L’ozio toscano di Renzi

Unica consolazione per Renzi in una stagione di cocenti sconfitte è quella di potere sorseggiare gli ottimi rossi autoctoni del suo terroir

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Renzi con Jack Ma, ad di Alibaba prima dell'inizio del G20 Summit a Hangzhou (foto LaPresse)

Dal tavolo da gioco della politica stavolta Matteo Renzi è uscito sbancato. Come un tipico giocatore d’azzardo strasicuro sempre delle sue scelte ha puntato tutto sulla ruota del Sì mentre la pallina della roulette si è fermata su No. Game over, almeno per ora, per uno dei più giovani politici della storia italiana che ora avrà molto tempo di pensare ai troppi errori commessi insieme al suo modesto, sul piano professionale, Giglio magico. Unica consolazione per Renzi in una stagione di cocenti sconfitte è quella di potere accompagnare il suo ozio toscano con sorseggiate di ottimi rossi autoctoni del suo terroir. Si comincia con un Sassicaia 1985, la migliore annata di sempre, della tenuta San Guido a Bolgheri che può sfiorare i quattromila euro la bottiglia, per proseguire con un Masseto 2001 della Tenuta dell’Ornellaia che vale circa 800 euro e chiudere con un Tignanello del 1971 della cantina Antinori in vendita per poco meno di mille euro. Un trittico di SuperTuscan capaci di lenire qualsiasi ferita del corpo e della psiche. Infine in un crescendo di profumi l’ex Premier potrà aprire una bottiglia dello storico Casanova di Neri Tenuta Nuova Brunello di Montalcino 2001, il miglior vino dell’anno nel 2006 per Wine Spectator, che si trova a circa 160 euro la bottiglia una campione in purezza del vitigno autoctono per eccellenza della Toscana, il Sangiovese. Negli ultimi tempi, poi, il doppio effetto dell’euro svalutato e dell’economia americana in buona ripresa ha favorito non poco le vendite statunitensi dei migliori vini toscani.

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