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L'inizio della cancrena olimpica

Alle Olimpiadi di Atene, nel 2004, il due volte campione mondiale iraniano di judo Arash Miresmaeili si rifiutò di combattere contro l’israeliano Ehud Vaks. Ai Giochi di Pechino del 2008, alla batteria dei cento rana, il nuotatore iraniano Mohammad Alirezaei non si presentò in acqua perché tra i concorrenti alla batteria c’era un israeliano. Ieri alle Olimpiadi della Gioventù di Singapore, che dovrebbero promuovere “la pace”, l’iraniano Mohammad Soleimani avrebbe dovuto incontrare l’israeliano Gili Haimovitz. Ma l’atleta iraniano non si è presentato, ufficialmente per un infortunio. Medaglia d’oro all’israeliano senza combattere. Vergogna per il Comitato olimpico che si è limitato a render noto un laconico comunicato in cui si diceva semplicemente che Soleimani "si era ritirato dalla finale". Troppo poco per giustificare una scelta antisemita e razzista. La coppa Davis di tennis Svezia-Israele a Malmoe è stata giocata senza la presenza del pubblico per “motivi di sicurezza”. E proprio la Nazionale israeliana di taekwondo ha dovuto cancellare un incontro in Svezia dopo le minacce alla sicurezza da parte di un gruppo islamista. Nella civilissima e placida Scandinavia. Di olimpiche indifferenze al boicottaggio e all'odio d’Israele se ne sono viste anche troppe e questa penosa storia risale a quarant'anni fa, a Monaco 1972, quando le Olimpiadi precipitarono talmente in basso che fu un disonore infinito. Quel 5 settembre 1972, fra l’Olympisches Dorf e l’aeroporto militare di Fürstenfeldbruck, fu il sintomo di una cancrena che arriva, allargandosi, fino a oggi. Di quegli atleti israeliani ce n'era uno, Zeev Friedman, di genitori polacchi con quaranta parenti sterminati nella Shoah, che poco tempo prima, in un ospedale da campo sul Monte Hermon, aveva dato il sangue per salvare una ragazza palestinese di Nablus, ferita in uno scontro. Un raggio di luce e bellezza tra le tenebre d’odio puro. Portare in cuore il lutto per la strage olimpica, l'immolazione di undici atleti della delegazione israeliana, resta ancora oggi un distintivo segreto di appartenenza ad un ordine morale diverso.

di Giulio Meotti

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