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Perché Blair

L'autobiografia di Tony Blair è in libreria. "Non posso pentirmi della decisione di entrare in guerra", si legge sull'Iraq. La campagna di "character assassination" organizzata contro di lui, l'odio che Blair ha scatenato nelle piazze e sui giornali di tutto il mondo, non possono che renderlo simpatico. Come dice il suo biografo Anthony Seldon, "Blair ha iniziato come leader amico di tutti e ha finito come amico di nessuno". Oggi guadagna tanti soldi facendo conferenze, acquista belle case di lusso e si gode l'Hotel King David a Gerusalemme. Ma se lo paragoniamo a Jacques Chirac, a Gerald Schroeder e a Jorge Louis Zapatero, Blair è l'unico commander in chief che l'Europa contemporanea abbia avuto. Ed è forse il solo leader europeo che oggi parli a favore di Israele, come ha appena fatto alla prestigiosa Università di Herzliya. Il modello britannico che ha guidato Blair si chiama George Orwell.

di Giulio Meotti

Israeliani indegni della nostra pietas

Abitavano a Beit Haggai, una piccola comunità presso Hebron fondata in nome di sei studenti uccisi dai terroristi nel 1980. I quattro israeliani uccisi a sangue freddo ieri sera a Hebron, la città di re David e dei Patriarchi della Bibbia. Dopo una prima scarica di mitra, i quattro sono stati trascinati fuori dalla loro automobile e freddati a bruciapelo. Yitzchak e Talia Ames lasciano sei orfani. Talia era anche incinta di nove mesi, ma questo non ha fermato i messaggeri della morte. Gli Ames erano arrivati da Mosca. I palestinesi a Gaza hanno celebrato per le strade l'esecuzione dei quattro ebrei. Al funerale delle vittime lo speaker della Knesset, Reuven Rivlin, nel chiamare "pionieri" i quattro morti, ha detto che per i terroristi "non c'è differenza fra l'occupazione del 1976 o quella del 1948". Da Washington Netanyahu ha giustamente chiesto ai coloni di rispettare la legge senza cercare vendette. Nell'attentato è stata uccisa anche Kokhava Even-Chaim. Suo marito lavora per Zaka, l'organizzazione religiosa che si occupa dei corpi delle vittime di attentati e raccontata a lungo in A New Shoah. Il volontario di Zaka, Maimon, è accorso sulla scena senza sapere che la moglie fosse tra le vittime. E' questa la differenza fra i morti dell'una e dell'altra parte e che spiega la natura vera del conflitto: la premeditata uccisione di cittadini inermi, assassinati per quello che sono: ebrei in Israele. Questo sarà forse l'unico luogo nella stampa italiana dove si è cercato di ricordare chi fossero questi tragici eroi e orfani, indegni della nostra pietas e pubblica memoria.

di Giulio Meotti

Franzen e l'11 settembre

Qualche giorno si era scritto che Jonathan Franzen sarà pure un ottimo scrittore, ma ha la morale di un lestofante. Ora si rincara la dose: Franzen è un miserabile. Parlando con il Corriere della Sera, Franzen ha detto che "la nostra reazione all'attacco dell'11 settembre è stata peggiore della stessa tragedia". Questa frase idiotica e cinica basta a seppellire ogni possibilità di leggere il suo pornograficamente acclamato romanzo.

di Giulio Meotti

A New Shoah

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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di Giulio Meotti

A quando l'errata corrige?

Uno dei famosi “pacifisti” della Mavi Marmara, la più famosa nave della “Freedom Flotilla” per Gaza, poi assaltata dai commandos israeliani, era già stato condannato a nove anni di carcere per terrorismo nel 1996 in Russia: il dirottamento del traghetto Avrasya per ottenere la liberazione di terroristi ceceni. A quando l'erràta corrige della grande stampa, visto che doveva essere soltanto un'innocente compagnia di volentorosi pacifisti?

di Giulio Meotti

David Grossman e gli Anter

I tre scrittori peaceniks più coccolati dai giornali, David Grossman, Amos Oz e Avraham Yehoshua, hanno promosso il boicottaggio culturale di Ariel, città-colonia di 20mila abitanti che verrà inclusa in qualsiasi accordo di pace. Lì ci vive Adva Anter, 15 anni, ferita in un attentato dove ha perso i due fratelli, Dvir e Noy. Non sono stati uccisi nel West Bank, nelle loro case che secondo Grossman sorgono in "territorio occupato". Sono morti in Kenia, a Mombasa, mentre si trovavano in vacanza nell'albergo Paradise di proprietà di israeliani, fra palme bianche e mare azzurro. Il padre dei due bambini, Rami Anter, ha spiegato come la loro vita sia stata travolta per sempre: "Dall'evento, non siamo stati più gli stessi. C'è vuoto nell'aria, non c'è senso di continuità, non abbiamo voglia di lavorare, c'è tristezza tutto il tempo". Il primo ministro Netanyahu è andato a piantare alberi ad Ariel e Adva Anter gli ha detto: "Chiedo a Dio di darle la forza e la capacità di garantire il nostro futuro ad Ariel, che come l'albero che ha piantato le nostre radici siano qui per sempre". C'era della tristezza nella sua voce, dettata dal realismo della storia e dal dolore che il terrorismo più cieco ha portato nella sua vita. Ma la voce di Adva e di suo padre Rami è molto più autentica delle tante, troppe campagne afone e pacifiste dei vari David Grossman.

di Giulio Meotti

Un cattolico pro Israele

Capofila degli intellettuali cattolici conservatori, autore di celebri biografie di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger (“God’s choice”), George Weigel ha scritto una splendida opinion sulla legittimità d'Israele. In particolare, Weigel dice che "l'assalto a Israele è parte di un più vasto attacco all'occidente, alla democrazia, alla tradizione morale e culturale cresciuta nella felice interazione di Gerusalemme, Atene e Roma", e che Israele e l'Occidente hanno di fronte un nemico comune: "la minaccia del jihadismo islamista e il pericolo di un Iran nuclearizzato, guidato da uomini che ritengono che un nuovo Olocausto degli ebrei affretti l'avvento dell'era messianica". Weigel s'incunea nel cuore della battaglia per Israele: la solidarietà e l'amore, rarissimi, dei non ebrei per il popolo ebraico.

di Giulio Meotti

Le prefiche di Gheddafi

Non è stato un bello spettacolo vedere centinaia di donne italiane pagate per mettersi il miglior vestito e partecipare a uno show hollywodiano in cui un dittatore sanguinario prediceva il "futuro islamico" dell'Europa. Sarebbe meglio fare affari con coloro che non hanno caterve di morti sulla coscienza, da Lockerbie alle bombe arafattiane in giro per l'Europa. Berlusconi doveva ricordare al Colonnello Gheddafi che l'occidente ha prodotto qualcosa di più delle sue tende da cammello, che da noi c'è la separazione di stato e moschea e che non può minacciare di morte Israele. Ma è forse più penosa l'ipocrisia dei moralizzatori e dei felloni che gridano allo scandalo. Per la vicepresidente del Parlamento, Rosy Bindi, le parole di Gheddafi sono ''una nuova umiliante violazione della dignità delle donne italiane''. Dov'erano questi super indignati quando l'Italia faceva affari con Saddam Hussein e in Iraq si defloravano le donne sciite e si gettavano vivi i bambini nelle fosse comuni? Di diritti umani chiede che si parli Amnesty International, a cui i diritti umani stanno così poco a cuore che nel 2006, l’anno della seconda guerra del Libano, ha prodotto più documenti contro Israele che sul genocidio in Darfur. Tra l'Italia e la Libia ci sono decine di miliardi di dollari di scambi commerciali, da Eni a Finmeccanica, che in un paese economicamente depresso come l'Italia valgono più delle chiacchiere di qualche politicante ben pagato. I nostri rapporti economici con Tripoli non sono poi viziati dalla stessa falla morale che pesa su quelli con Teheran: Gheddafi non sta per diventare una potenza nucleare che può polverizzare Israele. Peggio della spregiudicatezza di Berlusconi è l'indignazione selettiva delle prefiche umanitarie.

di Giulio Meotti

Voglio una Soda

Il boicottaggio d'Israele funziona: il danno all'economica israeliana è ingente. La Norvegia ha disinvestito da Africa-Israel e Danya Cebus, due colossi israeliani. A marzo la Svezia ha abbandonato la Elbit Systems, perché ha preso parte alla barriera difensiva israeliana. Lo stesso ha appena fatto la Deutsche Bank. La città di Parigi ha voltato le spalle alla Soda Club. L'azienda ferroviaria francese Veolia è uscita dal progetto ferroviario di Gerusalemme. E la catena americana Olympia Food Co-op ha portato via le merci ebraiche dagli scaffali. Ho voglia di una Soda.

di Giulio Meotti

Quel pallone gonfiato di Franzen

Il "più grande scrittore americano vivente" e bla bla bla bla bla bla, come è stato definito Jonathan Franzen, ha appena detto che "la destra americana ha reso triviale la parola libertà". Un po' di tempo fa aveva fatto sapere che "George W. Bush e Dick Cheney hanno devastato il Paese". Di sue sciocchezze sulla "democrazia elettronica" e la "banalità della televisione" se ne ricordano tante. Nel suo nuovo acclamatissimo romanzo ci sarebbero molte frasi puerili sul global warming, sul capitalismo "crudele", sui repubblicani, sulla Halliburton, sull'Iraq e perfino su Leo Strauss. Intanto Obama si è portato in vacanza il romanzo, anche se per il grande Harold Bloom, Franzen è un pallone gonfiato della critica letteraria militante. "Freedom" sarà pure un bel romanzo, ma Franzen ha tutta l'aria di essere un discreto lestofante. Forse in autunno sarà meglio leggersi le lettere di Saul Bellow.

di Giulio Meotti

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