Il premio Pulitzer Charles Krauthammer spiega chi ha scatenato la crisi fra Israele e Stati Uniti. La risposta è breve: Obama.
Mentre la comunità internazionale si indigna per gli insediamenti, in Israele si muore per terrorismo. Un razzo ha centrato un kibbutz e ucciso sul colpo un operaio immigrato thailandese. A Gaza, che era un grande insediamento di frutta e verdura, oggi si producono soltanto missili e odio.
Orlando Zapata era un semplice muratore, una figura assolutamente di secondo piano del movimento anticastrista. Ma, dalla sua morte avvenuta in carcere, si è trasformato nel nuovo simbolo del dissenso cubano. Guillermo Farinas è uno psicologo in pensione e uno sconosciuto giornalista indipendente. Lo sciopero della fame lo sta uccidendo. Non cercano la “muerte valiente”, la morte eroica, i nuovi dissidenti cubani. Vogliono soltanto aprire Cuba alla democrazia e a una pacificazione non violenta. Sembra impossibile che si muoia ancora di comunismo ai tropici. Eppure è così. L’ultimo rapporto di Human Rights Watch stima in duecento il numero di prigionieri di coscienza nel Gulag castrista. Altri moriranno se la prigione del dittatore malato non si aprirà prima. Rischia il dottor Biscet, eroico medico nell’isola dove ci sono più aborti che nuovi nati. Il regime castrista è una caricatura fuori dalla storia e sembra avere come unica funzione quella di ricordarci quanto odioso sia un sistema politico-ideologico che nega il diritto alla libertà di parola, alla libertà religiosa e addirittura il diritto alla vita. “Per anni mi hanno tolto la vista del sole, talvolta il sole me lo immaginavo nero”, ha scritto il defunto dissidente Mario Chanes de Armas, compagno di Fidel durante l’assalto alla caserma Moncada, poi diventato il più longevo prigioniero politico del mondo sotto il regime castrista. Per troppi cubani il sole è ancora nero.
Dove sono tutti i nostri sofisticatissimi intellettuali, così pronti all'indignazione per la proibizione dei minareti in Svizzera, ora che a Gerusalemme c'è aria di violenze perché Israele ha ricostruito una sinagoga lì dove c'è sempre stata e senza intaccare una sola pietra araba? E perché nessuno ha avuto il coraggio di denunciare l'istigazione all'odio del leader di Hamas, Mahmoud al Zahar, il quale ha detto che "voi ebrei siete destinati ad essere distrutti, avete fatto un patto col diavolo e con la distruzione stessa, proprio come la vostra sinagoga”? A leggere i commentatori italiani sembra che la sinagoga Hurva di Gerusalemme sia implosa, caduta in rovina, misteriosamente. Ma nel farla invece saltare in aria nel 1967, il comandante giordano proclamò: “Per la prima volta in mille anni non rimane un solo ebreo nel quartiere ebraico”.

"Spiacenti, ma l'ingresso non è consentito a cani e israeliani". E' questo il messaggio che è possibile trovare su numerosi negozi di Petra, città turistica della Giordania, una delle sette meraviglie del mondo, protetta dall'Unesco, tesoro di uno dei paesi arabi che in teoria avrebbero fatto la pace con Israele. E' così che gli esercizi commerciali accolgono i turisti stranieri, tra cui anche israeliani, e tanti italiani, che si recano a Petra per visitare il suo sito archeologico rinomato in tutto il mondo. A denunciare la presenza di questi cartelli sono stati proprio alcuni israeliani.
"In questa guerra, la sola arma di cui dispongono i palestinesi è il terrorismo. È un’arma terribile ma i poveri e gli oppressi non ne hanno altre. Il principio del terrorismo è il seguente: bisogna uccidere"
Jean-Paul Sartre sulla strage di israeliani alle Olimpiadi del 1972
Un genocidio dimenticato e negato, il primo del XX secolo, riportato alla luce da una storica risoluzione statunitense che riconosce la natura di “genocidio” del massacro degli armeni tra il 1915 e il 1916. Fu l’"assassinio di una nazione", come ebbe a definirlo l’allora ambasciatore americano a Costantinopoli, Morghentau. Gli italiani dovrebbero averne particolare memoria, perché fu Giacomo Gorrini, console italiano a Trebisonda, a raccontare che migliaia di armeni morirono su enormi barconi fatti affondare al largo della città. Centinaia di persone incatenate, vive o morte, gettate nell’Eufrate. A seconda delle stime, ci furono tra 600 mila e 1 milione 500 mila vittime. I sopravvissuti furono ridotti in schiavitù e obbligati a convertirsi all’islam. Il libro a mio avviso più bello è di Edgar Hilsenrath, scrittore ebreo sopravvissuto all’Olocausto, autore di “La fiaba dell’ultimo pensiero” dove racconta la storia dimenticata del Metz Yeghérn, il Grande Male, lo sterminio del 1915. Le orde fanatiche dei musulmani si gettarono sopra i cristiani di oriente, sopra i figli della nazione armena, cattolici e scismatici, portando tra di loro la strage e la morte. Scopo finale era quello di sradicare il cristianesimo dall’impero della mezzaluna. Gli armeni inermi vennero sgozzati barbaramente, in gran numero. Non trovavano aiuto da nessuna parte, non ricevevano soccorso. Le potenze europee non se ne curavano. Oggi l'Europa deve fare i conti con il Grande Male se vuole capire il cuore di tenebra della Turchia. Il meccanismo della "soluzione finale armena" era impeccabile. Prima toccava agli uomini, raggruppati, deportati e uccisi. Poi le donne, i vecchi, i bambini, avviati versi i campi della morte nel deserto siriano. Gli scampati fuggirono per il mondo, in una diaspora ignorata. Non sazia del genocidio, la Turchia nel 1942 impose una spietata legge tributaria ai cittadini turchi non musulmani - greci, armeni ed ebrei - una tassa straordinaria talmente elevata che molti non furono in grado di pagarla. Chi non pagò fu deportato sui monti di Erzurum, capitale dell’Anatolia orientale, a duemila metri di altitudine. E lì, in pieno inverno, venne costretto a spalar neve nel gelo. Morirono a centinaia di freddo e fatica. Ci furono gli armeni sgozzati a Ak-Hissar, le barbare esecuzioni a Bitlis, a Sasun, a Trebisonda, a Erzurum, la speciale pulizia etnica riservata alla Cilicia, lo sterminio di massa nell'Anatolia, il massacro di madri e figli nel cortile della scuola tedesca di Aleppo, gli orfani rifugiati nel Caucaso e buttati nei fiumi come inermi palloncini. Lungo è l'elenco di questa anticipata Shoah. Vergogna che non si abbia ancora il coraggio di gridarne la verità.

Durante la settimana del boicottaggio universitario di Israele, a Gerusalemme è stato esposto al pubblico il manoscritto originale della teoria della relatività di Einstein presso l'Accademia israeliana delle scienze, boicottata in questi anni assieme a molte altre facoltà israeliane. E' la prima volta che il manoscritto è esposto al pubblico nella sua totalità e fu donato da Einstein all'Università ebraica di Gerusalemme. Un consiglio per gli odiosi boicottatori e i perfidi fanatici: adesso boicottate Einstein (nella foto con quel "criminale di guerra" di David Ben Gurion).
In Nigeria, il giorno dopo il massacro che ha lasciato a terra centinaia di cristiani uccisi, hanno trovato anche molti corpi di bambini assassinati a colpi di machete. Il più piccolo aveva tre mesi. Il villaggio di Zot a maggioranza cristiano non esiste più. La miglior analisi è questa.