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Il sole è ancora nero a Cuba

Orlando Zapata era un semplice muratore, una figura assolutamente di secondo piano del movimento anticastrista. Ma, dalla sua morte avvenuta in carcere, si è trasformato nel nuovo simbolo del dissenso cubano. Guillermo Farinas è uno psicologo in pensione e uno sconosciuto giornalista indipendente. Lo sciopero della fame lo sta uccidendo. Non cercano la “muerte valiente”, la morte eroica, i nuovi dissidenti cubani. Vogliono soltanto aprire Cuba alla democrazia e a una pacificazione non violenta. Sembra impossibile che si muoia ancora di comunismo ai tropici. Eppure è così. L’ultimo rapporto di Human Rights Watch stima in duecento il numero di prigionieri di coscienza nel Gulag castrista. Altri moriranno se la prigione del dittatore malato non si aprirà prima. Rischia il dottor Biscet, eroico medico nell’isola dove ci sono più aborti che nuovi nati. Il regime castrista è una caricatura fuori dalla storia e sembra avere come unica funzione quella di ricordarci quanto odioso sia un sistema politico-ideologico che nega il diritto alla libertà di parola, alla libertà religiosa e addirittura il diritto alla vita. “Per anni mi hanno tolto la vista del sole, talvolta il sole me lo immaginavo nero”, ha scritto il defunto dissidente Mario Chanes de Armas, compagno di Fidel durante l’assalto alla caserma Moncada, poi diventato il più longevo prigioniero politico del mondo sotto il regime castrista. Per troppi cubani il sole è ancora nero.

di Giulio Meotti

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