Ecco uno stralcio del magnifico libro di Bat Ye'or, "Il declino della cristianità sotto l'islam" (Lindau). La storica inglese è l'unica ad aver raccontato l'estinzione del cristianesimo nelle terre musulmane. Di fronte al silenzio dei baroni cattolici risplende il coraggio di questa pioniera ebrea da trent'anni sulla scena intellettuale europea. Un libro poderoso, audace, che tormenta e scuote le coscienze.
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La dhimmitudine è un fenomeno storico vivente, con i suoi periodi di espansione e di arretramento. Numerosi popoli ne sono stati toccati, e milioni di individui hanno subito le sue restrizioni (...) La dhimmitudine – attraverso i suoi tipici strumenti, il jihād e la sharī‘a – è stata un motore decisivo della storia umana. A partire dal suo originario nucleo di espansione, l’Arabia, ha dato luogo a continue guerre in più continenti. Ha provocato ribellioni a non finire e ripetuti interventi armati dei paesi europei e della Russia; nel XIX secolo, poi, ha letteralmente dominato la politica degli Stati occidentali, divisi tra la sua abolizione o la sua conservazione nell’area balcanica. La dhimmitudine ha inghiottito nella morte infiniti popoli e brillanti civiltà. Ha plasmato e distrutto innumerevoli generazioni, ha condizionato intere mentalità. Ancor oggi essa mobilita forze politiche e militari di livello planetario (...) Questo progetto di islamizzazione di enormi territori e miriadi di popoli (dalla Russia al Sudan, dal Maghreb all’Indo), che avrebbe potuto fallire – e spesso la storia sembra effettivamente esitare – deve il suo successo tanto all’ardore impetuoso dei combattenti islamici e all’acume dei suoi politici quanto alla venalità, ai tradimenti, all’attiva collaborazione dei leader dhimmī e dei rinnegati ambiziosi (...) Di questi popoli, dalla Turchia all’Iran ai paesi arabi, sopravvivono ormai solo sparute minoranze, ultime vestigia delle moltitudini di cristiani e di ebrei che un tempo popolavano queste terre. Soltanto i cimiteri e le rovine evocano il loro passato. I loro diritti storici, politici e culturali si dissolvono nel grande oblio del tempo, e nella loro storia usurpata si svela il senso profondo della dhimmitudine: la scomparsa nella non esistenza e nel nulla. Per questo è con un sostanziale omaggio che questo studio vorrebbe concludersi. Certo, con il passare dei secoli e il graduale affiorare della verità storica, emergono sempre più le infinite varietà dei caratteri umani – servili, corrotti, codardi, pusillanimi e presuntuosi, ma anche eruditi, laboriosi, eroici – di questi reietti della storia. Ma tutti questi aspetti si confondono e si mescolano sui loro volti pieni di sangue e lacrime, pieni di interrogativi e di saggezza, scolpiti in un millenario magma umano a cui lo storico può solo accostarsi con rispetto, e senza alcun giudizio.
© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO