert è apparso come il capo di un campo di sterminio. La leader socialista Kristin Halvorsen guida molte campagne di boicottaggio d’Israele, a cui ha preso parte anche la chiesa luterana. E la prestigiosa Università di Trondheim sono tre anni che discute se trasformarsi in un ateneo deisraelizzato, come Heidelberg o Friburgo durante la guerra, da cui Adorno, Arendt e Einstein furono costretti a scappare. C’è del marcio nella placida Norvegia.

di Giulio Meotti

Eretici sul Monte Carmelo

Sono stati condannati a vent'anni di carcere i leader Bahai in Iran. Un atto di pulizia etnico-religiosa passato in totale silenzio sulla stampa occidentale. I Bahai sono la più grande minoranza religiosa dell’Iran, circa 300 mila fedeli. La religione deriva dal babismo, diramazione eterodossa dell’islam sciita, ed è stata  perseguitata dalla rivoluzione islamica fin dal 1979. Da allora oltre 200 seguaci sono stati assassinati, centinaia sono finiti in carcere, decine di migliaia sono stati privati dei più elementari diritti. Tutte le loro istituzioni sono vietate e luoghi sacri, cimiteri e proprietà sono stati confiscati dal governo o distrutti. Molti Bahai sono stati condannati solo per avere tenuto lezioni di catechismo ai loro figli. Come dimenticare le torture inflitte all'ex governatore della banca dell'Iran, Rahmat Daneshvar, adepto Baha'i? Assimilati di frequente agli ebrei, perché presenti nel mondo delle banche e delle industrie, i Baha'i sono stati perseguitati con speciale ferocia. Sulla schiena e le gambe di Daneshvar, il giudice iraniano fece iscrivere con lame di rasoio: "Morte ai Baha'i, nemici dell'Islam". Spezzò le lame in acqua calda, e costrinse Daneshvar - che rifiutava l'abiura - a inghiottirle. Poco prima, l'ex governatore aveva subito la tortura del gas, somministrato a piccole dosi in una stanza segreta: un suo compagno di cella, ebreo, ne morì. Il fondatore dei Baha’i, Baha’u’llah, è morto in Israele, dove venne esiliato dai turchi. Il loro tempio oggi svetta bellissimo presso il Monte Carmelo. Nell'unico paese di tutto il medio oriente, Israele, dove ogni culto religioso ha libertà e diritto alla vita. 

di Giulio Meotti

La sua musica medicava i soldati

Pensando e ripensando a Bill Millin, la cui cornamusa accompagnò le truppe inglesi in Normandia durante il D-day. Lui suonava tra le cannonate e le pallottole, armato di un pugnale nel calzino, scalzando i cadaveri attorno a sè. "Non dimenticherò mai il lamento della cornamusa di Bill - ha detto il veterano Tom Duncan -. E' difficile da descrivere l'effetto che faceva. Ci tirava su il morale e aumentava la nostra determinazione. Ne eravamo orgogliosi e ci ricordava la patria e i motivi per i quali stavamo combattendo, per le nostre vite e per quelle dei nostri cari". Oltreoceano un'altra musica dava animo ai soldati mentre Millin sbarcava in Europa. Era la voce di Marlene Dietrich, Ich bin die fesche Lola - der Liebling der Saison...I soldati erano accarezzati dalla musica, medicatrice e memoria del mondo, di Bill Millin. Colmò abissi di solitudine. Millin gettò superiore e inaudita compassione nel cuore di quei soldati.

di Giulio Meotti

Paranoie

Siamo alla paranoia. Un'agenzia iraniana ha rivelato un complotto americano per corrompere i musulmani tramite la cioccolata. Che è quasi meglio di Hamas che annuncia un piano "sionista" per aumentare la libido palestinese tramite i chewing-gum.

di Giulio Meotti

Quel terribile segreto di Cossiga

Francesco Cossiga ebbe il coraggio di rivelare l'impronunciabile in una splendida intervista a Menachem Gantz di Yedioth Ahronoth. E' stato forse il suo merito più grande. Ovvero che l'Italia negli anni Settanta, in nome di un patto con il terrorismo internazionale e palestinese, ha "venduto" i cittadini ebrei e gli interessi israeliani in cambio della quiete sul proprio territorio. “In cambio di una 'mano libera' in Italia, i palestinesi hanno assicurato la sicurezza del nostro Stato e l’immunità di obiettivi italiani al di fuori del Paese da attentati terroristici – fin tanto che tali obiettivi non collaborassero con il sionismo e con lo Stato d’Israele”. Il 9 ottobre 1982 sei terroristi aprirono il fuoco sui fedeli che uscivano dalla principale sinagoga di Roma. Decine di ebrei furono feriti e il piccolo Stefano Taché, di due anni, fu ucciso. Poche ore prima dell’attacco erano state ritirate le auto della polizia italiana incaricate della sicurezza della sinagoga. Di nuovo, nel dicembre 1985, terroristi palestinesi aprirono il fuoco al desk della El Al all’aeroporto di Roma. Dieci persone rimasero uccise. Secondo Cossiga, i servizi di intelligence italiani erano stati avvertiti in anticipo dell’attentato, ma non si erano presi la briga di passare l’informazione agli israeliani. Spiegò Cossiga a Yedioth: “Non venne colpito nessun obiettivo italiano; all’aeroporto attaccarono la compagnia aerea israeliana. I morti furono tutti israeliani, ebrei e americani”.

di Giulio Meotti

Volti meravigliosi

Sono morti in 4.414 in Iraq. I loro volti sono qui, vale la pena ricordarli ora che gli Stati Uniti iniziano il ritiro. Molti di loro erano latinos, ispanici, e sono le storie più incredibili. Come Alex Jimenez. Due anni venne fu rapito in Iraq e chiedemmo all’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, di esporne in municipio le fotografie. Davanti alla sua casa a Lawrence, in Massachusetts, il padre appese la foto del figlio, con scritto “Hope”, speranza, orgoglioso di “coloro che hanno servito il paese”. Il marine Josè Gutierrez fu il primo soldato a essere ucciso in Iraq, nel 2003. Si era fatto a piedi dal Guatemala alla California, saltando di treno in treno. Aveva vissuto da homeless e clandestino il sogno americano. Dopo la leva militare, Josè voleva intraprendere gli studi di architettura. S’era arruolato nei marines per dimostrare, ha raccontato il fratello, “la propria gratitudine all’America”. Qualche idiota di giornalista in Italia ha scritto che lo facevano soltanto per la cittadinanza. Li hanno chiamati spregevolmente “cittadini postumi”. Jesus Suarez veniva da Tijuana, davanti alla sua casa a Costa Mesa in California, la madre ha piantato con orgoglio bandierine a stelle e strisce. “Mamma, che Dio ti benedica”, aveva scritto nell’ultima lettera. Quando Jimenez venne rapito dai tagliagole in Iraq, uscì la notizia che la moglie era clandestina negli Stati Uniti. Le concessero la “green card”. Il minimo per la moglie di un eroe. Un centinaio di militari americani sono diventati cittadini soltanto dopo essere morti in Iraq. E’ gente che è morta per l’America anche se non era ancora la loro patria. Celebre è rimasta la frase del kazako Alexandr Manin, arruolato dopo l’11 settembre. “Non sarei mai andato a combattere per l’Armata Rossa in Afghanistan, ma sono pronto a morire per la libertà dell’America”. Riayen Tejada, padre di due bambine, immigrato da Santo Domingo, fu ucciso a Baghdad benché ancora non naturalizzato. O come Rafael Peralta. Bush lesse alla nazione la lettera che Peralta spedì al fratello dall’Iraq prima di saltare su una bomba: “Sii orgoglioso di essere americano”. Sono volti di soldati immortali. Perché come ha scritto il grande storico Victor Davis Hanson, “una civiltà è vinta o persa da coloro che si battono per proteggerla e giudichiamo se ne valga la pena in base alla gratitudine offerta ai propri soldati da coloro che sono stati salvati”. Come Bill Millin, che con la sua cornamusa accompagnava il D-Day.

di Giulio Meotti

L'inizio della cancrena olimpica

Alle Olimpiadi di Atene, nel 2004, il due volte campione mondiale iraniano di judo Arash Miresmaeili si rifiutò di combattere contro l’israeliano Ehud Vaks. Ai Giochi di Pechino del 2008, alla batteria dei cento rana, il nuotatore iraniano Mohammad Alirezaei non si presentò in acqua perché tra i concorrenti alla batteria c’era un israeliano. Ieri alle Olimpiadi della Gioventù di Singapore, che dovrebbero promuovere “la pace”, l’iraniano Mohammad Soleimani avrebbe dovuto incontrare l’israeliano Gili Haimovitz. Ma l’atleta iraniano non si è presentato, ufficialmente per un infortunio. Medaglia d’oro all’israeliano senza combattere. Vergogna per il Comitato olimpico che si è limitato a render noto un laconico comunicato in cui si diceva semplicemente che Soleimani "si era ritirato dalla finale". Troppo poco per giustificare una scelta antisemita e razzista. La coppa Davis di tennis Svezia-Israele a Malmoe è stata giocata senza la presenza del pubblico per “motivi di sicurezza”. E proprio la Nazionale israeliana di taekwondo ha dovuto cancellare un incontro in Svezia dopo le minacce alla sicurezza da parte di un gruppo islamista. Nella civilissima e placida Scandinavia. Di olimpiche indifferenze al boicottaggio e all'odio d’Israele se ne sono viste anche troppe e questa penosa storia risale a quarant'anni fa, a Monaco 1972, quando le Olimpiadi precipitarono talmente in basso che fu un disonore infinito. Quel 5 settembre 1972, fra l’Olympisches Dorf e l’aeroporto militare di Fürstenfeldbruck, fu il sintomo di una cancrena che arriva, allargandosi, fino a oggi. Di quegli atleti israeliani ce n'era uno, Zeev Friedman, di genitori polacchi con quaranta parenti sterminati nella Shoah, che poco tempo prima, in un ospedale da campo sul Monte Hermon, aveva dato il sangue per salvare una ragazza palestinese di Nablus, ferita in uno scontro. Un raggio di luce e bellezza tra le tenebre d’odio puro. Portare in cuore il lutto per la strage olimpica, l'immolazione di undici atleti della delegazione israeliana, resta ancora oggi un distintivo segreto di appartenenza ad un ordine morale diverso.

di Giulio Meotti

 « 12 3 4 5 6 7... 51 52 » 

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore