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Il Grande Male

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un genocidio dimenticato e negato, il primo del XX secolo, riportato alla luce da una storica risoluzione statunitense che riconosce la natura di “genocidio” del massacro degli armeni tra il 1915 e il 1916. Fu l’"assassinio di una nazione", come ebbe a definirlo l’allora ambasciatore americano a Costantinopoli, Morghentau. Gli italiani dovrebbero averne particolare memoria, perché fu Giacomo Gorrini, console italiano a Trebisonda, a raccontare che migliaia di armeni morirono su enormi barconi fatti affondare al largo della città. Centinaia di persone incatenate, vive o morte, gettate nell’Eufrate. A seconda delle stime, ci furono tra 600 mila e 1 milione 500 mila vittime. I sopravvissuti furono ridotti in schiavitù e obbligati a convertirsi all’islam. Il libro a mio avviso più bello è di Edgar Hilsenrath, scrittore ebreo sopravvissuto all’Olocausto, autore di “La fiaba dell’ultimo pensiero” dove racconta la storia dimenticata del Metz Yeghérn, il Grande Male, lo sterminio del 1915. Le orde fanatiche dei musulmani si gettarono sopra i cristiani di oriente, sopra i figli della nazione armena, cattolici e scismatici, portando tra di loro la strage e la morte. Scopo finale era quello di sradicare il cristianesimo dall’impero della mezzaluna. Gli armeni inermi vennero  sgozzati barbaramente, in gran numero. Non trovavano aiuto da nessuna parte, non ricevevano soccorso. Le potenze europee non se ne curavano. Oggi l'Europa deve fare i conti con il Grande Male se vuole capire il cuore di tenebra della Turchia. Il meccanismo della "soluzione finale armena" era impeccabile. Prima toccava agli uomini, raggruppati, deportati e uccisi. Poi le donne, i vecchi, i bambini, avviati versi i campi della morte nel deserto siriano. Gli scampati fuggirono per il mondo, in una diaspora ignorata. Non sazia del genocidio, la Turchia nel 1942 impose una spietata legge tributaria ai cittadini turchi non musulmani - greci, armeni ed ebrei - una tassa straordinaria talmente elevata che molti non furono in grado di pagarla. Chi non pagò fu deportato sui monti di Erzurum, capitale dell’Anatolia orientale, a duemila metri di altitudine. E lì, in pieno inverno, venne costretto a spalar neve nel gelo. Morirono a centinaia di freddo e fatica. Ci furono gli armeni sgozzati a Ak-Hissar, le barbare esecuzioni a Bitlis, a Sasun, a Trebisonda, a Erzurum, la speciale pulizia etnica riservata alla Cilicia, lo sterminio di massa nell'Anatolia, il massacro di madri e figli nel cortile della scuola tedesca di Aleppo, gli orfani rifugiati nel Caucaso e buttati nei fiumi come inermi palloncini. Lungo è l'elenco di questa anticipata Shoah. Vergogna che non si abbia ancora il coraggio di gridarne la verità.

di Giulio Meotti

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