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Israeliani indegni della nostra pietas

Abitavano a Beit Haggai, una piccola comunità presso Hebron fondata in nome di sei studenti uccisi dai terroristi nel 1980. I quattro israeliani uccisi a sangue freddo ieri sera a Hebron, la città di re David e dei Patriarchi della Bibbia. Dopo una prima scarica di mitra, i quattro sono stati trascinati fuori dalla loro automobile e freddati a bruciapelo. Yitzchak e Talia Ames lasciano sei orfani. Talia era anche incinta di nove mesi, ma questo non ha fermato i messaggeri della morte. Gli Ames erano arrivati da Mosca. I palestinesi a Gaza hanno celebrato per le strade l'esecuzione dei quattro ebrei. Al funerale delle vittime lo speaker della Knesset, Reuven Rivlin, nel chiamare "pionieri" i quattro morti, ha detto che per i terroristi "non c'è differenza fra l'occupazione del 1976 o quella del 1948". Da Washington Netanyahu ha giustamente chiesto ai coloni di rispettare la legge senza cercare vendette. Nell'attentato è stata uccisa anche Kokhava Even-Chaim. Suo marito lavora per Zaka, l'organizzazione religiosa che si occupa dei corpi delle vittime di attentati e raccontata a lungo in A New Shoah. Il volontario di Zaka, Maimon, è accorso sulla scena senza sapere che la moglie fosse tra le vittime. E' questa la differenza fra i morti dell'una e dell'altra parte e che spiega la natura vera del conflitto: la premeditata uccisione di cittadini inermi, assassinati per quello che sono: ebrei in Israele. Questo sarà forse l'unico luogo nella stampa italiana dove si è cercato di ricordare chi fossero questi tragici eroi e orfani, indegni della nostra pietas e pubblica memoria.

di Giulio Meotti

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