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In nome di Hrant Dink

Il genocidio armeno, al centro del caso diplomatico fra Washington e Ankara, fu un salasso islamico gigantesco, un jihad ai danni dei cristiani mai sottomessi dai califfi, e in quest’ottica andrebbe studiato. Lo stato turco continua a negare il genocidio degli armeni, che ha ispirato, fra l’altro, la "soluzione finale" di Hitler (“Chi si ricorda del genocidio armeno?”, diceva cinicamente Hitler). Ho molta simpatia per gli armeni, per la loro terra lontana situata ai margini settentrionali dell’Impero arabo omayyade, terra che sfuggì alla sorte degli ebrei palestinesi e dei cristiani d’Oriente, i quali, dal VII al X secolo, furono travolti e annientati dalle ripetute invasioni e dai conflitti interni al dār al-islām. In questa lontana provincia, spesso teatro di ribellioni, la dominazione arabo-islamica non riuscì a insediarsi stabilmente. I turchi non avrebbero dimenticato. Il genocidio degli armeni fu una combinazione di massacri, deportazioni e riduzioni in schiavitù. Nelle regioni dell’Armenia centrale, tutti i maschi dai dodici anni in su furono oggetto di uno sterminio collettivo, che li vide freddati a colpi di arma da fuoco, annegati, gettati nei burroni o vittime di altri supplizi. In ogni città e in ogni villaggio che attraversavano, gli armeni, ammassati davanti alla prefettura, erano esposti ai cittadini islamici, gli unici autorizzati a scegliere degli schiavi tra loro. Come spiega Bat Ye'or, "il genocidio degli armeni fu un jihād". Oggi Ankara minaccia sistematicamente rappresaglie o esercita pressioni verso gli stati, anche amici, che si avviano verso un riconoscimento ufficiale del genocidio armeno. Nel gennaio del 2007, il direttore del settimanale armeno «Agos», Hrant Dink, è stato assassinato perché con il suo agire, coraggioso, generoso e illuminato, disturbava sia gli islamici radicali che i nazionalisti turchi, i quali, temendo che riuscisse a migliorare i rapporti tra armeni e turchi, lo consideravano una grave minaccia alle loro fantasiose teorie circa un presunto "complotto armeno contro l’islam e la Turchia". Al pari dei nazsti hitleriani persecutori della razza ebraica, anche il Partito nazionalista dei Giovani Turchi trattò la minoranza armena, ma anche quella greca, alla stregua di categorie etnico-religiose "indegne" di vivere. Una Turchia che nega il salasso armeno è indegna di entrare in Europa. Non dimenticate il nome di Hrant Dink.

di Giulio Meotti

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