Tutte le anime belle che si cospargono il capo di cenere per la "discriminazione della donna in occidente", dovrebbero gettare uno sguardo su quel che accade alla donna nell'islam. In Palestina c'è un boom di delitti d'onore e Hamas ha eliminato i diritti ereditari della donna. Senza andare troppo lontano, a Londra, una politica laburista islamica è costretta a velarsi a causa delle minacce di morte. In Italia ci sono migliaia di donne musulmane infibulate, che hanno subito la mutilazione genitale. In Arabia Saudita una donna è stata frustata 300 volte. La sua "colpa" è aver sporto denuncia senza essere accompagnata da un uomo. Milioni di donne musulmane, oltre che del fanatismo, sono vittime del relativismo culturale dell'occidente che, in nome del "rispetto" e della "tolleranza", le rinchiude in una gabbia multiculturale in cui la cultura dell'odio si alimenta. Le donne musulmane sono vittime della sciocca, gaia, stupida frivolezza dell'8 marzo. La miglior festa della donna l'hanno celebrata le militanti francesi di "Ni putes ni soumises". A Parigi hanno coperto con un burqa una statua di place de la République. Testimone muta della barbarie.
Mentre in Italia si discute di liste e decreti salva-elezioni, in Iraq a milioni ieri sono scesi per strada a votare. Nonostante dozzine di morti e la minaccia di al Qaida di far scorrere sangue, le file ai seggi elettorali, obiettivo prelibato dei cannibali terroristi, erano comunque lunghissime. Quanti occidentali avrebbero votato in quelle condizioni? Quanti sarebbero scesi per strada, mentre i kamikaze segnavano la giornata elettorale? Il perché dell'Iraq sta in questa domanda.
Il genocidio armeno, al centro del caso diplomatico fra Washington e Ankara, fu un salasso islamico gigantesco, un jihad ai danni dei cristiani mai sottomessi dai califfi, e in quest’ottica andrebbe studiato. Lo stato turco continua a negare il genocidio degli armeni, che ha ispirato, fra l’altro, la "soluzione finale" di Hitler (“Chi si ricorda del genocidio armeno?”, diceva cinicamente Hitler). Ho molta simpatia per gli armeni, per la loro terra lontana situata ai margini settentrionali dell’Impero arabo omayyade, terra che sfuggì alla sorte degli ebrei palestinesi e dei cristiani d’Oriente, i quali, dal VII al X secolo, furono travolti e annientati dalle ripetute invasioni e dai conflitti interni al dār al-islām. In questa lontana provincia, spesso teatro di ribellioni, la dominazione arabo-islamica non riuscì a insediarsi stabilmente. I turchi non avrebbero dimenticato. Il genocidio degli armeni fu una combinazione di massacri, deportazioni e riduzioni in schiavitù. Nelle regioni dell’Armenia centrale, tutti i maschi dai dodici anni in su furono oggetto di uno sterminio collettivo, che li vide freddati a colpi di arma da fuoco, annegati, gettati nei burroni o vittime di altri supplizi. In ogni città e in ogni villaggio che attraversavano, gli armeni, ammassati davanti alla prefettura, erano esposti ai cittadini islamici, gli unici autorizzati a scegliere degli schiavi tra loro. Come spiega Bat Ye'or, "il genocidio degli armeni fu un jihād". Oggi Ankara minaccia sistematicamente rappresaglie o esercita pressioni verso gli stati, anche amici, che si avviano verso un riconoscimento ufficiale del genocidio armeno. Nel gennaio del 2007, il direttore del settimanale armeno «Agos», Hrant Dink, è stato assassinato perché con il suo agire, coraggioso, generoso e illuminato, disturbava sia gli islamici radicali che i nazionalisti turchi, i quali, temendo che riuscisse a migliorare i rapporti tra armeni e turchi, lo consideravano una grave minaccia alle loro fantasiose teorie circa un presunto "complotto armeno contro l’islam e la Turchia". Al pari dei nazsti hitleriani persecutori della razza ebraica, anche il Partito nazionalista dei Giovani Turchi trattò la minoranza armena, ma anche quella greca, alla stregua di categorie etnico-religiose "indegne" di vivere. Una Turchia che nega il salasso armeno è indegna di entrare in Europa. Non dimenticate il nome di Hrant Dink.
Storia fotografica di come al Cairo, punta avanzata della cultura araba, le tenebre si siano fatte strada. Qui il link.
Università del Cairo, 1959. Nessuna ragazza è velata
Università del Cairo, 1978. Nessuna ragazza è velata
Università del Cairo, 1995. Qualche ragazza è velata.
Università del Cairo, 2004. Tutte le ragazze sono velate.
I talebani bruciano la bellezza con l’acido, alcuni italiani la ricostruiscono
Via Camillo, la straordinaria copertina di Newsweek che riabilita la guerra in Iraq. Una piacevole sorpresa, anche se arriva con un tantino in ritardo, visto che l’Iraq non è più la tomba dei soldati americani e dannare Bush non si porta più nell'Upper West Side.
Un caro amico israeliano mi segnala una grande storia. Mosab Hassan Yousef è figlio dello sceicco Hassan Yousef, uno dei fondatori di Hamas e tuttora uno dei suoi capi in Cisgiordania. Le informazioni di intelligence da lui fornite hanno permesso a Israele di scoprire un certo numero di cellule terroristiche e di prevenire decine di attentati suicidi e tentativi di assassinare personalità israeliane. Yousef, 32 anni, ora vive in California, dopo che nel 2007 ha reso pubblica la sua conversione al cristianesimo ed è fuggito dalla Cisgiordania. “Hamas non può fare la pace con gli israeliani – dice Yousef – è contro ciò che gli dice il suo Dio. È impossibile fare la pace con gli infedeli, si possono fare solo dei cessate il fuoco; e nessuno lo sa meglio di me. La dirigenza di Hamas è responsabile dell’uccisione anche di palestinesi, non solo di israeliani. Di palestinesi! Non esitano a massacrare la gente in una moschea o a gettare la gente dal 15esimo o dal 17esimo piano di un edificio, come hanno fatto durante il loro golpe a Gaza. Gli israeliani non farebbero mai niente del genere. Lo dico con convinzione: gli israeliani si preoccupano dei palestinesi molto più di quanto non facciano i capi di Hamas o di Fatah”.
Oggi Benjamin Netanyahu viene visto così dall'Independent, il famoso giornale della sinistra britannica...
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Ieri Ariel Sharon veniva ritratto così sempre dall'Independent....

Fondamentalisti islamici in Iraq hanno seccato quattro cristiani in quattro giorni. Il loro sangue vale meno di niente ormai. Fa spavento il silenzio delle gerarchie, della cultura e dei media della chiesa cattolica.